Magna: da ministro, Regione e Comuni una firma per acchiappare investimenti
Tempesta sull’industria dell’auto: Livorno prova a difendersi con gli accordi

Lo stabilimento della multinazionale Magna a Guasticce nell’area ex Cmf: conta 500 addetti
GUASTICCE (Livorno). Capiterà che Regione Toscana di centrosinistra e governo centrale di centrodestra tornino a darsele di santa ragione sul cosiddetto salario minimo o sul reddito di cittadinanza o magari sui tagli del dimensionamento scolastico così come capiterà che su torni a gridare perché una multinazionale scappa altrove e lascia gli operai senza busta paga. Ma almeno stavolta no, per un giorno no: anche se stiamo parlando del settore dell’industria dell’auto in crisi più che mai; anche se stiamo parlando di un comprensorio come Livorno dove le tute blu della componentistica auto, un tempo il segmento principale della manifattura locale, ha pagato un prezzo sociale pesante e, con il caso Pierburg in vendita, rischia di ripagarlo ulteriormente.
No, stavolta no: e anzi l’intesa raggiunta al tavolo del ministero delle imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso potrebbe diventare il paradigma. Riguarda la Magna Closures, stabilimento di una multinazionale canadese con radici a Guasticce (Livorno), mezzo migliaio di addetti più indotto, produzione di serrature con l’ambizione di uscire anche dall’ambito tradizionale e puntare su gioiellini “smart” di chiusure intelligenti. Un mercato forse, rispetto ad altre realtà anche nel territorio livornese, un po’ meno dipendente dai guai Fiat (e dal suo sostanziale disimpegno dalla produzione di auto che ha portato in non molto tempo al dimezzamento dei volumi di vendita).
Un identikit da esperienza-pilota per altri casi simili in cui il fuoco dello smantellamento produttivo non ha già divorato fabbrica e speranza. Lo dice Valerio Fabiani, che nella squadra del “governatore” Eugenio Giani è il consigliere sul fronte lavoro e aziende in crisi. Alle spalle c’è «un confronto serrato e un lavoro intenso tra l’azienda, le istituzioni e le organizzazioni sindacali». L’approdo è un protocollo d’intesa, e questo non dice un granché: si a che di “protocolli d’intesa” sono lastricate le vie dell’inferno operaio. Ma in questo caso potrebbe non essere il solito papocchio di promesse a vanvera e impegni generici: «L’intesa è, da un lato, condivisa anche dal ministero (e quindi dal governo) e, dall’altro, è figlio degli accordi precedenti sviluppati a livello territoriale in accordo con le organizzazioni sindacali: costituisce cioè «un esempio di politica industriale dal basso», dice Fabiani parlando del caso Magna come possibile modello da replicare.
Il punto è che ognuna delle parti in causa si è impegnata a fare la propria parte. Con un obiettivo: evitare che anche questa sia una multinazionale con la valigia in mano.

