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Rif Line chiude l’anno con 38 milioni di euro

MILANO – Il 2020 ha lasciato un profondo segno rosso in tutti i settori, anche in quello della logistica, da sempre considerato alla base dell’economia di tutti i paesi. Secondo alcune stime di settore, in Italia la riduzione del volume dell’export ha causato un calo medio del settore di circa il 9,3%, nonostante nel secondo semestre si sia registrato un aumento delle merci trasportate di circa il 6%.

C’è, però, chi è riuscito a riorganizzare il proprio asset aziendale, sfidando con successo la crisi e tutti i problemi che questa comporta, riuscendo non solo a sopravvivere, ma anche a crescere. È il caso di Rif Line Group, società italiana di logistica internazionale, appartenente a un gruppo europeo specializzato anche nel cargo aereo, che ha chiuso il 2020 con 38 milioni di euro fatturato consolidato nel mondo (a fronte di 31 milioni nel 2019), 2 milioni di euro di utile consolidato (1,3 milioni nel 2019), quasi 16.000 TEUs trasportati via mare e 2,5 milioni di kg di merce via aerea.

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“La logistica è un settore in chiaroscuro, che presenta al suo interno situazioni molto distanti tra loro – spiega Francesco Isola, ceo di Rif Line Group -. Ad esempio, se parliamo di volume per il comparto del food o dei medicinali, notiamo una forte crescita di fatturato e di volumi trasportati. Diciamo che tra gli operatori della logistica, a fare davvero la differenza per la chiusura del bilancio è stata la tipologia di merci trattate. Noi di Rif Line siamo presenti in 7 Paesi del mondo, con corrispondenti in 52 Nazioni, trattando merci di varia natura, compresi i dispositivi per la protezione individuale. A fine marzo, ad esempio, abbiamo organizzato 5 charters straordinari con materiale sanitario”.

Archiviato il 2020, ora in molti si chiedono quale sarà il futuro della logistica nel 2021, tra restrizioni e paure di nuovi lockdown.

“Fare pronostici per il 2021 è molto complicato, poiché il livello di consumi della popolazione, e quindi la richiesta di prodotti, è fortemente influenzato dal loro livello di fiducia, quindi da quelle che sono le aspettative per il prossimo anno. – Prosegue Isola – Se la pandemia, come sembra probabile, dovesse perdere forza entro il primo semestre del 2021, possiamo aspettarci un rimbalzo rispetto a quello che è stato il 2020, se, invece, dovesse continuare ancora nel corso del prossimo anno, avremmo un rallentamento difficilmente recuperabile nel corso dell’anno”.

“Quello che possiamo prevedere, però, è che alcune aree diventeranno strategiche per il settore. – Conclude Isola – In particolare, la Cina, tra le grandi economie sviluppate, è stato l’unica ad aver registrato tassi di crescita positivi nel 2020 (6-7%). Oltre alla Cina, ci sono quei paesi che un po’ di settimane fa hanno stipulato un accordo di libero scambio, cioè Cina, ancora una volta protagonista, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Quell’area di mondo è stata strategica nel 2020 e con ogni probabilità continuerà ad esserlo nel 2021. Per quanto riguarda il Sud America, invece, dovremo osservare come reagirà il Brasile, che è stato il paese più colpito dalla Pandemia, bisognerà capire in che modo ne verrà fuori”.

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Pubblicato il
10 Febbraio 2021

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