Ora l’economia del mare spalanca gli occhi sulla cybersicurezza
La logistica nell’era delle crisi globali e delle minacce geopolitiche

L’ammiraglio Aurelio De Carolis, comandante in capo della squadra navale della Marina Militare
RAPALLO. Si capisce l’aria che tira pensando che il forum di Rapallo sotto il segno di “Shipping, Transport & Intermodal” spende tutta intera la giornata per parlare di «scenari geopolitici e sicurezza delle infrastrutture critiche, in un contesto globale segnato da instabilità, conflitti e nuove vulnerabilità». L’avreste mai immaginato anche solo dieci anni fa? E pensare che nei giorni della caduta del Muro di Berlino credevamo fosse finito l’equilibrio della deterrenza a suon di terrore missilistico reciproco, e invece ora ricordiamo questi decenni alle nostra spalle come la più lunga era di pace della storia del pianeta, quantomeno negli ultimi secoli.
Tanto per confermare il clima, l’apertura del confronto non è affidata a un economista o a un ingegnere trasportista bensì all’ammiraglio Aurelio De Carolis. La complessità dello scenario geopolitico (con relative implicazioni per la sicurezza marittima) la descrive bene un dato: «Oggi come oggi la Marina Militare italiana è impegnata con una media di 30 unità navali, delle quali 6 oggi sono fuori dal Mediterraneo, a tutela degli interessi nazionali e in collaborazione con i nostri alleati». Operazioni che forse non sono mai state così complicate di fronte al fatto che bisogna tener gli occhi aperti «sul mare, sopra e sotto la sua superficie». Con un extra rispetto al passato anche recente: c’è una attenzione crescente ai fondali marini diventati teatro strategico per la presenza di infrastrutture vitali come condotte energetiche e cavi sottomarini da cui transita il 98% del traffico dati globale.
Nessuno ne parla e non diventa mai titolone a sei colonne, un po’ come accade alla cura del territorio dal dissesto idrogeologico: si chiama “Fondali sicuri” ed è l’operazione permanente che effettua una sorta di “manutenzione della sicurezza”. Come? «Difendendo le dorsali digitali e i gasdotti dai rischi di sabotaggio», dice il comandante. Il nuovo “Polo Nazionale della Dimensione Subacquea”, inaugurato a La Spezia a fine 2023 è l’emblema di questo cambio di passo: comporta anche la collaborazione con l’industria e l’attenzione allo sviluppo tecnologico. Tutto questo ha anche un altro aspetto: adesso non sarà più qualcosa da far passare sotto silenzio. «Formazione, addestramento e comunicazione sono centrali: serve anche visibilità per attrarre i giovani e rafforzare nelle pubbliche opinioni la consapevolezza sull’operato delle forze armate», conclude l’ammiraglio.
La sicurezza marittima e la cyber-resilienza sono stati al centro del primo “panel”. Il capitano di vascello Alberto Meoli, assistente del comandante generale della Guardia Costiera, ha ricordato «l’attacco cyber a una nave di bandiera italiana il 16 dicembre scorso» e ha messo in rilievo il fatto che il Mar Mediterraneo, «pur rappresentando solo l’1% delle acque globali, concentra il 25% del traffico commerciale mondiale». Aggiungendo poi: «Negli ultimi 15 anni si sono registrati solo in Italia 816 eventi atmosferici estremi, mentre nel 2025 si sono registrate 170 interruzioni di cavi sottomarini, che nel 90% dei casi sono state causate da attività accidentali di pesca a strascico e di ancoraggio». Attenzione anche a un altro aspetto che si sta approssimando: bisogna adeguare il quadro normativo in vista dell’arrivo delle navi a conduzione autonoma o semiautonoma.

