In arrivo dall’Egitto un fiume di pomodoro a basso costo (e minor qualità)
Gli industriali del settore: tutelare il prodotto e il nostro export, ok l’iniziativa di Carloni
NAPOLI. Nella seconda metà dello scorso anno per i derivati di pomodoro l’export dall’Egitto verso il mercato europeo ha fatto un balzo dell’85,8%. È un settore economico che l’Italia deve difendere perché il nostro Paese è «il secondo trasformatore di pomodoro al mondo, dopo gli Usa e prima della Cina, con un fatturato di 5,5 miliardi di euro, di cui oltre il 50% derivante dall’export». E non è tutto: il nostro Paese è anche «il primo produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale che rappresentano l’emblema della cucina italiana nel mondo».
A metterlo in evidenza è l’Anicav, l’associazione che raggruppa gli industriali del settore conserve alimentari vegetali, sottolineando «con grande favore» l’importanza dell’interrogazione presentata da Mirco Carloni, presidente (leghista) della commissione agricoltura della Camera dei Deputati. Destinatari: i ministri Lollobrigida e Schillaci. Obiettivo: «tutelare la filiera italiana della trasformazione del pomodoro rispetto ai rischi connessi al crescente incremento delle importazioni di derivati del pomodoro provenienti dall’Egitto», spiegano dal quartier generale dell’Anicav.
L’organizzazione di categoria tiene a ribadire che «negli ultimi anni comincia a pesare la concorrenza di Paesi sia europei, ma soprattutto extraeuropei come l’Egitto, che stanno iniziando a produrre ed esportare le stesse nostre referenze (polpa e passata) a costi significativamente inferiori». L’associazione degli industriali conservieri chiede all’Europa «regole chiare alla messa in commercio di derivati del pomodoro a basso costo provenienti da Paesi che producono sotto le soglie minime di sostenibilità ambientale e sociale: è necessario introdurre vincoli di reciprocità, tutti devono avere e rispettare le stesse regole».
Lo ripete il presidente dell’Anicav, Marco Serafini: «Sul nostro sistema industriale grava una forte preoccupazione legata alla penetrazione dei mercati occidentali ed europei da parte di realtà che non possono vantare i profili di qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale ed eticità della produzione italiana, e che immettono sul mercato, soprattutto sotto forma di semilavorati, prodotti a basso costo che determinano fenomeni di concorrenza sleale, con il rischio concreto di compromettere le esportazioni italiane di qualità all’interno dell’Unione Europea e di danneggiare occupazione, consumatori, ambiente e stabilità del nostro sistema economico».
L’Anicav si fa portavoce delle aziende conserviere italiane segnalando che, «insieme ai produttori agricoli, sono da sempre impegnate ad offrire ai consumatori prodotti di qualità e sostenibili dal punto di vista ambientale, etico e sociale»: la coltivazione del pomodoro da industria, in Europa ed in Italia, è «sottoposta – afferma – ad una serie di regole che limitano l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti a garanzia della salute del consumatore e a salvaguardia dell’ambiente». Aggiungendo poi: «Naturalmente produrre in modo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che etico e sociale, ha un costo e tale costo sta facendo sempre più crescere il divario tra i nostri prodotti e quelli di altri Paesi caratterizzati da bassi costi di produzione e da scarsi standard etico-sociali ed ambientali».
Il pomodoro è una “commodity” e in un contesto sempre più globalizzato – dice Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav – la specificità e la qualità che, da sempre, ci ha contraddistinto rispetto ai nostri competitor non è più sufficiente a tutelare i nostri prodotti e la leva del prezzo diventa fondamentale: è indispensabile rafforzare la competitività del comparto italiano del pomodoro da industria, intervenendo su una serie di criticità esogene ed endogene che pesano negativamente sulla redditività e sull’efficienza della filiera».
È una questione che è stata posta all’attenzione del governo: l’Anicav dice di aver riscontrato «particolare sensibilità da parte del ministro Lollobrigida, da sempre vicino ai temi della difesa del Made in Italy e della valorizzazione del nostro pomodoro».











