«Grave infortunio nel cantiere della maxi-Darsena» ma è una simulazione
Esercitazione guidata da Authority e commissario, Occhio al problema dei 4 ponti che possono isolare il cuore del porto

L’esercitazione di soccorso nel cantiere della Darsena Europa: si finge che un lavoratore sia stato investito da un mezzo pesante e abbia riportato la frattura di una gamba
LIVORNO. La scena l’hanno vista chissà quante volte nei cantieri del Bel Paese: un lavoratore è stato investito da un mezzo operativo e ha riportato una frattura alle gambe. Ma siamo in uno spazio fisico che non è un cantiere qualsiasi: siamo «in testata della costruenda diga dell’opera di espansione a mare del porto di Livorno» – come recita la nota ufficiale dell’Authority livornese – e, meno male, stiamo parlando non d’un infortunio reale bensì di una simulazione per una esercitazione di soccorso in Darsena Europa.
All’esercitazione hanno partecipato il 118, i Vigili del Fuoco e le associazioni del terzo settore (Svs Pubblica Assistenza Livorno, Croce Rossa Italiana Livorno, Misericordia Livorno, Misericordia di Antignano e Misericordia di Montenero). L’hanno coordinata l’Autorità di Sistema Portuale e la Struttura Commissariale. Scopo: testare la prontezza operativa del porto in caso di infortunio nell’area di uno dei cantieri più complessi della portualità nazionale in questo momento, verificando «la capacità di risposta di tutti gli attori coinvolti nella gestione di una emergenza portuale». Risultato: tutto è filato liscio, è la risposta che arriva da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale livornese.
La simulazione dell’infortunio sul lavoro e dei successivi soccorsi – viene sottolineato – ha visto il lavoro di squadra di tutti gli enti coinvolti: a cominciare dalle guardie al varco, che hanno agevolato l’ingresso dei mezzi di soccorso sino al cantiere, per finire con le guardie operative del cantiere, che hanno scortato i mezzi fino al luogo dell’incidente. I mezzi e il personale degli enti partecipanti sono «intervenuti tempestivamente, prestando le prime cure all’infortunato, che è stato poi trasportato fuori dal porto a bordo di un’ambulanza».

La simulazione di un infortunio sul lavoro durante la realizzazione della Darsena Europa
Però c’è un “però”, e bisogna spendere una sottolineatura: anche perché pochi giorni fa è stato ribadito che il canale dei Navicelli, per il quale inizieranno importanti lavori di risistemazione, avrà garantito l’accesso al mare. Giustamente: lungo la Darsena Pisana c’è un polo produttivo che è un tassello importante di quel distretto degli yacht (soprattutto grandi) che da Livorno a Viareggio, passando per il Canale pisano (e se vogliamo arrivando a nord fino al Golfo di La Spezia) è un posto unico al mondo. Non è una esagerazione: qui si concentra il meglio della produzione industriale di tutto il pianeta in questo campo, ed è incredibile che a presidio di questa “Maranello moltiplicata per 20” non si faccia nulla.
Cosa c’entra tutto questo con l’esercitazione-simulazione d’infortunio? C’entra, eccome. È passando dal varco portuale ai piedi del viadotto della superstrada Fi-Pi-Li che l’ambulanza ha avuto accesso alla vasca di colmata dove si sta costruendo la maxi-Darsena: c’è anche una strada di cantiere che sbocca sulla provinciale (la “224”) per Tirrenia appena a sud del ponte del Calambrone praticamente alle spalle della stazione ferroviaria di Livorno Darsena. Ma – e qui viene il punto – nel caso di passaggio di yacht, in quel tratto del vecchio Canale dei Navicelli che sta fra lo Scolmatore e la Darsena Toscana, sarebbero bloccati per il tempo che serve tutti e quattro i ponti levatoi/giranti. E, al pari di camion e auto, anche l’ambulanza sarebbe costretta a fermarsi. Finché è un braccio o una gamba rotta, importa relativamente. Ma se l’infortunio fosse tale da mettere a repentaglio la vita? L’unica possibilità sarebbe l’elicottero.
Stiamo parlando già ora del principale terminal contenitori di uno dei principali porti del Paese, e quando l’espansione a mare sarà pronta?
Ovvio che la risposta non possa giocarsi se preferire il rischio di non far passare l’ambulanza (livornese) o lo strangolamento delle aziende (pisane). Anche perché c’è un aspetto che dice quanto ridurla a tifoseria amaranto vs nerazzurri sia sciocco: l’industria numero uno che ha bisogno di sbocco a mare dal Canale dei Navicelli è in territorio pisano ma è livornese (Gas & Heat della famiglia Evangelisti).

