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L’Interporto cerca risorse

Chiesto ai soci di ricapitalizzare velocemente o firmare un prestito abligazionario

COLLESALVETTI – C’è stata dunque una fumata nera dall’assemblea dall’Interporto “Vespucci” di Guasticce per la nomina del nuovo vertice della società che lo gestisce. Già concordata a livello delle istituzioni la nomina di Federico Barbera alla presidenza al posto di Marco Susini, è mancata la designazione del nuovo amministratore delegato di matrice MPS in sostituzione di Luciano Pannocchia, volato all’Interporto di Prato. Così l’assemblea ha dovuto prorogare di un mese l’attuale consiglio d’amministrazione, con l’impegno di arrivare alle nomine entro giugno. Nessun dubbio sulla designazione di Barbera alla presidenza, ma il rinvio ha innescato qualche mal di pancia.

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L’interporto peraltro è alla disperata ricerca di una “mission” che le consenta anche di essere ricapitalizzato con apporti freschi, visto che malgrado gli indubbi equilibrismi del duo Susini-Pannocchia, il bilancio del 2011 si è chiuso con una perdita (dopo le imposte) di 1,541 milioni di euro: che a fronte di un capitale di 160 milioni e di debiti per 70 milioni ha una capitalizzazione reale di soli 11 milioni comprese le riserve, il che non consente certo di scialare negli investimenti. Anzi – è stato sottolineato di recente – questa situazione finanziaria taglia le gambe ad ogni progetto di reale crescita, che si può ipotizzare solo creando altre infrastrutture (capannoni attrezzati) ed affittarli a prezzi remunerativi; dando per scontato che l’attuale momento tragico anche per questi affitti (numerosi contratti di affitto già firmati sono stati disdettati per la crisi, anche a costo di perdere le caparre) possa presto essere superato.

La necessità di ricapitalizzare il “Vespucci” del resto non è cosa nuova, visto che da almeno tre anni i sindaci revisori battono sull’argomento. Il problema è che l’Interporto è a maggioranza pubblica e a parte il MPS – che peraltro è in fase di profonda rifondazione e non è certo in grado di assumersi nuovi oneri, anzi dicono che vorrebbe “disimpegnarsi” – non c’è istituzione locale o regionale che abbia possibilità di forti investimenti a lunga scadenza. Per non parlare dei privati, che di questi tempi non hanno certo capitali con cui scialare.

A fronte di questi problemi, la relazione sulla gestione allegata al bilancio 2011, firmata dal presidente uscente Marco Susini, evidenzia che il triennio appena concluso “ha rappresentato il momento strategico di passaggio per la società da un ruolo puramente immobiliarista, a soggetto capace di iniziare un percorso virtuoso per addivenire alla produzione di redditi da servizi; come dimostrano gli ultimi investimenti relativi ai magazzini doganali e alla piattaforma delle Autostrade del mare”. Susini sottolinea “la mancanza di apporto di capitali dai soci sebbene più volte sollecitati” che ha portato all’appesantimento della situazione finanziaria netta. Che sconta anche l’iniziale, fortissimo onere della bonifica, essendo stato costruito l’Interporto su una vera e propria palude.

Il capitale sociale è rimasto a 11,7 milioni di euro; e i rischi elencati a bilancio sono, secondo la relazione, puramente finanziari, legati alla forte esposizione con le banche. Da qui la formale richiesta del consiglio uscente ai soci di ricapitalizzare l’azienda “per sopperire immediatamente alle esigenze di cassa” oppure in alternativa “di sottoscrivere come soci un prestito obbligazionario da rimborsare attraverso la vendita di fabbricati e terreni edificabili”.

Una richiesta, hanno riferito i partecipanti all’assemblea, che non sembra aver trovato unanime approvazione tanto che da Pisa – Comune e rappresentata Società dei Navicelli – si è anche ventilata l’ipotesi di ritirarsi dalla società, essendo venuto a cadere l’impegno di costituire e lanciare inizialmente l’impresa.

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Pubblicato il
2 Giugno 2012

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