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LE PREVISIONI

«Dopo il 2025 dei dazi choc, il prossimo anno sarà nel segno dell’incertezza

Customs Support Group: 5 tendenze sul fronte dogana

ROTTERDAM. «L’incertezza rimarrà l’unica costante»: lo dice il “barometro” delle previsioni di Custom Support Group (Csg), che si definisce come «il principale “provider” indipendente europeo di soluzioni in ambito doganale e trade compliance. «Le tensioni geopolitiche, le dispute commerciali, le nuove normative e un’economia globale fragile continueranno a plasmare il commercio internazionale, cambiando al tempo stesso il ruolo della gestione doganale»: questo il “verdetto” relativo all’anno che sta per cominciare dopo che quello ormai agli sgoccioli è stato un susseguirsi di turbolenze, con «i dazi diventati un tema centrale in quasi tutti i settori».

«Con l’aumento delle barriere commerciali e la persistente volatilità geopolitica, il 2026 sarà l’anno in cui la gestione doganale passerà definitivamente da semplice attività amministrativa di back-office a leva strategica per la resilienza della catena logistica»: è questa la previsione di John Wegman, amministratore delegato di Customs Support Group: sono indispensabili dati centralizzati, una gestione proattiva dei dazi e una profonda esperienza doganale per «affrontare nuovi requisiti, interruzioni e rischi, e per garantire flussi transfrontalieri affidabili».

Csg indica cinque tendenze-chiave per il 2026. Le indica come sviluppi di mercato e cambiamenti normativi «particolarmente rilevanti per le aziende nel prossimo anno».

  1. Gestione doganale e delle competenze delle persone come vantaggio competitivo

Impossibile controllare o prevedere gli shock, ma si possono «costruire basi solide» così da «essere pronte quando arriveranno momenti di turbolenza». Per questo motivo la gestione doganale cambia identikit: rientra fra «le vere e proprie funzioni strategiche che occupano un posto ai tavoli decisionali». Da tradurre così: le decisioni su approvvigionamenti, cambi di fornitori, deviazioni delle merci dai percorsi già pianificati, modelli di costo di sbarco (“costi di importazione”) e strategie di risk management dipendono sempre più «dal giudizio degli esperti doganali in materia di origine, valorizzazione, classificazione, licenze, “duty engineering”, accordi commerciali e requisiti normativi». Questo significa che ci sarà «un aumento della richiesta di professionisti in ambito doganale nel 2026: le aziende dovranno investire in modo deciso nelle proprie capacità di gestione doganale, sviluppando competenze interne robuste e, al tempo stesso, collaborando con broker doganali affidabili o esternalizzando completamente le operazioni a professionisti qualificati per evitare rischi di non conformità, ritardi e sanzioni».

  1. Centralizzazione doganale e visibilità dei dati

La resilienza della catena logistica «dipende sempre più da tecnologie avanzate»: visibilità digitale, analisi predittiva, tracciamento in tempo reale e “dashboard end-to-end”. Sta di fatto che i dati doganali «restano l’anello debole»: la maggior parte delle aziende «non ha una reale visibilità sui propri dati doganali semplicemente perché sono distribuiti tra diversi broker, strumenti, formati e sistemi». Come ovviare? Mediante la centralizzazione doganale»: serve – si afferma – collaborare con un provider che garantisce copertura multinazionale, strumenti digitali avanzati o, ancora meglio, una soluzione di “torre di controllo” che «permette di raccogliere tutti i dati doganali in modo uniforme, arricchirli e integrarli nei sistemi aziendali».

  1. Complessità della compliance. L’ascesa delle barriere non tariffarie

Il 2025 è stato caratterizzato dai dazi, «ormai diventati una presenza costante». Nel prossimo anno cresceanno le barriere non tariffarie («in particolare attraverso la proliferazione di nuove politiche di conformità»).

  1. Gestione proattiva dei dazi: costruire un “duty playbook”

L’anno scorso molte aziende hanno operato «in modalità reattiva, adattandosi rapidamente ai nuovi dazi e agli shock di breve periodo». Per il 2026 occorre «un cambio di approccio: dalla reazione alla strutturazione». Cioè: non limitarsi più a g«estire i dazi, ma lavorare attivamente per ridurne l’impatto sull’intera organizzazione».

  1. Classificazione delle merci: le fondamenta della resilienza

In un contesto caratterizzato da «volatilità, sanzioni, guerre commerciali e frequenti modifiche tariffarie», occorre puntare su «una classificazione accurata»: in tal modo le aziende possono «valutare rapidamente l’impatto delle nuove misure e adattare con sicurezza le proprie strategie».

Conclusione: il 2026 sarà un banco di prova per la gestione doganale

Da cinque tendenze emerge «un punto fondamentale: la dogana non è più soltanto un’attività operativa, ma una leva strategica». Queste le parole di  John Wegman: «Chi oggi rafforza la propria organizzazione doganale renderà la propria azienda meno vulnerabile alle turbolenze politiche ed economiche. Le imprese che investiranno in personale qualificato, strutture chiare, dati centralizzati e strategie daziarie orientate al futuro otterranno un vantaggio competitivo nel 2026, a livello professionale, finanziario e organizzativo».

Pubblicato il
18 Dicembre 2025

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