Senza una banca quasi la metà dei Comuni: a secco 4,7 milioni di persone e 300mila imprese
Sorpresa: la Toscana è fra le regioni meno "desertificate" nei servizi finanziari

L’Osservatorio cislino segnala quante sono le imprese toscane che hanno sede in Comuni dove non c’è uno sportello bancario o ce n’è uno solo
LIVORNO. In appena sei mesi sono spariti dalle geografia del nostro Paese altri 261 sportelli bancari: come se non ci fosse giorno in cui un colpo di bacchetta magica ne cancellasse un altro. Tutti i santi giorni, domeniche comprese. Anzi, di più: quasi uno e mezzo al giorno (1,44). Con una accelerazione nei tre mesi primaverili, se è vero che nel primo trimestre di quest’anno le banche avevano tolto di mezzo 95 sportelli e nel trimestre successivo 166.
Il record lo avevamo raggiunto già lo scorso anno: l’ultimo giorno del dicembre 2024 si potevano contare 508 sportelli in meno rispetto a dodici mesi prima. In realtà, le chiusure sarebbero state 609 ma sul dato numerico complessivo pesa il fatto che sono state aperte 101 sedi di una realtà operante con proprio marchio nel “private banking” però dentro sedi di un grosso istituto bancario nazionale. Dunque, il numero reale effettivo sarebbe al di sopra di quota 600, con l’ultimo trimestre 2004 che ha fatto segnare la percentuale più pesante di chiusure degli ultimi anni.
Ad accendere i riflettori su quanto si sia rattrappita la copertura del territorio da parte del sistema creditizio è l’Osservatorio desertificazione bancaria messo in pista dalla Fondazione Fiba del sindacato First Cisl. Ovviamente, non è un problema da rinchiudere dentro le statistiche sulla produttività delle articolazioni territoriali del sistema bancario, e neppure una questione puramente sindacale. Ha a che fare con i diritti di cittadinanza e, di riflesso, con la possibilità di contrastare lo spopolamento delle aree più interne e lontane dai flussi dell’economia che tira.
Lo spiega bene un altro dato di questa “febbre”: nella prima metà del 2025 altri 34 comuni sono rimasti senza nemmeno una filiale bancaria sul proprio territorio. A questo punto sono saliti quindi alla bella cifra di 3.415, cioè il 43,2% di tutti quelli esistenti in Italia. Detto così rende meglio l’idea: quasi la metà dei Comuni della penisola non hanno uno sportello di banca. Quasi la metà nel complesso del dato nazionale: ma in Molise siamo al doppio (83%), in Calabria e in Val d’Aosta attorno al 74%, in Piemonte quasi due Comuni su tre (65%), in Abruzzo più del 61% e in Liguria poco meno del 58%…
Bisogna dire che non è finita qui. Al contrario, forse lo smottamento potrebbe accelerare rischiando di trasformarsi in qualcosa di peggio: anche perché l’esperienza dello scorso anno dice che il grosso della cancellazione degli sportelli bancari è avvenuto nell’ultima parte dell’anno: è nel trimestre autunnale – il quarto e ultimo dell’anno – che si sono concentrate le chiusure. In effetti, dell’ulteriore centinaio di territori municipali che si sono ritrovati senza aver più nemmeno una banca, a ben 82 è capitato in appena tre mesi. Quelli da inizio ottobre a fine dicembre: risultati il periodo più “nero” da quando sono state avviate le rilevazioni dell’Osservatorio.
Lo ripete anche il leader nazionale del sindacato First Cisl, Riccardo Colombani, presentando la ricerca: «Anche il 2025 è segnato in profondità dalla desertificazione bancaria. La chiusura degli sportelli non si arresterà nemmeno nella seconda parte dell’anno, almeno considerando le chiusure preannunciate da Intesa Sanpaolo, impegnata a completare il progetto di banca digitale».
Certo, innanzitutto si tratta dei Comuni più piccoli ma, in un Bel Paese così spezzettato fra millemila campanili, a suon di borghi marginali e fuori dalle rotte consuete, è finito che adesso «più di 4,7 milioni di persone vivono in comuni totalmente “desertificati”» dal punto di vista dei servizi bancari. E altri sei milioni e mezzo abitano in territori in cui è rimasto attivo un solo sportello e temono di essere il prossimo oggetto del desiderio di quanti hanno in mano la forbice della “razionalizzazione”. In concreto: fra chi è già nel “deserto bancario” e chi rischia di esser vicino a esserlo, stiamo mettendo nel conto 11 milioni di persone. Praticamente quasi un italiano su cinque.

Questo è un altro aspetto messo in luce dall’indagine dell’équipe cislina: la diffusione dell’ “internet banking”
C’è dell’altro: ci sono poco meno di 300mila aziende che hanno la propria sede in Comuni “desertificati” in fatto di servizi bancari: nel trimestre primaverile l’allargamento del numero dei territori senza banche ha fatto sì che altre 6.116 imprese si aggiungessero a quelle del trimestre precedente. Questa è una galassia di società – soprattutto micro-ditte – che a fine dicembre scorso arrivava a quota 282.688, quasi 19mila in più di quante erano a fine 2023.
L’équipe della fondazione cislina insiste anche su quest’aspetto: «Non sono solo le persone a subire le conseguenze dell’abbandono dei territori da parte delle banche. Anche per molte piccole imprese la chiusura delle filiali rappresenta un problema rilevante. Si riassume semplicemente con due parole: meno credito». L’Osservatorio ha un obiettivo: «creare consapevolezza nell’opinione pubblica e nella classe politica – si afferma – relativamente alle conseguenze che la desertificazione bancaria comporta per lo sviluppo del Paese e la tenuta del suo tessuto sociale».
Ma cosa c’è dietro questo fenomeno? In primo luogo, il taglio degli sportelli ha parecchio a che vedere con il risiko bancario che sta concentrando tutto nelle mani di pochissimi giganti che diventano sempre più giganti “mangiando” altre banche. Al posto di un pulviscolo di una infinità di piccoli istituti legati ai propri territori (e spesso anche alle perverse dinamiche di potere che li attraversano o anche alla gracilità della capitalizzazione), adesso il potere si è centralizzato in un pugno di colossi: i primi sette gruppi a livello nazionale hanno le chiavi del 69,8% dei 19.395 sportelli bancari distribuiti in tutto il Paese. Il riferimento è a Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco Bpm e Monte Paschi più Iccrea e Cassa Centrale come poli del mondo del credito cooperativo declinato con i vari marchi locali.
Sotto questo profilo può non esser solo una curiosità annotare come appartengano all’arcipelago delle cooperative tanto il secondo (Iccrea) che il quinto (Cassa Centrale) gruppo per numero di sportelli: anzi, il dossier Cisl rivela come, essendo gli sportelli di Iccrea in diminuzione più lenta rispetto agli altri, questo polo cooperativo abbia di fatto affiancato Intesa San Paolo come presenza capillare (2.477 gli sportelli di Intesa, 2.449 quelli di Iccrea-Bcc).
Tuttavia, lo spostamento dei centri decisionali verso le “capitali” dell’economia forse irrobustisce la struttura finanziaria degli istituti di credito ma certo mette le radici delle banche nei “soldi per far soldi” piuttosto che nel legame con la crescita di una comunità locale: il “cuore” degli strateghi batte più vicino alle piazze (virtuali) degli interscambi finanziari che non all’economia reale e agli sviluppi che può avere.
Qui si canta l’elogio di quando i mulini erano bianchi e il direttore di banca era quasi onnipotente perché tanto in paese ci si conosce tutti e il rating lo fai sul buon nome? Intanto, è vero fino a un certo punto che gli sportelli bancari siano spariti soltanto nei paesi piccini picciò da cento anime. L’analisi dell’Osservatorio cislino segnala che «sono 13 i comuni sopra i 10mila abitanti privi di sportello» e uno di essi, Trentola Ducenta (Caserta), ne ha più di 20mila abitanti. Altro che un buco in fondo al nulla.
Si scopre l’acqua calda a dire che le modalità online hanno cambiato il volto di ogni banca, nessuno può negarlo. Anche lassù sui monti c’è una connessione magari satellitare, l’officina e il bed & breakfast hanno il pos e dialogano via web con il commercialista di città. Ma l’ “internet banking” c’entra solo fino a metà, dice l’analisi di marca Cisl: è «ancora modesta» la diffusione dell’uso del web nel rapporto fra banca, conto, spese, soldi e cliente. «In Italia – viene sottolineato – lo utilizza solo il 55% degli utenti contro una media Ue del 67,2%. E
Qui il report della fondazione Fiba targato First Cisl mette l’accento sul senso vero di questa battaglia che va al di là dello stretto perimetro sindacale: la desertificazione bancaria «rappresenta un acceleratore dell’esclusione sociale, soprattutto per le fasce anziane della popolazione». Il motivo è ovvio: sono «penalizzate dal minor livello di competenze digitali», visto che «tra i 65 e i 74 anni solo il 33,9% utilizza l’internet banking contro una media Ue del 44,7%».
In tutto questo grande mare di guai, c’è però qualcosa di positivo che riguarda la nostra Toscana. Forse per via del suo reticolo territoriale così frammentato in una miriade di borghi, è insieme all’Emilia Romagna la zona in cui meno Comuni sono rimasti senza banca: solo una piccola parte di essi vivono nel “blackout bancario” (in Toscana siamo al 10,6% e in Emilia si raggiunge l’8,2%). Se la cavano benino anche il Veneto (con il 20,2%) e il Trentino Alto Adige (con il 14,5%).
Mettendo nel conto i casi in cui la presenza di un solo sportello espone comunque al rischio di restare senza presto banche, ecco emergere che nel 70% dei territori comunali toscani ci sono almeno due sportelli di istituti di credito. Per avere un metro di paragone: nel Molise si arriva a poco più del 7%, in Calabria a malapena al 10%, in Sardegna al 14% e anche in una regione del Nord come il Piemonte non si va molto più in là del 17%.
Ben venga, infine, l’idea di fissare lo sguardo sulle singole province. Scopriremmo che Pisa e Grosseto sono al primo posto nella classifica delle province meno “desertificate” dal punto di vista della presenza di servizi bancari, Livorno è immediatamente alle loro spalle e Siena è comunque fra le prime dodici (su 107).
Mauro Zucchelli

La tabella del dossier dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria promosso da Fondazione Fiba per il sindacato First Cisl