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FABBRICHE

Pierburg in vendita, il caso arriva al tavolo del ministero

Sindacati e lavoratori chiedono garanzie per i 250 addetti: niente cessioni al buio

Lo stabilimento Pierburg (gruppo Rheinmetall) in via Salvatore Orlando a Livorno

LIVORNO. I lavoratori dello stabilimento Pierburg di Livorno ce l’hanno fatta: la loro mobilitazione e le iniziative delle organizzazioni sindacali sono riuscite a ottenere la convocazione del tavolo di confronto al ministero delle imprese e del Made in Italy. L’appuntamento è stato fissato per martedì 25 novembre. «Si tratta di un primo risultato importante, che conferma la determinazione e la compattezza dimostrata in queste settimane dalle lavoratrici e dai lavoratori», così dice Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil livornese.

Beninteso, la convocazione al ministero rappresenta un passo avanti importante sì, «ma non è sufficiente». Di cosa c’è bisogno? È necessario – dice Braccini – che «il governo, la Regione Toscana e le istituzioni locali assumano un ruolo attivo». Questo significa: a) vigilare sulla trasparenza dell’operazione; b) garantire che «non venga disperso un presidio produttivo strategico per Livorno e per il sistema metalmeccanico nazionale».

Il dirigente sindacale parte dal fatto che «lo sciopero di giovedì scorso ha registrato un’adesione massiccia», e questo – tiene a sottolineare – è stato un «segnale chiaro della consapevolezza e della volontà collettiva di difendere il futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento».

Tutto nasce dal fatto che la capogruppo Rheinmetall ha deciso una riconversione produttiva che centrerà le attività del gruppo nel campo delle produzioni militari, dismettendo la parte che si occupa di componenti per l’industria dell’auto, com’è appunto il caso di Pierburg e, nello specifico, per lo stabilimento livornese che dà lavoro a 250 persone. Il timore? Che Rheinmetall voglia semplicemente sbarazzarsi di questo gruppo di fabbriche senza badare tanto per il sottile e magari – dicono dal fronte dei metalmeccanici Cgil dando corpo alle paure degli operai – vendere tutto al primo fondo che capita, lasciando perdere ogni garanzia per i dipendenti.

Lavoratori, rappresentanza sindacale di fabbrica e organizzazioni territoriali chiedono («da mesi») chiarezza su:

  • le motivazioni del passaggio societario,
  • la presentazione di un piano industriale serio e dettagliato,
  • la garanzia di tutti i contratti e dei livelli occupazionali,
  • il rispetto delle norme contro il rischio di delocalizzazione.

Braccini tiene a mettere in risalto che «le lavoratrici e i lavoratori hanno già dato prova di responsabilità, accettando sacrifici e affrontando periodi di solidarietà: ora –  rincara – è indispensabile che anche l’azienda e le istituzioni diano risposte concrete, con impegni chiari e verificabili».

L’assemblea ha nei giorni scorsi approvato lo stato di mobilitazione permanente: almeno «fino a quando non sarà fatta piena chiarezza sul futuro dello stabilimento». Nel frattempo – come fanno rilevare in casa Cgil – è stato costruito il coordinamento nazionale con gli altri siti italiani del gruppo (a partire da Lanciano). Obiettivo: unire le forze e affrontare la vertenza in modo unitario.

Questo, spiega il leader della Fiom Cgil livornese, è «un passaggio fondamentale per garantire che la discussione non riguardi un singolo territorio, ma l’intera presenza industriale in Italia». Il fronte di lavoratori e sindacati mette al centro l’idea che «è necessario assicurare continuità produttiva, occupazionale e industriale»: il futuro della Pierburg – si ribadisce – non può essere deciso «senza il pieno coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze».

Pubblicato il
9 Novembre 2025

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