Toremar, uomini e navi di domani per far da “ponte” con 7 isole meno isolate
Questa è la storia di un bando (ma anche di traghetti e traghettatori)

Traghetto della lotta Torenar
LIVORNO. Calato il silenzio, dopo quasi due anni di contraddittorio tra Regione e gruppo Onorato sulla scadenza della concessione alla società dei traghetti toscani Toremar, stanno di nuovo cominciando ad affiorare gli interrogativi sulla conclusione della gara. Due volte rinviata, due volte radicalmente modificata, la gara sembrerebbe ormai avviata su un binario più ragionevole di quello avventatamente proposto all’inizio (i famigerati “tre àmbiti”).
La nuova scadenza è alla fine di quest’anno ed è difficile ipotizzare che a qualcuno venga in zucca di ributtare all’aria le cose. Anche perché la Toremar non è solo un insieme di navi e di marittimi, ma il principale “ponte” tra la costa toscana e le sue sette isole (per alcune di esse, come la lontana Capraia, l’unico ponte).
Per arrivare alla definizione di una serie di parametri più logici, abbandonando via via negli anni esperimenti non sostenibili o velleitari (anche un collegamento con aliscafi privati su Capraia, in cambio di un terreno edificabile sull’isola) c’è stato un lungo lavoro a partire dal 2009 quando andò in frantumi il gruppo pubblico Tirrenia di Navigazione, generando le quattro regionali tra cui appunto la Toremar.
Il “pacchetto” toscano fu messo in mano al comandante, già ufficiale di marina ed espero di programmazione, Angelo Roma. Il lavoro di Roma non era quello di restare per sempre, ma di fare da “traghettatore” tecnico entro il 2011. Al fine di preparare l’azienda alla cessione, in sinergia con l’assessorato alle infrastrutture e mobilità della Regione Toscana, sono stati portati a termine tre interventi cruciali:
- curare la manutenzione più completa delle navi per renderle più sicure e moderne;
- tenere i bilanci in attivo, dimostrando che la società ben gestita poteva guadagnare bilanciando linee sociali con quelle più remunerative;
- preparare tutte le documentazioni necessarie per la gara di vendita, senza mai fermare i viaggi verso le isole.

Angelo Roma è stato presidente della compagnia Toremar
Nel 2011, la gara predisposta da Roma e dai suoi della Regione fu vinta, come noto, dal gruppo Moby famiglia Onorato). Il patto era chiaro: il privato avrebbe ricevuto circa 13 milioni di euro l’anno dalla Regione, ma in cambio doveva garantire il posto di lavoro ai dipendenti con un contratto dignitoso che ne riconoscesse i sacrifici e progressivamente doveva aggiornate i traghetti, sostituendo i più vecchi.
A gennaio 2012, il passaggio ufficiale di Toremar (acronimo di Toscana Regionale Marittima) divenne ufficiale. Angelo Roma, secondo gli accordi, è rimasto come presidente solo per pochi mesi, fino ad aprile, giusto il tempo di concludere il trasloco definitivo dalla mano pubblica a quella privata. A conferma dell’attenzione della società nei confronti del proprio personale, uno degli ultimi presidenti è stato Stenio Montomoli, sindacalista marittimo (oltre che apprezzato scrittore di polizieschi sul territorio etrusco).
Il successo dell’operazione Toremar – si sottolinea oggi – non viene misurato semplicemente in profitti o consensi, ma prima di tutto nel fatto che il servizio non si è mai fermato. Per le comunità insulari, questa è l’unica metrica che conta davvero. E all’impegno degli uomini che hanno consentito il passaggio alla gestione privata si è aggiunto oggi anche quello degli equipaggi – dai comandanti all’ultimo garagista – spesso diventati amici ed anche aiuto reale per gli isolani. Significativo il passaggio dell’ammiraglia della flotta, il grande traghetto “Montomoli” sulla linea più disagiata e impegnativa, anche se la nave viaggia, in tempi fuori stagione turistica, con solo una dozzina di passeggeri sugli 800 che può imbarcare.
Rimane formalmente aperto, a questo punto, il tema del rinnovo delle navi più vetuste. Toremar ha annunciato di avere in corso trattative che dovrebbero concludersi entro l’anno; ma con l’impegno altrettanto importante di curare preparazione e buona volontà del personale. Perchè le migliori navi del mondo non sono che strumenti e le loro qualità emergono solo che chi le utilizza sa farlo con capacità e dedizione.
(A.F.)











