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INEOS E INOVYN

L’uragano in arrivo sulla chimica: c’è da difendere il polo industriale di Rosignano

Dopo il pressing del sindacato la Regione Toscana convoca le aziende

Jim Ratcliffe, l’ingegnere-magnate britannico al timone del colosso Ineos

ROSIGNANO. «Non possiamo permetterci di intervenire solo a emergenza esplosa». Parte da qui Stefano Santini, segretario provinciale del sindacato di categoria Filctem Cgil, per dire che l’industria chimica europea è seduta su un vulcano per via delle difficoltà che su scala globale derivano dalla concorrenza di Usa e Cina anche in nome degli alti costi dell’energia: un allarme che da mesi suonano i sindacati e, su scala continentale, anche il magnate britannico Jim Ratcliffe, padre fondatore del gruppo Ineos: e proprio dallo stabilimento rosignanese di Ineos è partita in Toscana la mobilitazione delle organizzazioni dei lavoratori.

L’iniziativa ha avuto un primo approdo  nel segnale di attenzione da parte della Regione Toscana, che ha aperto un tavolo di confronto sulla questione chiamando a discuterne a Firenze, nella sede di Palazzo Strozzi Sacrati, i vertici dell’azienda e le organizzazioni sindacali. Non è una specifica crisi di una sola fabbrica, è uno scenario intero che rischia di saltare per aria come una polveriera: ma dopo le dichiarazioni di Ratcliffe sul rischio di crollo dell’industria chimica europea, gli occhi del sindacato livornese si sono appuntati logicamente sulle sorti del sito industriale di Rosignano Solvay che produce principalmente polietilene ad alta densità: Ineos, dunque, ma anche Inovyn. In effetti, erano presenti al tavolo le istituzioni (con il vicesindaco rosignanese Mario Settino), i sindacati e, appunto, i direttori degli stabilimenti Ineos e Inovyn.

Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani per quanto riguarda le crisi aziendali e i problemi del lavoro

«Un incontro costruttivo», si limita a dire Valerio Fabiani, consigliere delegato del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani sul fronte caldo delle crisi aziendali. «La prima riunione in forma plenaria – dice Fabiani – è stata l’occasione per ragionare su tutte le difficoltà che gravano sul comparto della chimica, anche a livello nazionale ed europeo». Il sindacato qui punta il dito: nel mirino i dazi, la concorrenza sleale (in particolare dalla Cina) e gli elevati costi energetici che penalizzano gli impianti produttivi presenti nel nostro Paese.

La fabbrica rosignanese di Ineos mette sul piatto della bilancia i suoi 400 addetti diretti (600 se si include l’indotto): è un presidio industriale fondamentale non solo per la Toscana ma per l’intero settore della chimica del Paese. Con la chimica a Rosignano non si scherza: qui ha una sede di tradizione secolare la multinazionale Solvay: stiamo parlando di una città di 30mila abitanti in cui quasi ogni famiglia ha un parente che lavora nel settore chimico.

Al tempo stesso l’impero chimico di Ratcliffe – 134° nella classifica degli uomini più ricchi del mondo secondo “Forbes” (e al secondo in Gran Bretagna dopo il finanziere Michael Platt), 16 miliardi dollari di patrimonio, azionista anche di grandi realtà sportive come il Manchester United nel calcio, il team Mercedes nella Formula Uno e la squadra Ineos Grenadier nel ciclismo – deve subire ora le difficoltà del declassamento del rating da parte di S&P che comporta stress finanziario e maggiori costi per interessi sull’indebitamento.

La Regione Toscana – parola di Fabiani – ha  preso l’impegno di «promuovere un incontro tra la società e il ministero delle imprese e del Made in Italy così da affrontare le criticità e capire come è possibile sostenere i progetti dell’azienda, al fine di difendere e rafforzare la continuità produttiva e tutelare i posti di lavoro».

Per il sindacato – che ha tenuto a mettere in risalto le profonde preoccupazioni del sindacato riguardo alla crisi della chimica europea e italiana – è fondamentale non aspettare che arrivi il ciclone con le lettere di licenziamento nella cassetta della posta: bisogna «anticipare le situazioni di crisi per salvaguardare l’occupazione e il futuro industriale del territorio», dice Santini, citando l’esempio francese come modello di intervento proattivo: lo stabilimento di Lavera è stato sostenuto con ingenti investimenti pubblici.

Cosa chiede nello specifico la Filctem-Cgil livornese alla Regione Toscana? Ad esempio, per dirne una, di «supportare l’accesso a finanziamenti per investimenti in decarbonizzazione e innovazione, elementi cruciali per il rilancio e la sostenibilità delle aziende». A questo vale la pena di aggiungere che sono state evidenziate «le criticità legate al costo dell’energia, il più alto in Europa, e l’effetto del sistema Ets (Emission Trading System) che, con l’aumento delle tasse sulle emissioni, favorisce l’importazione di prodotti meno sostenibili provenienti da Paesi extra-europei».

Il governo nazionale è chiamato in causa perché intervenga una buona volta per abbassare il costo dell’energia (e a prevedere tariffe doganali contro la concorrenza sleale). Resta un punto fermo e irrinunciabile per il sindacato: la tutela dell’occupazione. «Anche a questo tavolo lo ribadisco: non deve essere toccato neanche un posto di lavoro», questa la sottolineatura di Santini. Riguardo ai programmi di uscita incentivata annunciati da Ineos, il sindacato ha chiesto «massima chiarezza e trasparenza»: comunque eventuali uscite volontarie devono essere «compensate da nuove assunzioni per mantenere inalterato il livello occupazionale».

«Non è con il taglio di due o tre posti che si risolvono i problemi, ma con investimenti e una strategia industriale chiara», dice l’esponente sindacale. Da un lato, offre «la volontà di proseguire il dialogo con le aziende e le istituzioni»; dall’altro, chiede «un impegno concreto e coordinato a livello locale, regionale e nazionale». Con uno scopo: costruire il modo che «garantisca la competitività del polo chimico di Rosignano e la salvaguardia dei posti di lavoro, trasformando le sfide attuali in opportunità di rilancio».

Pubblicato il
23 Febbraio 2026

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