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I tempi del pubblico e del privato

LIVORNO – So bene di non scrivere alcunché di nuovo: ma l’occasione del bando per le opere foranee e i dragaggi della futura Darsena Europa è un’altra occasione per confrontare i tempi delle urgenze pubbliche e di quelle private.

Certo, meritati i ringraziamenti qui a fianco a Guerrieri, Paroli e allo staff – aggiungo io alla dottoressa Macii che è tornata ad essere il supporto operativo di Guerrieri non solo per la Darsena – che hanno almeno varato una gara. Però della Darsena Europa, anzi della più grandiosa piattaforma, se ne parla ormai da oltre dieci anni. E tutto lascia temere che ce ne vorranno quasi altrettanti per vederla davvero operativa. Per la piattaforma poi, lasciamo perdere: ad calendas, ci facevano studiare a scuola.

In questo lasso di tempo che è successo nel privato? Le navi sono diventate Panamax e poi post-panamax, stanno abbandonando i combustibili fossili, hanno di fatto aperto la rotta polare, sperimentano l’opzione unmanned. Tutto a spese del privato, come ci ricorda Manuel Grimaldi con legittimo orgoglio. Con investimenti colossali.

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Rimaniamo più vicini. I terminal sono diventati immensi e immensamente attrezzati: a casa nostra sia il TDT che il Lorenzini macinano investimenti ma anche risultati. E l’ex palude dei gabbiani di Guasticce, considerata uno dei troppi sprechi di danaro pubblico per anni, oggi è “sold out” e cerca nuovi spazi. Dite che sono stati soldi pubblici, dalla Regione e ora dall’AdSP? Fatevi un giro dentro e date un’occhiata alle strutture realizzate dai privati: piccole e grandi imprese hanno creato in pochi anni una metropoli industriale e produttiva. E proprio in questi giorni parte un nuovo imponente step.

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Non intendo accusare. Solo constatare che con l’attuale burocrazia lo Stato – in tutte le sue accezioni del pubblico – è un freno anche nelle migliori delle intenzioni. Non ho certo io le ricette salvifiche, ma lasciateci almeno l’amarezza nel constatare che così il Paese resta indietro. E lo sconteranno i figli e i figli dei nostri figli.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
15 Dicembre 2021

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