Salario minimo, la Regione Toscana si rivolge alla Corte Costituzionale
Contro il governo che ha impugnato una legge sui 9 euro l’ora negli appalti pubblici

La sede della Corte Costituzionale
FIRENZE. Il governo Meloni impugna la legge regionale toscana sul salario minimo? E allora la giunta guidata da Eugenio Giani va al contrattacco e, com’era prevedibile ma non ancora ufficializzato, decide di andare alla “guerra” contro Palazzo Chigi costituendosi in giudizio davanti alla Corte Costituzionale. Lo ha annunciato la Regione Toscana con una dichiarazione del presidente Giani: «La posizione del governo rispetto alla nostra legge è ideologica e a questa scelta dell’esecutivo nazionale noi rispondiamo con un atto dovuto, non solo istituzionale, ma di civiltà».
Al centro dell’attenzione c’è la legge n. 30 del giugno scorso con cui la Regione Toscana, «nelle gare regionali ad alta intensità di manodopera basate sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa», ha inserito modalità che “premiano” le aziende che applicano un salario minimo orario non inferiore a 9 euro lordi. Non è l’unica ad averlo fatto: già in passato, tanto il Comune di Firenze come la Regione Puglia e altre amministrazioni territoriali avevano percorso una strada del genere.
DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si racconta che il governo Meloni annuncia l’intenzione di impugnare la legge regionale toscana sul salario minimo in alcuni tipi di appalti pubblici
Per Giani questo è un modo concreto per fare una scelta di campo e decidere di «stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi ogni giorno fatica a arrivare a fine mese nonostante un impiego onesto». Al governo centrale il presidente della Regione Toscana imputa di incaponirsi in «una scelta ideologica» per contrastare «una legge che garantisce dignità, che fissa a 9 euro l’ora il minimo per chi lavora negli appalti pubblici». Presentando il senso della propria iniziativa a difesa della legge regionale mentre sta per partire la campagna elettorale, Giani tiene a ribadire che «non è una questione di bandiere politiche, ma di giustizia sociale: è nostro dovere costituirci in giudizio per difendere il diritto alla paga equa» in quanto il lavoro – afferma – deve «sempre essere sinonimo di dignità e mai di sfruttamento».

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani