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LA RICERCA

Così la capsula viaggia dentro il corpo e si tramuta in cerotto anti-ulcera

Università di Pisa, le nuove frontiere della medicina personalizzata

Il farmaco con stampa 4D diventa cerotto anti ulcera

PISA. Un farmaco “intelligente” che ha dalla sua tutte le potenzialità della stampa “4D”, dove alle tre dimensioni normali dello spazio se ne aggiunge una quarta, il tempo, perché riesce a modificarsi nel tempo in virtù di stimoli specifici come potrebbe essere la temperatura o una particolare idratazione. Immaginatevi di prendere questo farmaco come se fosse simile ai tanti altri che prendiamo quasi quotidianamente: a differenza di quelli, però, questa è una capsula tech che «si apre da sola e si attacca come un cerotto all’interno dell’intestino per favorire la guarigione delle ulcere».

Non stiamo parlando qui di un film futuribile o d’un racconto di fantascienza: è realtà e riguarda un dispositivo che viene visto come «uno dei risultati più promettenti della ricerca condotta al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, dove si studiano nuove applicazioni della stampa a quattro dimensioni (4D) per la medicina del futuro».

Cosa accade alla nostra benedetta capsula? Gli studiosi del dipartimento pisano parlano di «una struttura stampata 3D auto-dispiegante a base di seta e gelatina». Nient’altro che materiali biocompatibili: dopo l’ingestione, si espandono e, grazie all’assorbimento dei fluidi intestinali, tramutano quel che abbiamo inghiottito e, da quel piccolo cilindro che era, lo modificano e lo rendono simile a un foglio piatto che risulti in grado di aderire al tessuto ulceroso danneggiato.

L’annuncio di questa novità biomedica è rimbalzata un po’ in tutti i media, da ultimo adesso il Tg Leonardo (Radio tre, dal lunedì al venerdì ore 14,50, l’archivio è consultabile all’indirizzo www.rainews.it/tgr/rubriche/leonardo).

Carmelo De Maria, docente di bioingegneria all’Università di Pisa, spiega il funzionamento del farmaco: «In questo modo la capsula può coprire un’area più ampia della mucosa intestinale sanguinante e favorirne la rigenerazione. La forma finale è ottenuta grazie a una specifica disposizione spaziale dei materiali, che consente alla struttura di reagire in modo controllato all’ambiente interno del corpo». Non è tutto: lo studioso segnala che «la capsula è inoltre dotata di una piccola antenna, anch’essa stampata 3D e biocompatibile, in grado di segnalarne la presenza all’interno del corpo dopo l’ingestione. Una volta che la struttura incontra l’ulcera e si dispiega,  consente una comunicazione con l’esterno, fino alla sua degradazione. Altrimenti viene espulsa regolarmente».

«È una rivoluzione che unisce ingegneria dei materiali e scienze della vita», afferma De Maria: «Con la stampa 4D possiamo progettare oggetti che cambiano forma e funzione nel tempo, proprio come i tessuti viventi».

La capsula nasce dalla “santa alleanza” nel segno del sapere biomedico: di scena i ricercatori di Pisa in tandem con i colleghi dell’Università di Firenze, guidati dal prof. Antonino Morabito, e di quelli dell’ateneo di Perugia, coordinati dal prof. Luca Valentini, all’interno del progetto Prin 2022 Prometheus.

Pisa si è occupata in particolare degli approfondimenti relativi alla stampa 4D. Rientra in un filone di ricerca che ha «l’obiettivo di sviluppare dispositivi mini-invasivi, autoriparanti e programmabili». Non solo: devono essere «in grado di interagire dinamicamente con i tessuti biologici ed aprire nuove prospettive per la medicina personalizzata».

Pubblicato il
13 Gennaio 2026

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