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Il bio-gasolio della raffineria ENI

Nella foto: La raffineria livornese ENI.

LIVORNO – Arriva dopo quelle della periferia di Venezia e a Gela, ma sarà la più prestante e la più moderna. Si parla molto in questi giorni della conversione in bio-raffineria del vecchio e da anni fermo impianto dell’ENI a Livorno, dove di recente c’è stata la cerimonia della prima pietra per quello nuovo. 

Da parte livornese, c’è sollievo per la nuova realtà che ha garantito il reimpiego dei circa mille lavoratori – 400 diretti, il resto nell’indotto – a fronte delle precedenti ipotesi, che parlavano di un non meglio definito polo logistico, da qualcuno visto in concorrenza indiretta con l’interporto di Guasticce e i terminal portuali. La gran festa della prima pietra, con le Autorità regionali e locali schierate a cogliere gli applausi, non ha fatto dimenticare che l’autorizzazione unica finale – la VIA è stata ottenuta dopo alcuni mesi – è ancora da venire. La burocrazia delle carte non perdona.

La bio-raffineria produrrà 500 mila tonnellate all’anno di diesel biologico (olii vegetali idrogenati) ricavato da scarti di grassi animali, organico di rifiuti domestici e olii vegetali importati da piantagioni ENI in Africa. Secondo il direttore della raffineria di Livorno, che continuerà fino alla nuova fase solo come distributore di diesel importati – “a breve il personale sarà impegnato in progetti di riqualificazione in preparazione dei nuovi criteri operativi”.

La bio-raffineria dovrebbe cominciare ad operare nel 2027, con un investimento ad oggi previsto intorno ai 600 milioni di euro. Sarà anche un segnale di speranza per i motori diesel, che ancora sono la stragrande maggioranza in Italia specie per il trasporto pesante: il carburante prodotto a Livorno sarà infatti compatibile con tutti i motori a gasolio senza interventi sostanziali.

Pubblicato il
23 Ottobre 2024
Ultima modifica
24 Ottobre 2024 - ora: 12:22

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