«Magna, ben venga l’intesa istituzionale ma quanti “ma”…»
Fiom: intanto siamo in "solidarietà" e i precari sono stati lasciati a casa

Lo stabilimento della multinazionale Magna a Guasticce nell’area ex Cmf: conta 500 addetti
DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si racconta l’intesa fra ministero, Regione Toscana, Comuni di Livorno e Collesalvetti e l’azienda
GUASTICCE (Livorno). Ben venga l’intesa a supporto del consolidamento della presenza di Magna Closures a Guasticce che ha visto al tavolo del ministro la firma della Regione Toscana, dei Comuni di Livorno e Collesalvetti e dell’azienda. È un accordo che «definisce un quadro di collaborazione istituzionale per accompagnare la fase di transizione del settore automotive e individua alcuni ambiti di intervento:
- riconversione e sviluppo produttivo,
- attività di ricerca e innovazione,
- possibili collaborazioni con il sistema universitario e della ricerca,
- formazione del personale,
- accesso agli strumenti pubblici di sostegno agli investimenti e iniziative di valorizzazione territoriale.
Ok, dice il sindacato Fiom Cgil: «Prendiamo atto del coinvolgimento del Governo e delle istituzioni territoriali e del riconoscimento del sito di Guasticce come realtà inserita in una filiera strategica». Ma c’è un “ma”: l’intesa non significa che ora è tornato a splendere il sole. «La situazione industriale e occupazionale resta complessa», dice Massimo Braccini alla testa dei metalmeccanici Cgil livornesi: «È tuttora in vigore il contratto di solidarietà (in scadenza ad aprile), la saturazione produttiva non è stata raggiunta e la gran parte dei contratti a termine non è stata rinnovata: elementi che rendono necessario entrare nel merito delle prospettive produttive».
Per dirne una, il dirigente sindacale sottolinea che è «potenzialmente positiva» la possibilità di collaborazioni con Università e centri di ricerca: ma è un aspetto che «dovrà essere reso operativo attraverso progetti concreti, risorse dedicate e ricadute verificabili sul piano industriale e occupazionale». Idem per gli strumenti sulla formazione e sulle politiche attive: «Dovranno essere coerenti con una reale prospettiva di sviluppo e non limitarsi alla gestione della fase di difficoltà», dice Braccini.
La Fiom chiede che il percorso avviato sia inserito «in una strategia nazionale complessiva per il settore dell’industria dell’auto», che sia «capace di governare i processi di riorganizzazione in atto lungo tutta la filiera e di dare certezze su investimenti, volumi e occupazione». O c’è una visione di sistema o c’è il rischio che «gli accordi restino confinati a un livello dichiarativo».
C’è la necessità che il piano industriale di Magna sia «valutato con un orizzonte di medio-lungo periodo, che vada oltre l’attuale fase di transizione e sia in grado di garantire continuità produttiva e occupazionale al sito di Guasticce»: è questa la sottolineatura del sindacato di categoria di casa Cgil, ribadendo che le organizzazioni sindacali hanno bussato alla Regione Toscana per chiedere «un incontro in cui approfondire i contenuti del Protocollo, le modalità di attuazione degli impegni assunti e le prospettive per lavoratrici e lavoratori nei prossimi anni».











