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Nella festa della Marina

LIVORNO – Perdonateci, ma il fiocco giallo ve lo riproponiamo anche stavolta.

Diciamoci la verità, ci avevamo sperato: per la festa della Marina, che si è celebrata in tutte le basi navali e con pascolare solennità a Venezia base del battaglione San Marco, avevamo ingenuamente sperato nella buona notizia per i due marò detenuti illegalmente in India.

Invece di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – ancora in attesa del processo che gli indiani hanno di nuovo rinviato a lunedì 18 – malgrado la loro festa si sono ricordati in pochi. Solo gli allievi del collegio navale Morosini di Venezia, al loro giuramento, hanno gridato insieme alla formula di rito “siamo qui anche per Latorre e Girone”.

Più dignitosi delle rappresentanze diplomatiche di questa nostra povera Italia, Latorre e Girone hanno voluto mandare nella loro festa alla Marina e alle Forze Armate un messaggio che pochi giornali hanno riportato.

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“In qualità di marinai forgiati nei ranghi del reggimento San Marco – hanno scritto i due marò – e legati alle nostre più profonde tradizioni che ci rendono fieri ed orgogliosi, affrontiamo questa difficile situazione che non coinvolge solo noi come individui e militari, bensì anche la stessa dignità della nostra Repubblica democratica e sovrana. Con lo spirito e la dignità tipico di ogni singolo italiano, sopportiamo gli eventi che ormai da mesi ci vedono, nostro malgrado, protagonisti”.

Non ci sembra necessario aggiungere altro. Se non una spiegazione ai nostri lettori. E’ vero, questo è un piccolo giornale economico e marittimo, che non fa politica e che vive i problemi dello shipping e della logistica a fianco di chi va per mare – e di chi lavora sul mare e per il mare – in questa epoca così difficile. Ma il nostro giornale e chi ci lavora ha anche un cuore, tanti cuori: ha delle emozioni e sogna un’Italia non bellicosa ma rispettata. Per questo siamo vicini a quei due ragazzi che nell’esercizio del loro dovere stanno pagando per colpe non loro. Crediamo che ricordarli, ricordando a chi deve liberarli che l’intera Italia è con loro, sia il minimo che possiamo fare.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
13 Giugno 2012

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