I tagli ai prezzi alla pompa rischiano di essere una beffa per il fronte dei Tir
Uggè (Fai): effetti paradossali perché le imprese si riforniscono al di fuori dalla rete

Paolo Uggè, presidente di Fai
ROMA. Nessuno nega l’importanza di intervenire sui prezzi dei carburanti alla pompa, cioè a vantaggio degli automobilisti, ma Paolo Uggè, storico leader dell’autotrasporto e presidente di Fai-Conftrasporto, mette in guardia contro il rischio di «una nuova beffa per le imprese» dei Tir. Il motivo? «Sarebbe un errore gravissimo non considerare che il trasporto professionale si rifornisce in extra rete», dice Uggè.
Le imprese di trasporto merci – dice il numero uno della Fai – assicurano ogni giorno il funzionamento del sistema produttivo italiano e non fanno rifornimento alla normale rete stradale delle stazioni di servizio: usano carburante extra rete, dunque «le compagnie petrolifere non applicano il prezzo scontato anche a questi rifornimenti per cui gli autotrasportatori rischiano di essere nuovamente penalizzati dal caro carburante». Non è tutto: per effetto di questi tetti al prezzo alla pompa, i committenti «adesso chiedono riduzioni di tariffe agli autotrasportatori: una vera beffa».
Per il presidente della Federazione Autotrasportatori Italiani, il governo deve «fare in modo che l’accordo sottoscritto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dei trasporti Matteo Salvini «non rimanga carta straccia, ma venga anzi rafforzato, intervenendo per accelerare l’effettiva messa a disposizione delle risorse già stanziate».
Uggè denuncia che le imprese «sono in forte sofferenza»: la burocrazia – rincara – deve essere «sollecitata ad accelerare i tempi, affinché le risorse previste arrivino rapidamente alle aziende». Aggiungendo poi: «ll governo ne ha il potere: lo eserciti». È questo l’appello del leader del mondo dei Tir: «Le condizioni attuali sono estremamente delicate e, senza una presa di posizione in tempi brevi che confermi le risorse necessarie, – rincara – si rischia di alimentare speculazioni e strumentalizzazioni politiche e di favorire focolai di protesta non facili da gestire».
Quell’accordo con il governo venne firmato dal fronte delle associazioni di categoria, non solo la Fai: lo fecero – dice Uggè – «sospendendo responsabilmente uno sciopero che avrebbe messo il Paese in ginocchio». Questa galassia di soggetti, dice il presidente di Fai, ritiene che debba riprendere «un confronto serrato perché in questa fase servono risposte rapide e concrete, a tutela delle imprese e della tenuta di un settore essenziale per il sistema produttivo italiano».