Porto di Livorno: la zona a ridosso della Darsena Toscana dove si concentrano quattro ponti levatoi e un sistema di “porte vinciane”
Fra lo Scolmatore (che ha salvato Pisa dall’alluvione pochi mesi fa)e la Darsena Toscana il Canale dei Navicelli diventa un canalettino largo 29 metri sopra il quale si contano, si diceva, quattro ponti levatoi o giranti. Quattro in 242 metri. Costati un visibilio: andatelo a chiedere alle ferrovie che si sono viste raddoppiare i costi dell’appalto per via del solo ponte ferroviario su questo corso d’acqua. Così scriveva la Gazzetta Marittima a più riprese nel corso dell’ultimo anno e anche in precedenza:
se la Darsena Europa si concretizzerà, difficilmente potrà continuare l’andazzo attuale: con il ponte che blocca tutto se sotto deve passare qualcuno. Facile la risposta: non facciamolo passare. Bisogna capire però che sul Canale dei Navicelli e nella Darsena Pisana si sono insediate industrie, soprattutto cantieri navali, che hanno bisogno di uscire in mare.
Aggungendo poi:
a ogni passaggio di qualcosa bisogna alzare sia il ponte della statale per Tirrenia sia quello della linea ferroviaria verso la banchina come pure il ponte di via Mogadiscio là in basso e quello del viadotto là in alto. Una follia, e ora è nulla: anche perché questo è l’accesso alla futura Darsena Europa e ai traffici che prenderanno il posto dei container in Darsena Toscana. Già adesso, in caso di ponti alzati, il cuore del porto è isolato: emergenze comprese.
E ancora:
Chissà cosa accadrà all’andirivieni da/per la futura Darsena Europa, con il triplo dei container ora in Tdt e un indice di inoltro via ferrovia almeno doppio di quello attuale. Cioè con un numero di treni-container quadruplo o quintuplo di quanto avviene adesso: se le cose dovessero rimanere come adesso, i treni indirizzati sulla (futura) “alta velocità delle merci” e con le tracce orarie ridotte a una babele perché inoltrati quando possibile in quanto c’è il ponte alzato. E solo per parlare di treni, ai camion penseremo la prossima volta: basti dire che ogni giorno, entrano/escono solo per il traffico ro-ro 1.340 camion e solo per il traffico auto nuove 1.400 veicoli…
La soluzione c’è: un nuovo ponte sopra lo Scolmatore per consentire che yacht della grande nautica pisana e serbatoi di Gas & Heat sbocchino in mare passando dalla foce armata di questo canale al confine fra Livorno e Pisa. Da ultimo ne ha parlato il presidente dell’Authority, Davide Gariglio, al ministro Matteo Salvini nel giorno del sopralluogo al cantiere della maxi-Darsena ed è stato in ballo anche alla recentissima inaugurazione dei lavori al Canale dei Navicelli alla presenza del viceministro Edoardo Rixi. Ma, posso assicurarlo per contatto diretto, al ministero lo sapevano fin dai tempi del ministro Graziano Delrio, dieci anni fa. E magari perfino prima.
M.Z.











