Avanti adagio, quasi indietro
Cominciamo pure dalla fine del mio piagnisteo: non so bene di chi sia la colpa, ma il silenzio delle istituzioni locali non depone certo a nostro favore. I fatti sono da piangerci sopra: da un anno o quasi l’Authority livornese è di fatto senza governo, con un presidente che da commissario aveva almeno qualche potere ma adesso, finalmente insignito della massima carica, senza segretario generale (e senza che il comitato di gestione sia convocato) non può ancora funzionare a pieni giri come sarebbe indispensabile
Ci deve consolare che almeno un’altra mezza dozzina di Autorità di sistema sian nelle stesse ambasce? Ci deve consolare la divertente ma stravagante immagine del presidente della Repubblica che fa l’aiuto-tranviere nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi? Ci deve consolare che sul famigerato nodo stradal/ferroviario/vinciano del Calambrone la Regione abbia preso la storica, lungimirante decisione di battezzare il futuro viadotto risolutivo con il nome del granduca Cosimo? Niente soldi, niente progetti, tempi storici ma Alleluia: c’è già il nome…
In un Paese Normale il mondo dell’economia, che sulla logistica veloce ed efficiente punta da sempre in chiave prioritaria, dovrebbe già aver fatto a Livorno dieci Askatasuna. Invece nessuno fiata. Si conferma il vecchio, amaro epiteto: “questo di Livorno è il porto / o piove, o tira vento / o sòna a morto”. Preferite l’ironico ordine in chiave di plancia: “Avanti adagio, adagissimo, quasi indietro”? Pensare che fummo il primo porto del Mediterraneo, il primo d’Europa per i teu, la patria di uomini come Italo Piccini, Tito Neri, Franco Cecchetti, Nereo Marcucci. Amen. (A.F.)











