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La lunga via per la VIA ancora da completare

Luciano Guerrieri

LIVORNO – Dunque, c’è la VIA, o quasi. La lunga, travagliata, per alcuni aspetti sconfortante storia del grande porto del futuro proiettato in mare aperto fuori dal porto del passato, ha fatto un passo avanti. L’euforia, dopo più di due anni di incertezze, è comprensibile simile: poi subentra il senso di realismo e adesso tutti aspettano di conoscere il testo delle prescrizioni, che condizioneranno il lancio dell’operativo sulle oltre cinquanta pratiche necessarie per mettere mano.

Il presidente 👤 Luciano Guerrieri è realista: 🗣️ “in questi giorni, forse già tra ieri ed oggi – ci dice – dovrebbe arrivarci un primo stralcio almeno ufficioso delle prescrizioni. Non siano degli illusi, siamo sicuri che dovremo procedere a qualche altro aggiustamento, forse in particolare per l’intervento a mare. E ogni richiesto aggiustamento richiederà a sua volta del lavoro per i nostri uffici, altro tempo. Ma siamo preparati: la strada maestra è stata imboccata, il lavoro svolto è stato tanto e ce ne sarà ancora, ma il parere positivo della Regione Toscana e quello oggi dei ministeri, sia pur condizionati, ci spronano ad andare a conclusione”.

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Guerrieri, Paroli e Macii, con Pribaz come supporto tecnico fondamentale, sono gli artefici dunque di un lungo percorso: lunghissimo, travagliato, reso difficile anche dall’ormai costante “ambientalismo NIMBY” che accompagna ogni scelta infrastrutturale, in questo caso in nome delle cozze. Il quintale e oltre di documenti prodotti da palazzo Rosciano per ottenere il via alla VIA riguarda per almeno la metà i veri tentati proprio in chiave di “salvaguardia” della situazione attuale. Che non è – e lo sanno tutti – assolutamente l’ideale per l’ambiente: che sconta il perenne inquinamento dalla foce dell’Arno e dell’Unione, che sopporta il fatale impatto della città, con quello in addendum dei traffici portuali e dei traffici del vicino aeroporto (ogni aereo che passa sulla verticale del porto in atterraggio o in decollo inquina come cento navi), che registra infine una corrente costiera lenta ma costante nella quale sono conferiti inquinanti raccolti da Civitavecchia in su. Far finta di ignorare queste realtà e condannare la costruzione del nuovo porto come se violassimo il paradiso terrestre, è una mistificazione senza scusanti.

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Risolto, come speriamo si possa risolvere in tempi ragionevoli, anche il caveat delle prescrizioni, rimane aperto il tema della gara: e chi sarà interessato alla gara per costruire e gestire la Darsena Europa.

Dall’inizio ad oggi si sono presentate svariate ipotesi, alcune delle quali malamente tramontate.

È ormai noto a tutti che alla base di una rapida soluzione c’è lo scontro tra i due gruppi big dell’armamento e del terminalismo, scontro sul quale forse non è ininfluente la politica, sia locale sia specialmente nazionale.

Il sindaco Salvetti ha auspicato – lo riferiamo in prima pagina – che lo Stato ritorni a mettere sul progetto i 300 milioni che mancano secondo i piani della parte pubblica. Forse però il vero tema non è quello delle finanze, con i fondi d’investimento oggi strapieni di soldi da far fruttare: il vero tema è quello dei tempi, perché tutto il Mediterraneo (per fermarci al nostro piccolo mondo antico) ferve di progetti di terminal portuali, e sono progetti che corrono. Da noi sembra invece trionfi la massima filosofica (certo filosofica, ma non adatta alla logistica) dell’imperatore Augusto: Festina Lente.

L’abbiamo studiata al liceo: “affrettati lentamente”.

Lasciamola ai filosofi: qui bisogna correre, correre e correre.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
20 Dicembre 2023
Ultima modifica
22 Dicembre 2023 - ora: 11:24

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