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REGIONE TOSCANA

«Cara ministra, intervenga presto: il sistema moda è in crisi»

Lenzi: cassa integrazione in deroga per tutto il 2026, poi altre due idee

Alberto Lenzi assessore al lavoro della Regione Toscana

«Le scrivo, su mandati della commissione politiche del lavoro e formazione professionale della Conferenza delle Regione e delle Province autonome, per rinnovare la richiesta di proroga per l’anno 2026 del trattamento di integrazione salariale in deroga in favore delle imprese della filiera (industrie tessili, abbigliamento, calzature, pelletteria e conciario)». La firma in calce è quella di Alberto Lenzi, assessore al lavoro della Regione Toscana che di quella commissione è coordinatore: indica la crisi del sistema mode e scrive alla ministra Elvira Calderone per chiederle di guardare in faccia i colpi di questa crisi.

Come risolverla? Lenzi mette giù tre indicazioni:

  • cassa integrazione in deroga prorogata a tutto il 2026,
  • ampliamento della platea di Codici Ateco destinatari delle misure di sostegno,
  • un tavolo permanente congiunto con Regioni e Inps per individuare proposte condivise per il rilancio dell’intera filiera.

Vale la pena di dare uno sguardo a quel che dicono le cifre elaborate dall’Irpet in questo campo: a dar retta a questi dati, nel 2025 la cassa integrazione in deroga «ha riguardato 8.527 dipendenti medi mensili di tutte le lavorazioni del settore moda». Per la gran parte nella filiera della pelletteria e del lusso («ben 6.412»): conta il 42% del reparto moda in termini di addetti ma qui si concentra la cassaintegrazione, cioè il 75% della cassa integrazione  del comparto. Non è tutto: la Regione Toscana qui cita «analisi di fonte sindacale» per segnalare che «nel 2024 su circa 6mila licenziamenti economici nel manifatturiero regionale, 4mila avrebbero riguardato le filiere della moda».

L’assessore regionale non è tipo da girarci intorno: «La crisi in tutto il Paese rischia di aggravarsi sempre di più e anche in Toscana, pur tra segnali di rallentamento della caduta, un’inversione di rotta non si vede». In ballo è il richiamo a dati Istat e Inps che parlano di segnali per nulla incoraggianti: anzi, a dirla tutta si prevedono «risultati economici peggiori rispetto al biennio precedente» con «aspettative prudenti di ripresa, indebolimento delle esportazioni e un ricorso crescente agli ammortizzatori in diversi segmenti, con ricadute dirette su imprese e livelli occupazionali».

Lenzi parla dell’esigenza che arrivi «una decisa scossa». Una scossa che, a giudizio dell’assessore toscano, «deve andare in una duplice direzione»: per un verso, «misure di sostegno e accompagnamento in grado di evitare dispersione di competenze e perdita di capacità produttiva»; per l’altra, servono «interventi per innescare percorsi in grado di rafforzare produttività e competitività».

Pubblicato il
13 Febbraio 2026

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