Cosa ci fanno insieme il super-affare del petrolio, l’uomo più ricco d’Africa e una guerra che si riaffaccia

il magnate nigeriano Aliko Dangote, ritenuto l’uomo più ricco dell’Africa
Quando si ha a che fare con Aliko Dangote, l’uomo più ricco del continente africano, di nazionalità nigeriana e con un patrimonio stimato in quasi 52 miliardi di dollari, è difficile che i progetti non si realizzino. Il 24 settembre scorso è stato inaugurato un oleodotto che porterà il petrolio dal porto di Damerjog, nel micro-stato di Djiubuti, fino a Dewele, città etiope al confine, appunto, con Djiubuti.
L’investimento ammonta intorno ai 660 milioni di dollari, che verrà compiuto dalla statale Ethiopian Investment Holdings e la Dangote Group, e si concluderà in uno spazio temporale di circa 18 mesi.
La capacità di stoccaggio complessiva è di un milione di metri cubi, di cui 375mila presso il terminal di Damerjog, e il resto a Dewele. L’obiettivo è chiaro: sostituire il trasporto terrestre del petrolio necessario all’Etiopia con un metodo – quello della “pipeline” – assai più sicuro e celere (da cinque giorni a uno). L’Etiopia conferma così la sua preferenza assoluta verso l’uso di porti presso Djiubuti, visto che gli scali eritrei (Massawa e Assab) sono da tempo inutilizzati da Adis Abeba, a causa della costante conflittualità tra i due Paesi.
Il Djibouti Damerjog Industrial Park – questo il nome dello scalo di Damerjog – dista circa 30 chilometri dalla capitale Città di Djibuti, e vicinissima al confine col Somaliland, la regione indipendentista ancora appartenente alla Somalia, che Israele ha riconosciuto, il 26 dicembre del 2025, come stato indipendente. Lo scalo è stato pensato come un importantissimo polo per servire grande parte dell’Africa Orientale per lo stoccaggio di materiali petrolchimici, con un ponte di accesso al mare di 3 chilometri. Il terminal può ricevere petroliere di grande stazza contemporaneamente, ed è stato pensato per l’installazione anche di raffinerie di greggio, oltre che per la lavorazione e l’esportazione di gas naturale. Grazie a questo recentissimo porto – la prima struttura funzionante risale al 2017, il Damerjog Oil Terminal al 2020 – lo scalo di Doraleh è stato alleggerito dallo stoccaggio di prodotti petrolchimici, su cui Damerjog avrà il monopolio.
In questo faraonico progetto, però, si annidano insidie: da pochi giorni, il conflitto interno all’Etiopia – che era cessato nel 2022, con gli accordi di Pretoria – è ripreso in grande stile. Questa volta, però, il raggruppamento che intende defenestrare il presidente etiope, Abiy Ahmed, è composto da sette fazioni, fra le quali il Fronte di Liberazione del Tigrè, che hanno già raggiunto risultati militari molto significativi. Per esempio, hanno conquistato il controllo di tre aeroporti, fra cui quello della capitale del Tigré, Mekele, costringendo la compagnia aerea Ethiopian Airlines a cancellare i voli per il nord del Paese.
Questa prima avanzata militare ha incoraggiato i gruppi indipendentisti ad avanzare verso altre aree, come Afar e Amhara, dove, nella città di Waldiya, a 330 chilometri da Adis Abeba, si stanno registrando violenti confronti.
Il Paese, insomma, sta entrando in una spirale difficilmente prevedibile, anche perché l’eterno nemico rappresentato dall’Eritrea potrebbe essere il vero finanziatore della nuova offensiva. E l’Eritrea è un buon alleato dell’Iran, mentre l’Etiopia ha ottime relazioni con Israele…
Il gasdotto appena inaugurato, alla presenza dei presidenti dei due Paesi coinvolti, Etiopia e Djibuti, oltre che del miliardario nigeriano Aliko Dangote, è direttamente minacciato da questi nuovi attacchi. Esso si trova presso la regione di Afar, teatro di intensi combattimenti dal 23 settembre scorso, e un’infrastruttura come quella prevista per garantire il fabbisogno energetico all’Etiopia non può che costituire un bersaglio preferenziale, per l’esercito dei ribelli. Non una prospettiva piacevole, per il presidente Ahmed e il suo brillante socio nigeriano, Dangote, in un intreccio fra interessi economici e sabotaggi politici che non promette niente di buono…
Luca Bussotti
(professore ordinario visitante, Universidade Federal do Espírito Santo, Vitória, Brasile; Universidade Técnica de Moçambique, Maputo, Mozambico)











