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I DATI DEL 2024

Marevivo cancella da coste e spiagge 59mila chili di rifiuti

La mobilitazione contro le reti fantasma: raccolte 850 metri

ROMA. Cinquantanovemila chilogrammi di rifiuti raccolti da spiagge e coste, 850 metri di reti fantasma recuperate, più di cento quintali di pneumatici rimossi dai fondali, 2.400 fasci di Posidonia trapiantati (hanno assorbito fino a 8 tonnellate di CO2), 1.368 studenti coinvolti in progetti scolastici di educazione ambientale. Parlano le cifre per attestare l’impegno dell’associazione ecologista Marevivo che ha come presidente Rosalba Giugni e come segretaria generale Raffaella Giugni.

«Nel 2024 – dice Raffaella Giugni – abbiamo trasformato impegno civile e sostegno privato in risultati tangibili per l’ecosistema marino: per questo vogliamo condividere il nostro bilancio sociale, un documento che ci sta particolarmente a cuore perché non racconta solo numeri e risultati, ma parla della nostra passione e del nostro lavoro quotidiano a tutela del mare». Aggiungendo poi: «Tutto questo è stato possibile grazie alle persone, alle aziende e alle istituzioni che hanno sostenuto i nostri progetti e le nostre attività in difesa del mare e di chi lo abita». Anche perché – questa è la sottolineatura che dà senso all’azione – «ogni gesto conta e ogni persona può fare la differenza per la salvaguardia del mare e per il futuro di tutti noi»

La segretaria generale tiene a mette in evidenza proprio quest’aspetto: «Ciascun contributo, volontario o professionale, ha avuto un impatto tangibile, perché dietro ogni fondale protetto, ogni tratto di costa salvato, ci sono persone, volti, storie».

Marevivo – che nel 2023 si è trasformata in fondazione ambientalista trasformando l’onlus nata quarant’anni fa e rappresentandone la continuazione giuridica e ideale – ha operato in diversi territori: da Capo Milazzo a La Maddalena, dalla Gaiola alle Secche di Tor Paterno («insieme a enti gestori, scuole e pescatori») così da «rafforzare la governance ambientale e valorizzare il capitale naturale», segnala la direttrice Carmen Di Penta. A titolo di esempio concreto, ecco i riferimenti, da un lato, alla «prima immersione all’asciutto realizzata con visori per la realtà virtuale» (Oculus) nell’area marina protetta di Capo Milazzo e, dall’altro, alla nascita di Baia del Corallo, terzo centro di educazione ambientale in Sicilia, inaugurato nel 2024 vicino all’area marina protetta di Capo Gallo e Isola delle Femmine. «Proprio in questa direzione, dopo aver portato “Il mare a scuola”, la Fondazione sta gettando le basi per portare “La scuola al mare”, trasformando le aree marine protette in aule viventi dove formare i giovani alla sostenibilità e alla conoscenza del mare».

Risalba Giugni e Carmen Di Penta a una iniziativa di Marevivo

A dicembre, a conclusione della due giorni degli “Stati generali delle aree protette italiane”, promossi dal ministero dell’ambiente, –  viene ricordato nel bilancio sociale – Marevivo ha realizzato un flash mob consegnando a «parlamentari, senatori ed esponenti del governo» un documento contenente alcune proposte per «dare alle aree marine protette la stessa dignità dei parchi nazionali terrestri». Non solo: è stata suggerita «una collaborazione più stretta tra le scuole e le 30 aree marine protette e due parchi sommersi presenti in Italia»: c’è bisogno di prevedere «attività di educazione ambientale volte a dare alle nuove generazioni una formazione scientifica sul territorio».

È da aggiungere poi la campagna di sensibilizzazione dal titolo “Piccoli gesti grandi crimini”: nel mirino  l’abbandono di mozziconi di sigaretta e piccoli rifiuti nell’ambiente. Sono state coinvolte 22 città e distribuiti 100mila posaceneri tascabili in plastica riciclata riuscendo, secondo le stime di Marevivo, a evitare che venissero sparpagliati chissà dove per strada qualcosa come 4 milioni di mozziconi.

La sensibilizzazione ha riguardato anche i cosiddetti “Raee”, i rifiuti costituiti da apparecchi elettrici o elettronici: basti dire che solo «4 italiani su 10 sanno cos’è un “Raee” e che uno su cinque pensa che i “Raee” più piccoli «possano essere gettati nell’indifferenziata e che non rilascino sostanze tossiche». Il dossier di Marevivo segnala che nel 2023 sono state raccolte 349mila tonnellate di questa tipologia di rifiuti («equivalente a 990 Boeing 777 a pieno carico») e rappresenta «solo il 36% del totale che viene gettato», senza contare che «ogni batteria “Raeee” contiene circa 0,15 g di litio e metalli pesanti» e che a malapena una persona du tre riconosce la sigaretta elettronica come “Raee”. Attenzione, – viene fatto rilevare – «la dispersione di 7 tonnellate di litio ogni anno contribuisce all’inquinamento ambientale e alla perdita di risorse preziose».

Pubblicato il
21 Giugno 2025

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