Assunzioni in vista: Lucca migliora, giù invece Massa e soprattutto Pisa
Sorpresa: l’agricoltura segna il risultato migliore in tutte e tre le province

Sede della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest a Viareggio in via Repaci
VIAREGGIO. La Toscana Nord Ovest funziona a due velocità in fatto di previsione di assunzioni: con una prospettiva di crescita (più 4%) in provincia di Lucca, nei territori di Pisa e di Massa Carrara invece l’aspettativa è di segno opposto (meno 6% la prima e meno 3% la seconda). Resta però soprattutto l’incognita della difficoltà denunciata dalle imprese nel riuscire effettivamente a trovare le figure professionali cercate: qualche problema viene segnalato in poco meno della metà dei casi.
È questa la “fotografia” che salta fuori dall’ultimo report del progetto Excelsior, l’indagine che viene compiuta da Unioncamere in collaborazione con il ministero del lavoro (e condotta con il supporto della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest e dell’Istituto Studi e Ricerche Isr). Non si tratta di stime econometriche o di sondaggi sul “sentiment” bensì, più concretamente, la richiesta alle imprese di inquadrare i profili professionali che contano di assumere entro due anni. Con una sorpresa: a mettere a segno il risultato migliore in tutte e tre le province è l’agricoltura, che vede crescere le assunzioni annunciate tanto a Pisa come a Massa Carrara e a Lucca.
Illustrando questa ricerca tocca a Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest che raggruppa le province di Pisa, Massa Carrara e Lucca, indicare alcuni aspetti: «Da un lato, vediamo il consolidamento della trasformazione digitale e, dall’altro, emerge la necessità di non abbassare la guardia sugli investimenti green». Ma c’è un “ma” ed è quello relativo ai problemi che le aziende hanno nel trovare i profili professionali di cui hanno bisogno («con un peggioramento sulla costa»): a tal riguardo, i vertici dell’ente camerale si impegnano da non diminuire l’attenzione su quest’aspetto perché «colmare il divario tra domanda e offerta è essenziale per non frenare il potenziale di sviluppo dei nostri territori».
Guardando al mercato del lavoro nell’area lucchese, l’indagine parla di «40.200 nuovi ingressi, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente», come detto. Attenzione, però: a fare da locomotiva sono i servizi (più 7%) e, con numeri assoluti un po’ più piccoli, dall’agricoltura (più 17%). L’industria invece no: è in arretramento dal punto di vista degli sbocchi occupazionali attesi, sia pure in modo lieve (meno 3%).
Conviene prestare attenzione al fatto che le aziende stanno sterzando il proprio sguardo in direzione dell’assunzione soprattutto di profili tecnici: dipenderà dal fatto che le mansioni impiegatizie non specializzate sembrano la prima trincea occupazionale destinata a esser travolta dall’intelligenza artificiale? Forse, fatto sta che a questa «forte domanda» di figure tecniche corrisponde una scelta precisa: risultano addirittura raddoppiate nel giro di dodici mesi le richieste di diplomati (720) provenienti dagli Its, la strada post-maturità che può decidere di prendere chi vuol avere un altro pezzo di istruzione ma senza incamminarsi verso l’università.
Comunque, benché in leggero miglioramento, la ricerca anche stavolta sottolinea che le imprese indicano una difficoltà di reperimento delle professionalità (vale nel 46% dei casi): in una fase di incertezza come questa, inutile dire che le ditte mettono l’accento su competenze come la flessibilità (63%).
Eccoci a spostare i riflettori sul territorio di Pisa e provincia: il numero delle assunzioni annunciate (36.220) è qui leggermente inferiore a quanto si registra a Lucca ma quel che conta davvero è il fatto che l’andamento segna il peggior arretramento fra le tre province. Sei punti percentuali in meno: ma è l’industria a soffrire in modo particolare, visto che le previsioni di assunzioni scendono giù del 12% rispetto all’anno precedente. Con una batosta in comparti chiave come la moda (meno 18%), la metalmeccanica (meno 14%) e le costruzioni (meno 8%). Presentano il segno “meno” i servizi (in flessione di 4 punti percentuali) e il commercio (giù del 7%). In controtendenza è invece l’agricoltura, ed è l’unica nota positiva: più 3%.
Ma il quadretto non è del tutto nero pece: migliora l’attenzione delle aziende alla sostenibilità, visto che sale dal 22% al 24% la quota di imprese che hanno investito in soluzioni “green” (e vale la pena di mettere l’accento sul fatto che nel settore agricolo questa percentuale ha una impennata e sale al doppio). In fatto di problemi nel reperimento di forza lavoro, Pisa presenta il dato più problematico fra le tre province della Toscana Nord Ovest raggruppate sotto il tetto di questa istituzione camerale: siamo al 52%.
Se passiamo alla provincia di Massa-Carrara, le cifre risultano ben differenti: le assunzioni messe in preventivo comunque sono 15.060. Con una diminuzione che non va oltre il 3% complessivo, si è già detto: ma nell’industria l’arretramento è di otto punti percentuali (meno 21% nel settore estrattivo, meno 9% in quello metalmeccanico, meno 6% nelle costruzioni. Fanno da contraltare una certa qual stabilità dei servizi e, soprattutto, anche qui la crescita dell’agricoltura (più 9%). Aumenta di un punto la difficoltà di reperimento delle figure professionali effettivamente volute (51%) ma aumenta anche una qualche attenzione alla transizione verde: in particolare nei servizi e nell’agricoltura, cresce la percentuale di imprese che mettono quattrini sulla ruota delle tecnologie verde così da far salire al 27% la media provinciale di quante investono per aumentare il risparmio energetico e ridurre l’impatto ambientale.
La nota completa di grafici e tabelle per ciascuna delle tre province è allegata a questo comunicato stampa ovvero scaricabile dal sito www.isr-m











