Il ministero vuole tenere in pugno le università, da Pisa arriva l’alt
Il no unanime all’Anvur di nomina governativa. «Così si stronca la libertà del sapere»

Rettorato Università di Pisa
ROMA. La riforma del premierato che accentua i poteri dell’esecutivo e perimetra quelli del Quirinale, il peso dell’autogoverno della magistratura nei nuovi assetti della giustizia ora sottoposti al referendum, il tentativo del ministro della cultura di dettar legge nella nomina di chi deve guidare le istituzioni culturali in questa o quella città. Al puzzle del rafforzamento dei poteri dell’esecutivo si aggiunge ora un ulteriore tassello, solo che al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori non se parla granché: è il nuovo regolamento relativo a struttura e funzionamento dell’Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. In concreto, «la nuova normativa prevede, di fatto, che sia il ministro a scegliere i componenti del direttivo Anvur, a partire dal presidente», come sottolinea una delibera che il Senato accademico dell’Università di Pisa ha approvato all’unanimità alzando il velo su questa vicenda. Lo fa manifestando «viva preoccupazione e ferma contrarietà rispetto all’imminente entrata in vigore» di tale regolamento.
«Con tutta evidenza, l’assetto che si profila costituisce un “vulnus” sostanziale all’autonomia universitaria, principio cardine del nostro ordinamento costituzionale», viene sottolineato da questo che è l’organo di governo supremo delle università del nostro Paese in fatto di didattica e ricerca. «L’esplicita subordinazione delle attività dell’Anvur agli indirizzi politici ministeriali – dice il documento approvato dal vertice dell’ateneo pisano – non può che comportare una minaccia allarmante alla libertà della ricerca pubblica e, più in generale, all’indipendenza del sapere dal potere esecutivo di turno».
Questa mossa sullo scacchiere dell’Anvur sembra nella stessa direzione di quella denunciata sul quotidiano “Domani” nell’autunno scorso: dalla commissione istituita nel 2024 dal ministero era saltata fuori l’ipotesi di dare al governo la nomina diretta di un rappresentante nei consigli d’amministrazione degli atenei insieme a due esponenti di analoga nomina politica ma da parte degli enti locali. Insomma, «una bozza destinata a cambiare l’equilibrio tra accademia e politica».
In cambio la nomenklatura accademica avrebbe l’allungamento del mandato dei rettori da sei a otto anni e un qualche margine di manovra per arrivare alla rielezione. A ciò si aggiunga che «direttori generali e di dipartimento verrebbero agganciati al ritmo del rettorato». Tradotto: la blindatura fino a 16 anni di durata per gruppi inevitabilmente di potere.











