Acciaieria di Piombino, a rischio l’investimento degli ucraini di Metinvest
Ministero: otto settimane per valutare. Fiom: il governo prenda in mano il progetto

Il polo siderurgico di Piombino visto dall’alto
PIOMBINO (Livorno). «Pur confermando la volontà di proseguire le attività di progettazione e il percorso autorizzativo per la nuova acciaieria», il colosso internazionale ucraino Metinvest anziché fare un passo avanti ne fa due indietro o perlomeno uno e mezzo. Come reso noto dal comunicato ufficiale del ministero delle imprese e del Made in Italy, il gruppo ha comunicato di aver «avviato interlocuzioni per l’ingresso di partner industriali e finanziari nel progetto di Piombino».
I metalmeccanici Cgil: Metinvest fa la valigia
Siccome però, come riporta il quotidiano “Il Tirreno”, in questa ricerca di nuovi investitori sul progetto dell’acciaieria piombinese si valuta «anche la cessione dell’intera propria partecipazione nel progetto», ecco che le cose prendono una piega tutt’altro che positiva. Tant’è che il sindacato dei metalmeccanici Cgil lo dice senza mezzi termini: «Dall’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy apprendiamo del ritiro di Metinvest dal progetto di Piombino». Parola di Loris Scarpa (coordinatore nazionale Fiom Cgil settore siderurgia) e Mauro Macelloni (segreteria Fiom Cgil Livorno).
«Doveva essere un incontro dedicato al monitoraggio dell’Accordo quadro su Piombino» e invece…: come sottolineano dalla giunta regionale toscana, la discussione non poteva che riguardare anche – forse soprattutto – «l’annuncio fatto da Metinvest, solo pochi giorni fa, della scelta maturata all’interno del consiglio d’amminiastrazione di ridurre disponibilità a sostenere l’investimento ad un massimo del 15% rispetto invece al 75% come indicato nell’impegno iniziale».
Probabilmente non poteva esserci esito peggiore per l’incontro chiarificatore al tavolo romano del ministero. E ai due dirigenti Fiom salta fuori tutta la rabbia e l’amarezza, sottolineando che i lavoratori sono «in sciopero per chiedere futuro»: «Il governo ha dichiarato strategico questo progetto e non può essere cancellato con un colpo di spugna. Dov’è il piano nazionale sulla siderurgia promesso da Urso? Quel che ci ritroviamo davanti è un’altra crisi industriale infinita, un altro territorio e 1.400 lavoratori senza futuro».
Il ministero: otto settimane di tempo per decidere
Il ministero è più cauto e, nella nota ufficiale, si limita ad indicare che «l’azienda ha indicato un termine massimo di otto settimane per valutare le diverse opzioni e assumere una decisione» (scadenza che il ministero «ritiene essenziale venga rispettata»). Salvo, però, dire che il gruppo ucraino ha informato che «le conseguenze dell’invasione russa sugli impianti del gruppo in Ucraina gli impediscono, in questa fase, di guidare un progetto di tale portata».
Secondo quanto riferito in un’altra nota sindacale, stavolta di Guglielmo Gambardella (segretario nazionale Uilm) e Lorenzo Fusco (segretario Uilm Toscana Sud Est), al tavolo romano è stata confermata da parte di Metinvest «l’esistenza di sole due manifestazioni d’interesse da parte di soggetti interessati a subentrare in parte o in tutto nella società Adria che la multinazionale ucraina ha costituito insieme a Danieli». Aggiungendo poi: «In tutto o in parte verrà determinato a seconda se il nuovo socio sarà di profilo industriale o finanziario: questo è un elemento di incertezza che rimane sulle prospettive del rilancio industriale dell’ex Lucchini».
Dal quartier generale del ministero si mettono le mani in avanti confermando «il pieno sostegno al rilancio del polo siderurgico di Piombino, che comprende il progetto della nuova acciaieria e il piano di investimenti di Jsw, ribadendo l’impegno a mantenere un confronto costante con le aziende coinvolte, i sindacati e le istituzioni locali per assicurare prospettive produttive di lungo periodo e salvaguardare l’occupazione». A tal riguardo, il ministero guidato da Adolfo Urso annuncia che «convocherà nelle prossime settimane un nuovo incontro per valutare lo stato di avanzamento di tutte le componenti del progetto».
