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IN ATTESA DELLA MAXI-DARSENA/3

Livorno, e ora si sistema anche l’area della Torre del Marzocco

Tornerà circondata dall'acqua come la Fortezza Vecchia. Un sogno lungo un quarto di secolo

L’ingresso di una nave portacontainer: è il punto-chiave del canale d’accesso, nella fascia superiore si nota (anch grazie all’ombra) la Torre del Marzocco

LIVORNO. All’interno dell’appalto da 16 milioni di euro per tagliare una “fetta” della sponda – dal profilo un po’ irregolare – che rappresenta la bocca d’accesso al “cuore” del porto di Livorno, c’è anche un progetto che di per sé merita i riflettori. Ogni riferimento alla Torre del Marzocco e alla sistemazione della sua base a terra non è affatto casuale: l’hanno chiamato “progetto di acquaticità” ed è semplicemente un modo per dire che il mare tornerà ai piedi della magnifica torre quattrocentesca ottagonale con i lati che indicano ciascuno un vento. “Acquaticità” come per l’altro gioiello architettonico di questo antico lignaggio, la Fortezza Vecchia. Sono a meno di un miglio di distanza in linea d’aria l’una dall’altra, ora accomunate dall’idea che il recupero passi dal far sì che l’acqua torni ad “abbracciarle”. In realtà, per la Torre del Marzocco quest’immagine vale fino a un certo punto: non diventerà un isolotto circondato dall’acqua, ma il mare si inoltrerà nel piazzale che ora la accoglie e lo trasformerà in una piccola darsena. Ad uso turistico? Probabile, anche se bisogna tener presente che siamo all’interno di una zona portuale, con particolari caratteristiche di sicurezza, e in mezzo a una delle zone più complicate per l’andirivieni di navi in entrata e in uscita dal porto.

«Prima di procedere allo scavo definitivo dello specchio acqueo, gli enti competenti – spiegano dal quartier  generale dell’Authority labronica – potranno eseguire i lavori di restauro conservativo sia del monumento sia delle sue fortificazioni. Il traguardo è rendere questo bene monumentale raggiungibile e visitabile dal pubblico anche via mare». Dunque, la conferma di una effettiva fruibilità c’è.

L’elaborazione grafico del progetto di acquaticità per la Torre del Marzocco

Beninteso, è solo l’illusione ottica dello schiacciamento prospettico da teleobiettivo l’immagine – catturata presumibilmente dal rettifilo lungo banchina di via Tintoretto o, meglio, di via Pisa, non lontano dal varco Valessini – che mostra la magnifica torre prigioniera di una accozzaglia di strutture metalliche e gru che la assedia da ogni dove. Non è così: le gru della Darsena Toscana sono a più di 500 metri, ci sono capannoni e altre strutture portuali a distanze inferiori ma comunque sopra i 200 metri e sull’altra sponda del canale d’accesso.

Ovvio però che una straordinaria architettura come questa abbia alquanto sofferto il fatto di essere stata inglobata nell’area più importante dello scalo livornese. Figurarsi che nell’estate 2014 l’allora presidente dell’istituzione portuale, Giuliano Gallanti, aveva lanciato un’idea-provocazione: siccome la scarsa ampiezza del canale d’accesso è il problema numero uno del porto di Livorno, meglio smontare la Torre del Marzocco e rimontarla altrove. «D’altronde, non è forse vero – disse di fronte al taccuino del cronista del “TIrreno” –che nella valle del Nilo sono state impacchettate e ricostruite altrove le piramidi? E nel porto di Barcellona non è stato deviato l’alveo di un fiume per realizzare un terminal?». Gli fece eco un imprenditore portuale, Fabio Pasquinelli, di nuovo sulle pagine del quotidiano livornese, per ricordare che la sortita di Gallanti non era poi così inedita, era già stata lanciata in passato nella comunità portuale locale. Aggiungendo poi: perché non spostarla al posto dell’ex silos all’ingresso del porto passeggeri?

Stiamo parlando di un capolavoro dell’architettura: basti dire che inizialmente è stato attribuito a Filippo Brunelleschi, il genio che ha firmato la cupola del duomo di Firenze, poi lo si è assegnata alla produzione di Lorenzo Ghiberti e ora c’è chi ipotizza possa essere firmato da Leon Battista Alberti. Come dire: gli archi-star del Rinascimento. Ben venga, perciò, la possibilità di ammirarlo, non c’è dubbio alcuno.

A dirla tutta, il feeling fra i livornesi e la Torre del Marzocco non è mai sbocciato granché: la riprova sta nelle segnalazioni dei “luoghi del cuore” del Fai. Ha ricevuto voti in nove delle edizioni di questa iniziativa del Fondo ambiente italiano. Ma sempre spiccioli: 7 voti nel 2024 (769° posto), un po’ meglio nel 2022 con 13 voti (e un 582° posto non entusiasmante) o nel 2020 con 21 voti (posizione in classifica n. 6852). Ma il record di schede è stato nel 2016 con 30 voti ma ancora al di sotto della duemilesima posizione. Poi: 12 voti  (e 6948° posto) nell’edizione del 2018, 14 nel 2012 con l’886° posto. Poi: nel 2014 3480° piazzamento e 7 preferenze; nel 2004 posizione n. 1388 e un voto; l’anno precedente, postazione n. 1865 e ugualmente un voto. Mica poi tanti: appena più di un centinaio in nove edizioni. Per capirci: un altro luogo livornese davvero del cuore, le ex terme liberty del Corallo, hanno totalizzato più di 39mila voti in sette edizioni. Quasi 380 volte di più.

La sommità della Torre del Marzocco

In effetti, le antiche torri del porto labronico non hanno goduto di molta fortuna: la torre del Magnale forse era perfino rimasta in piedi senza che i nazisti in ritirata la minassero e forse non era stata del tutto distrutta dai bombardieri alleati, l’ha tolta di mezzo probabilmente la fretta dei bulldozer della ricostruzione del porto. E anche della la torre medievale denominata Maltarchiata, a 200 metri dal varco Valessini, in via Tiziano non resta che un moncone che si erge a fatica dalle barriere new jersey bianconere: d’altronde, già il terremoto del 1742 l’aveva conciata male…

Pure in questo caso, peraltro, il progetto dell’ “acquaticità” della Torre del Marzocco non è una novità dell’ultimo giorno: è saltata fuori pressoché in contemporanea con il microtunnel, lo spostamento delle condutture Eni e l’allargamento del canale d’accesso.

Già nel 2014 l’Authority sosteneva, da un lato, che la progettazione dell’intervento era «in avanzato stato di elaborazione» e, dall’altro, che la resecazione della sponda non creava problemi di stabilità al monumento: anzi, si era provveduto a “radiografare” il sottosuolo e, pur risultando più fragile del previsto, era comunque qualcosa di ugualmente superabile con un adeguato approfondimento ingegneristico. Non solo: era perfino dall’inizio del decennio precedente – cioè un quarto di secolo fa –  che Authority e Soprintendenza discutevano di come far tornare il mare ai piedi della Torre, meglio se con un piccolo approdo per battelli ad uso di turisti. Ora anche quest’aspetto esce dal libro dei sogni e, con il maxi-appalto dell’allargamento del canale, nel giro di un paio di anni lo avremo.

Mauro Zucchelli

Ecco l’articolo che già nel 2014 “Il Tirreno” nell’edizione online dedica alla vicenda della Torre del Marzocco da riportare in acqua

Pubblicato il
11 Gennaio 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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