I protagonisti del secondo panel al forum di Rapallo
L’ingegner Mario Bernero (EngiNe) ha illustrato i sistemi sviluppati per migliorare sicurezza e gestione delle infrastrutture portuali: Ebas (assistenza all’ormeggio), Emil (monitoraggio costiero) e Shcm (analisi strutturale delle banchine) che «forniscono dati in tempo reale e storicizzati, utili per la prevenzione dei danni e l’efficienza operativa». L’ha fatto ricordando che, in collaborazione con Cetena, WaveRadar è stato installato anche in un porto indonesiano: «Monitoriamo maree, fondali e condizioni ambientali critiche: soluzioni essenziali anche per i porti liguri, oggi più esposti ai cambiamenti climatici», queste le sue parole.
A giudizio di Marco Ghisi, vicepresidente dello sviluppo business domestico di Leonardo Divisione Cyber & Security, occorre un approccio che rafforzi in partenza la cyber-resilienza delle infrastrutture marittime e logistiche, «sempre più esposte ad attacchi ibridi»: ad esempio, nello scenario geopolitico attuale bisogna tener presente anche «il rischio di dipendenze esterne incorporato nelle tecnologie». Mai dare per scontata la sicurezza sulla base di una fiducia a prescindere: tutti come san Tommaso, insomma; dunque ben venga il ricorso a soluzioni innovative «sviluppate e governate in ambito europeo».
Ghisi insiste sul fatto che l’innovazione portata avanti da Leonardo, «anche attraverso la collaborazione con le eccellenze del territorio (piccole e medie imprese, università, centri di ricerca e centri di competenza)», è decisivo per la resilienza del sistema portuale, e la grande industria «può fungere da catalizzatore». Le competenze di Leonardo – ha aggiunto – spaziano «dalla cybersicurezza al digitale, dalle comunicazioni all’intelligenza artificiale» e possono accompagnare l’evoluzione tecnologica dei porti e delle infrastrutture, cogliendo sì le nuove opportunità ma «con la garanzia di tecnologie affidabili e sovrane».

L’immagine del manifesto del forum organizzato a Rapallo
Geopolitica, commercio globale e dogane sono stati nel menù del secondo panel. Partendo dall’affondo di Alessandro Albertini, presidente di Anama Fedespedi, relativamente alla tassa da 2 euro sui pacchi di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue: «Sta creando distorsioni nei flussi e incidendo negativamente sulla competitività della logistica italiana e del cargo aereo, che nei primi undici mesi del 2025 ha registrato una crescita limitata all’1,6%». Qui non si contesta l’obiettivo dei dazi sull’e-commerce, ma – questa la sua posizione – è indispensabile «un coordinamento a livello europeo anche in vista del contributo Ue da 3 euro previsto per luglio 2026»: c’è da salvaguardare il Made in Italy e l’attrattività del sistema logistico nazionale, secondo Albertini.
Antonella Sada, che in Dhl è responsabile del settore affari generali e comunicazione, mette in evidenza quanto le sfide geopolitiche impattino direttamente sulle strategie aziendali. Un report Dhl-Nyu – spiega –segnala che nella prima metà dello scorso anno il commercio globale è cresciuto: le spedizioni hanno percorso in media 4.990 chilometri con scambi interregionali in più della metà dei casi (50,7%). «Globalizzazione significa anche opportunità: l’Italia può essere competitiva, se ben supportata», è la sua conclusione.
Dal quartier generale di Sea Aeroporti Milano il direttore del settore cargo, Francesco Raschi, riferisce che il settore cargo aereo in Italia rappresenta «una nicchia di volumi ma strategica: nel 2025 Malpensa ha movimentato 800mila tonnellate, incluse le spedizioni su gomma. Tradotto: «Bastano due navi per trasportare quanto movimentiamo in un anno, ma il trend è in crescita». Raschi ha chiesto regole chiare e di lungo termine, senza incentivi, per facilitare investimenti in infrastrutture logistiche e magazzini: «Operiamo in un quadro vincolato: ambientale, acustico e di concessione. Serve stabilità normativa per garantire continuità e sviluppo».
A chiudere questo panel il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari: i numeri della portualità italiana sono in crescita, 12 milioni di teu. Ma c’è un “ma”: «Molto traffico transita, come a Gioia Tauro, ma non resta sul territorio». I porti italiani – è la sua sottolineatura – riflettono un sistema produttivo stabile se non stagnante, certo non espansivo (mentre cresce invece il traffico passeggeri). Ferrari tiene a rimarcare che già anni fa uno studio del ministero delle infrastrutture stimava una capacità superiore ai 25 milioni di teu e invitava a fare sistema, puntando su partnership pubblico-privato. Con investimenti in modo mirato, «perché centinaia di milioni non ci sono».
L’ultimo panel della mattinata ha affrontato gli aspetti legali e assicurativi nell’ambito del trasporto marittimo e della logistica. Enrico Molisani, partner di Wegal Studio Legale, ha condotto il panel evidenziando come la transizione energetica e il rischio cyber stiano ridisegnando i riferimenti normativi e assicurativi nel settore marittimo. Ma le normative – spiega – non tengono il passo del cambiamento tecnologico”, ha spiegato. Il rischio cyber, sempre più centrale, si somma agli impatti “Esg” e ambientali, incidendo su “rating”, premi assicurativi e gestione operativa.











