Fermi nel porto di Genova centinaia di contenitori di prodotti alimentari vegetali
Spediporto: mancano strutture per i controlli, come affrontiamo l’emergenza

GENOVA. «Da alcune settimane nel porto di Genova non vengono convalidati i certificati sanitari per i prodotti alimentari vegetali congelati (come ad esempio, fragole, funghi, broccoli e carciofi)». Parte da qui Spediporto, organizzazione di categoria che all’ombra della Lanterna ha il proprio quartier generale, per dare voce alle denunce di «decine di importatori e spedizionieri». Tutto bloccato: il motivo? Dietro questo stop – viene sottolineato – c’è «la mancanza nello scalo genovese di strutture autorizzate secondo la normativa per ricevere questa tipologia di prodotti in caso di controllo accresciuto da parte del Veterinario di porto». Da tradurre così: «In mancanza di presidi fisici autorizzati per i controlli, l’Ufficio Veterinario non rilascia il nulla osta all’introduzione della merce sul territorio nazionale».
Il risultato che ha portato l’organizzazione di categoria a lanciare l’allarme è una situazione che «si è fatta giorno dopo giorno sempre più pesante, con ingenti danni per gli importatori»: la merce – viene messo in risalto – «anche se ferma, genera costi derivanti dalle soste prolungate in porto, senza contare i ritardi che si vengono a creare nel completamento della catena di distribuzione dei prodotti».
Non basta: da parte degli operatori viene manifestata preoccupazione «anche per i contenitori previsti in arrivo nelle prossime settimane che, a questo punto, non si sa che destino avranno».
Spediporto parla di «una vera e propria emergenza operativa». Con un doppio danno: da un lato, per i soggetti coinvolti c’è la perdita economica per lo stop; dall’altro, va considerato il prezzo che in termini d’immagine di affidabilità pagherà «il porto di Genova, il più importante scalo commerciale italiano». In tale direzione – viene fatto rilevare – sembra si stia orientando molti operatori che «stanno pensando (o lo hanno già fatto) di deviare lo sbarco dei prodotti su altri porti dotati di strutture adeguate e autorizzate».
L’associazione genovese ha preso contatto con l’Authority genovese di Palazzo San Giorgio perché intervenga: l’istituzione portuale ha replicato chiedendo ai terminalisti «l’impegno a dotarsi in tempi rapidi di strutture adeguate»: in tal modo si dovrebbe arrivare nei prossimi giorni a «un allentamento della tensione».
Ma c’è dell’altro, qualcosa che anziché risolvere i guai finisce per appesantire la situazione: non è affatto casuale ogni riferimento a «un arretrato consistente nelle pratiche di convalida dei “Noa”, pre notifiche di arrivo per altre tipologie di merce soggette al controllo veterinario»: si stanno chiudendo le pratiche del 25 febbraio 2026, viene segnalato da Spediporto. Non solo: c’è «un forte arretrato nel prelevamento di campioni per l’espletamento delle analisi», nella nota ufficiale si parla di «oltre 40 campioni di arretrato». Al tirar delle somme, la “montagna” degli arretrati è decisamente rilevante: «Sono oltre un migliaio le pratiche in arretrato per un valore complessivo di oltre 50 milioni di dollari», dicono da Spediporto, ribadendo che anche questo elemento «rende difficile il mantenimento della regolare operatività e mette in difficoltà spedizionieri e importatori».