Dalla Fiom vanno dritti al punto: «Non ci arrendiamo: Jsw non ci ha mai convinto e ora serve tutelare tutti i lavoratori». Come? A giudizio di Scarpa e Macelloni, il governo «ora deve intervenire e prevedere come realizzare e finanziare comunque il progetto». Per almeno due buoni motivi: da un lato, i lavoratori «sono in cassa integrazione dal 2009 e vogliono tornare a lavorare»; dall’altro, l’impianto del treno rotaie «non può andare avanti senza gli interventi manutentivi che servono dal 2018: finora solo parole e niente fatti».
Anche per la Uilm, «indipendentemente dalle scelte del gruppo ucraino, il progetto Piombino – viene sottolineato – deve andare avanti, a partire dal completamento dell’iter delle autorizzazioni amministrative e burocratiche».

La Regione Toscana: si valuti l’ingresso dello Stato nella governance
Dalla parte della Regione Toscana si auspica, «con spirito di solidarietà», una soluzione per Taranto («senza inficiare però la ripartenza della siderurgia su Piombino»), il “governatore” Eugenio Giani chiede che si velocizzino i tempi. L’ha ribadito anche Valerio Fabiano, consigliere speciale del presidente, presente al tavolo insieme al direttore della competitività territoriale, Paolo Tedeschi, e alle strutture regionali di Arti e Unità di crisi.
Da Fabiani è arrivato l’invito a non limitare tempi e attività in attesa dell’esito dello scouting di Metinvest rispetto ad eventuali altri investitori: bisogna – ha ribadito – che si portino invece avanti le azioni già indicate: «Il progetto per Piombino resta di ordine strategico per la Toscana e l’Italia per quanto riguarda la produzione dell’acciaio, ancora di più alla luce delle notizie arrivate da Taranto». Senza girarci intorno: si valuti «l’opportunità dell’intervento diretto dello Stato nella governance, così da accompagnare gli investitori privati, che servirebbe sia a salvaguardare le ingenti risorse pubbliche rese disponibili e anche a garanzia del progetto».
Tra le proposte della Toscana al tavolo anche una riferita al metodo e, sempre, nell’ottica di velocizzare i tempi: «La Regione – è stato evidenziato – si è già fatta carico di questa necessità esprimendo con rapidità il decreto di non assoggettabilità alla valutazione d’impatto ambientale (Via) tramite un corposo lavoro tecnico. A questo punto il progetto è a tutti gli effetti cantierabile e può ricevere impegni di altri investitori privati».
C’è da dire anche che Giani si è tolto qualche sassolino dalla scarpa respingendo al mittente ogni frecciata relativamente all’«assenza del parere regionale propedeutico alla nomina del commissario del progetto Metinvest». Bisogna precisare – avverte – che l’accordo politico raggiunto quest’estate tra ministro, presidente della Regione e sindaco di Piombino «prevedeva la contestualità delle due nomine, compresa quindi quella del commissario per i lavori del porto di Piombino, e quindi la convocazione di un incontro a Roma al quale come presidente della Regione avrei ovviamente portato anche il parere favorevole della Regione». Solo che «quell’incontro non è mai avvenuto, mentre le esigenze di dare continuità alle opere nel porto sono ormai indifferibili ed iniziano a configurare delle responsabilità politiche», segnala Giani.
L’identikit del progetto
Com’era stato ufficializzato da una nota del ministero a fine novembre dello scorso anno, il progetto del gigante ucraino dell’acciaio prevede (prevedeva?) «la realizzazione a Piombino di un’acciaieria di nuova generazione a ciclo elettrico, con un investimento di 3,2 miliardi di euro»: dal canto suo, le istituzioni statali del Bel Paese avrebbero dato un sostegno reale in incentivi concreti «fino a un massimo di 323 milioni di euro». Non tantissimo se guardato in percentuale, ma abbastanza se preso come somma in sé: quasi l’equivalente di una intera posta della legge di bilancio per i provvedimenti della seconda fascia, dunque non esattamente briciole. In quella sede era stato detto dal ministero che «i lavori partiranno entro il 2026» (e già questa indicazione ha fatto la fine che ha fatto…), immaginando di raggiungere la «piena operatività entro il 2029».
L’impianto – era stato segnalato in sede ministeriale – potrà produrre «oltre 2,7 milioni di tonnellate annue»: sarà in grado di generare «800 posti di lavoro diretti e 300 indiretti, con priorità ai 785 lavoratori attualmente in cassa integrazione presso Jsw Steel Italy Piombino» (e si preannunciava la nomina di un commissario straordinario per «accelerare la realizzazione del progetto»). Poi anziché il colpo d’acceleratore, è arrivata la frenata.











