Hormuz e le mine fantasma

Cacciamine della Marina Militare britannica
Il dubbio, francamente, è venuto a parecchi: ma dove sono, se ci sono davvero, le micidiali mine navali che l’Iran avrebbe minato nello stretto di Hormuz? A incrementare le perplessità è arrivata una dichiarazione dell’armatore italiano Augusto Cosulich, tra i più impegnati nei traffici navali in Oriente grazie anche alla stretta collaborazione con il colosso cinese Cosco.
Riferendo del recente tranquillo passato di una delle sue navi nell’area marina sotto la sovranità dell’Oman –quella, appunto, che l’Iran ha sostenuto di aver minato – Cosulich ha detto testualmente con evidente area dubbiosa: «Ma le mine poi, ci saranno davvero? Fino ad oggi sono passate parecchie navi ma non ne è mai scoppiata una».
Cosulich ha sottolineato che le mine, anche le più sofisticate, non distinguono tra amici e nemici. E in realtà sono relativamente poche quelle che possono essere attivate da comandi esterni, con appositi tele gestiti da terra o dai natanti della cosiddetta “mosquito fleet” iraniana (quella di centinaia di piccoli veloci motoscafi fuoribordo che si confondono con le barchette dei pescatori locali).
Proprio perché la letalità delle vere mine è difficilmente controllabile, una eventuale e reale distribuzione nella strettoia di Hormuz sarebbe lesiva per lo stesso Iran e per i suoi più affezionati clienti navali, Cina in primo luogo. Sembra significativo anche che tra i tanti punti evidenziati dal tentativo di accordo Usa-Iran non ce ne sia alcuno che riguarda le mine. E gli stessi spazzamine italiani che sarebbero pronti ad operare in zona, al momento non sembrano granché sollecitati dagli Stati che gravitano su quelle acque.
Per concludere, tutte le guerre di tutti i tempi hanno largamente utilizzato, tra le tante armi, anche le fake news. Un vecchio proverbio toscano recita che “è meglio aver paura che toccarne”. Quindi il rischio non va sottovalutato. Ma…
(A.F.)