La firma dell’accordo sulla Magna: siamo nella sede ministeriale a Roma, al centro il ministro Adolfo Urso, sulla destra il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore livornese Federico Mirabelli
Dal quartier generale della Regione Toscana tengono a rivendicare che, di fronte alle incertezze del settore auto, non si è rimasti ad aspettare che cominciasse la tempesta ma si è provato a giocare d’anticipo: con un luogo di confronto – un tavolo, insomma – in cui, «già da alcuni anni», si sono tenuti gli occhi aperti: l’azienda, le organizzazioni sindacali e i Comuni di Collesalvetti e Livorno chiamati a discutere passo dopo passo con la Regione per «monitorare eventuali nubi in arrivo», questo il senso delle parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, uno dei firmatari dell’intesa.
Beninteso, senza illudersi che siano tutte rose e fiori: pochi giorni fa il sindacato di fabbrica ha piantato uno sciopero di un’ora a fine turno perché l’azienda non riusciva a risolvere la questione del freddo gelido all’interno dello stabilimento. Eppure il giudizio che arriva dalla Regione Toscana è che nel caso Magna ha premiato «l’intenso lavoro fatto su base territoriale», ora «promosso su scala nazionale con la sottoscrizione del protocollo al ministero»: vale come «una sorta di progetto pilota nella politica industriale riguardo al sostegno preventivo alle aziende alle prese con congiunture difficili, mirato a sostenerle nella scelta del rilancio».
Per Giani è «l’ultimo tassello di una collaborazione istituzionale che arriva all’ultimo livello, quello del governo, e che ci consente di mettere in campo gli strumenti necessari a tutelare e ad accompagnare una presenza industriale strategica».
Accanto a Giani c’è il ministro Urso: la penseranno diversamente in 98 questioni su cento e tuttavia hanno trovato insieme la quadra per firmare un patto in cui ciascuno dei soggetti mette qualcosa del suo. Lo dice il ministro: «Questa intesa accompagnerà gli investimenti necessari a rendere il sito di Guasticce più competitivo, tutelando occupazione e competenze in un settore cruciale come l’industria dell’auto». Aggiungendo poi: «È ancor più significativo in un momento di profonda transizione del settore, per il quale l’Italia è protagonista in Europa nel guidare le riforme necessarie a riportare il comparto sulla strada giusta, difendendo competitività e neutralità tecnologica da approcci ideologici».

Il tavolo sul caso Magna Closures, lo stabilimento di Guasticce
Cosa farà Magna Closures? Il suo mestiere: gli investimenti. Lo farà impegnandosi a condividere «con le organizzazioni sindacali e le istituzioni l’evoluzione del piano industriale», a «investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze del personale» e a «valutare, in raccordo con le parti sociali, eventuali strumenti di sostegno al lavoro e agli investimenti».
Il ministero accompagnerà l’impresa per aiutarla a districarsi nella babele delle misure nazionali a supporto del rilancio industriale: e qui Urso cita, ad esempio, “accordi per l’innovazione”, “contratti di sviluppo” e “fondo per la transizione industriale”. Alla Regione Toscana, invece, spetterà il compito di prevedere «strumenti regionali la crescita dell’azienda promuovendo attività di ricerca e sviluppo, investimenti qualificati e la formazione continua». Quanto ai Comuni di Livorno e di Collesalvetti, «assicureranno il proprio contributo al progetto industriale attraverso la partecipazione ai tavoli di concertazione» e tenendo i fari puntati così da avere un monitoraggio dell’attuazione degli impegni (oltre ad attivare, per quanto di loro competenza, le opportunità collegate alle aree di crisi industriale complessa).
Detto per inciso, prende la parola anche l’assessore al lavoro del Comune di Livorno, Federico Mirabelli: questa storia la conosce bene perché, prima di salire le scale di Palazzo Civico ed entrare in giunta, lavora come operaio proprio alla Magna. Mirabelli è soddisfatto: «È un segnale importante di attenzione e impegno verso il sito produttivo di Guasticce e verso le lavoratrici e i lavoratori che vi operano. Si tratta di un risultato frutto di un lavoro di squadra tra istituzioni, azienda e parti sociali portato avanti nell’ultimo anno, che mira a rafforzare e a rendere competitivo il presidio industriale sul nostro territorio». Una intesa che ha forse ancora maggior rilevanza perché – annota Mirabelli – «si inserisce in un quadro particolarmente critico per settore automotive caratterizzato da forti incertezze, legate alle transizione tecnologiche, ai mercati e alle scelte industriali globali».
Detto che bisogna evitare che «tutto ricada esclusivamente sulle lavoratrici e lavoratori e sulle comunità locali», Mirabelli rimarca che «come Comune di Livorno continueremo a fare la nostra parte, partecipando ai tavoli di concertazione e vigilando sull’attuazione degli impegni assunti, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione e sostenere uno sviluppo industriale solido e sostenibile, pur in un contesto che resta complesso e in continua evoluzione».











