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Trasparenze contro eroi ed avvocati

Pino Musolino

LIVORNO – Il messaggio, duramente incazzato per dirla in termini forbiti, viene da Venezia: ma oggi potrebbe venire da ciascuno dei quindici sistemi portuali italiani. Scrive il responsabile dell’AdSP dell’Adriatico Nord Pino Musolino: “Le gravi inesattezze riportate da alcuni quotidiani locali veneziani mi costringono a intervenire per difendere il mio buon nome e la mia onorabilità, oltre che il buon operato di questa amministrazione. Le acquisizioni documentali operate dalla GDF la scorsa settimana negli uffici dell’Autorità sono relative a un’indagine in corso in un’altra città italiana, indagine che nulla ha a vedere con le vicende che hanno portato quest’estate al commissariamento dell’Ente. Ho sempre condotto il lavoro per cui sono stato nominato con trasparenza, correttezza e onestà, come è risultato dopo ogni controllo e ispezione fin qui operati. Purtroppo mi rendo conto che in questo territorio sono in atto pressioni pesantissime che hanno come obiettivo anche quello di colpirmi personalmente. Non sono per nulla intimidito da questi attacchi e ho tutta l’intenzione di ristabilire pubblicamente la verità fattuale e documentale”.

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Che ormai sia guerra senza esclusione di colpi anche per il bastone di comando nelle AdSP italiane è evidente. Ed è altresì evidente che nei porti gli imprenditori si trovino sempre più spesso costretti a ricorrere alla magistratura – quella amministrativa ma anche quella penale – in molti casi per mancanza di chiarezza nelle norme di governo del demanio, delle concessioni, della gestione. Fatta salva la buonafede di tutti – da entrambe le parti della barricata: e spesso anche questo è un esercizio di ottimismo: per dirla alla Voltaire, un esercizio da dottor Pangloss – da tempo gli osservatori non coinvolti nelle guerre partitiche sottolineano che la riforma della riforma portuale è metà abortita, lasciando una palude di norme che in parte si elidono o addirittura si scontrano, lasciando spazi indefiiniti (e spesso pericolosi) all’intervento delle varie magistrature. Che anch’esse possono sbagliare – errare è umano – oppure come ci ha dimostrato il caso Palamara, non sono poi così vergini da influenze come vorremmo. Scriveva Montesquieu che “non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il mantello della giustizia”. L’abbiamo già scritto un’altra volta: Summum jus, saepe summa injuria. Perché dove la legge è chiara è sempre più difficile dare spazio a contenziosi, cavilli, azzeccagarbugli. e non si perdono tempi biblici per difendersi o anche solamente per realizzare qualcosa di utile a sé e alla società. Anni fa ci fu una citazione celebre: beato quel Paese che non ha bisogno d’eroi (Bertold Brech). Io più modestamente aggiungerei: e che non ha bisogno d’avvocati.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
4 Novembre 2020

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