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Sui tempi parafrasando Sant’Agostino

LIVORNO – L’ha ammesso anche lui, di avere un caratteraccio: di quelli che s’infiammano se nel contraddittorio qualcosa lo ferisce. Così, in conferenza stampa, Giuliano Gallanti s’è fatalmente scontrato con un altro caratteraccio, il mio.

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Però devo ammettere che personalmente preferisco un caratteraccio a chi carattere non ha. Ci si chiarisce meglio e quando si è in buona fede non si portano rancori.

Ciò premesso, riconosco che sul piano dell’ufficialità l’ultimo comitato portuale di Livorno ha tagliato un traguardo importante: l’accordo (salvo il “niet” della Cgil, che però non è focalizzato sul piano) sul pre-piano, ovvero sulla proposta di zonizzazione razionale di quello che c’è nel porto, con l’aggiunta di una serie di proposte, in generale ragionevoli e intorno alle quali si gira da anni o decenni.

Il problema che rimane aperto è semmai quello dei tempi: e con tutta la simpatia e comprensione per le aspirazioni del vecchio avvocato genovese, quelli che ha ipotizzato lui mi sembrano assai poco realistici. Non per sua colpa, intendiamoci: ma il nostro è diventato il paese di una burocrazia a Matrioske, con centinaia di passaggi approvativi o autorizzativi inutili, ripetitivi, spesso contraddittori. Tanto che anche Bruno Picchi e Piero Nocchi, rispettivamente vicesindaco e assessore provinciale, hanno ammesso di sentirsi a volte impotenti davanti a un tale infernale meccanismo. Il tutto poi dipende da come vorranno correre (e per ora di corse non ne abbiamo viste) le altre istituzioni coinvolte. Compresa la Regione, che sulla portualità livornese predica bene, promette altrettanto bene ma razzola assai male malgrado le comparsate del buon Ceccobao.

Ce la faranno dunque i nostri eroi (Gallanti, Provinciali, Vanni, Picchi, Nocchi: e mettiamoci anche il sindaco Cosimi, che l’altro giorno s’è preso la sua razione di “Vaffa” dal picchetto dei portuali esasperati) a trasformare questa strada dei desideri in un percorso reale in tempi reali? Gallanti ha parlato di un altro anno di sofferenze per le crociere: ma forse ha dimenticato che in quest’anno di “vuoto” livornese (con le grandi navi disseminate tra banchine di rinfuse e contenitori, peggio che nel terzo mondo) altri porti si faranno sotto; come La Spezia, che ha quasi pronta una mega-stazione crociere con banchina attrezzata da quasi 400 metri e l’impegno con la Carnival per portarci via almeno un centinaio di navi a stagione.

Noi che promettiamo? Un’alto fondale per le crociere solo tra un anno, e quando ci saranno le condizioni per trasferire i forestali e la cellulosa della Cilp al molo Italia. Un altro rinvio. Che sembra, come il rinvio delle scelte per il complesso dei bacini, la famosa e maliziosa preghiera di Sant’Agostino a Dio. “Signore, rendimi casto: ma non subito”.

Solo che qui non si tratta di castità. Ma caso mai di non farcelo mettere senza ribellarci – scusate la battuta greve: ma sul porto non si parla a perifrasi – in quel posto.

A.F.

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Pubblicato il
23 Giugno 2012

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