Adelante, porto. Anzi no: meglio pian pianino, quasi fermo
Sembra che il mondo portuale livornese sia sotto una specie di sonno da ipnosi: di fatto, poco di quello che doveva essere fatto è stato fatto.
Brutto gioco di parole, ma è la verità: il porto ha perduto l’opportunità di “grattare” qualche milione di più in Finanziaria (c’è riuscita Genova, che ha completato l’organico dell’Autorità di Sistema Portuale in tempo utile). Il porto continua infatti a zoppicare con un “buco” nella sua più importante poltrona dopo quella del presidente, ovvero lo scranno del segretario generale. Il porto non ha nemmeno completato il passaggio di consegne per il commissario governativo della Darsena Europa, con la nomina un mese fa del nuovo, ovvero del prefetto: per cui ancora opera e decide il commissario formalmente “scaduto” con la sua vice (Guerrieri/Madii). Il porto è in stand-by sulle aree che la magistratura d’Appello ha decretato essere state illegittimamente utilizzate nell’ambito della vicenda della concessione temporanea reiterata più volte…
Mi fermo, per pietà di patria, sulla mancata nomina del segretario generale. Secondo voci da Roma, sarebbe in pole position per la carica un candidato della Lega, l’avvocato Mancini: bravo avvocato, dicono, ma piuttosto digiuno dalle gestioni portuali. L’avrebbe vinta sul braccio-di-ferro con il candidato (o i candidati) di Forza Italia: secondo il manuale Cencelli tocca infatti ai due rami minori della coalizione governativa la poltrona livornese numero 2, dopo l’assegnazione della numero 1 al Pd.
Torna alla memoria una vecchia vignetta dei tempi di Craxi buonanima. Nihil sub sole novi…
(A.F.)











