I treni divorano energia: polo in Toscana per alimentarli con le fonti rinnovabili
Creato un impianto da 10mila pannelli grande più del doppio dello stadio

Diecimila pannelli fotovoltaici per una eestensione di 70mila metri quadri: è l’impianto aretino di Fs Energy per ottenere energia da fonti rinnovabili
AREZZO. Le Fs, l’azienda ferroviaria pubblica del nostro Paese, è «il più grande consumatore italiano di energia elettrica»: non lo dice qualche gruppo ecologista bensì il numero uno di Fs Energy, Antonello Giunta, messo al timone di questa società creata per rendere l’approvvigionamento energetico «più sostenibile ed economico». Già, perché parliamo di «oltre 7 terawattora (Twh) annui» per «una spesa energetica che supera annualmente il miliardo di euro». Adesso il processo per raddrizzare un po’ le cose approda in Toscana: la nuova tappa nel percorso di decarbonizzazione avviato da Fs Energy è ad Arezzo, dove è stato annunciato il via a «un nuovo impianto fotovoltaico a produzione di energia rinnovabile collegato alla rete ferroviaria, il terzo dopo quelli di Padova e Foggia».
Secondo quanto viene riferito, l’impianto fotovoltaico di Arezzo è costituito da «circa 10mila pannelli ad alta efficienza (22,4%), ciascuno da 480 Wp, installati su una superficie complessiva di circa 70mila metri quadri». Per avere un’idea: ben più del doppio dello stadio aretino, compresi gli spalti e il perimetro esterno; quasi 20 volte la piazza Grande, che è il cuore della città toscana. La potenza nominale complessiva è pari a 4,8 megawatt, con una produzione annua stimata di circa 5,8 gigawattora.
Elemento distintivo del progetto – spiegano dal quartier generale di Fs Energy – è stato «l’utilizzo della progettazione digitale attraverso il Building Information Modeling (Bim), che ha consentito di ottimizzare ogni fase del processo, ridurre tempi e rischi operativi e garantire un migliore inserimento dell’impianto nel contesto territoriale, con un impatto ambientale e paesaggistico contenuto».
L’attivazione dell’impianto di Arezzo viene messa in risalto dal gruppo ferroviario come la conferma tangibile della propria strategia “verde”. Obiettivo: installare oltre un gigawatt di capacità rinnovabile entro il 2029 e circa 2 gigawatt entro il 2034, arrivando cioè a «coprire fino al 40% del fabbisogno elettrico complessivo». Nel complesso, l’impianto toscano e quelli già attivi a Padova e a Foggia forniranno insieme «una produzione complessiva di circa 17 gigawattora all’anno, equivalenti a migliaia di chilometri percorsi dai treni utilizzando energia sostenibile».
Il gruppo Fs tiene a sottolineare «il proprio impegno nella decarbonizzazione dei consumi energetici e nello sviluppo di infrastrutture all’avanguardia», così da poter offrire «beneficio dell’ambiente e della collettività»: «I nuovi impianti – si afferma presentando quello aretino – rappresentano un esempio concreto di come innovazione tecnologica, progettazione digitale e cooperazione tra le società del gruppo Fs possano accelerare la transizione verso un sistema ferroviario sempre più sostenibile, resiliente ed efficiente».
È da aggiungere che le attività di allaccio e installazione dell’impianto alla sottostazione elettrica sono state curate completamente direttamente dalle società del gruppo ferroviario grazie ai tecnici di Italferr e Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), le due principali società operative nell’ambito ingegneristico e infrastrutturale del gruppo Fs. L’impianto – viene messo in rilievo – è collegato alla sottostazione tramite un cavidotto a 20 kV lungo circa 800 metri posato in canalizzazioni interrate realizzate mediante tecniche innovative di trivellazione, necessarie per l’attraversamento in sotterraneo delle linee Alta Velocità e convenzionale Roma-Firenze. La sottostazione elettrica consente di trasformare e convertire l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici nella tensione adatta ad alimentare gli azionamenti e i motori dei treni.











