«Caro ministro, ecco le due mosse per sconfiggere il caro energia»
"Conto termico” e “energy release”: come funzionano. E poi c’è un terzo meccanismo che…
ROMA. Confcommercio stavolta non si limita a maledire il caro energia e a piangere sul caro bollette: prova a mettere in campo un paio di idee per convincere il governo che non è solo questione di ridurre l’impatto dei costi. Le misure richieste sono strutturali.
Beninteso, il punto di partenza è il fatto che i prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità «calano nella prima parte del 2025, ma tornano a salire negli ultimi mesi, mantenendo le bollette delle imprese ben al di sopra dei livelli pre-Covid». Parte da qui la lettera che Confcommercio ha inviato al ministro Gilberto Pichetto Fratin, titolare del dicastero dell’ambiente e della sicurezza energetica, per invitare il governo a prendere «misure strutturali sugli oneri di sistema» e a riformare il mercato elettrico.
L’organizzazione di categoria – la più grande del Paese, visto che raggruppa oltre 700mila imprese – dà atto al governo di aver fatto qualcosa di positivo nel sostenere con interventi di contenimento dei costi una fase di riduzione: «Nei primi cinque mesi dell’anno, rispetto ai livelli di inizio 2025, il gas ha segnato un calo del 28% e l’energia elettrica del 36%». Ma i rincari hanno rialzato in seguito la testa: è nella parte finale dell’anno che «si è assistito a una nuova risalita dei prezzi». La misura la dà lo standard dei prezzi dell’era pre-Covid: nel 2025 la bolletta elettrica delle imprese del terziario di mercato risulta «più alta del 28,8% rispetto al 2019, considerato l’ultimo anno “normale” prima della pandemia e delle successive turbolenze dei mercati energetici». Non è tutto: l’aumento per il gas è «ancor più marcato», visto che nello stesso periodo «segna un incremento del 70,4%».
È impietoso anche il raffronto tra i trimestri autunnalI, quello del 2025 e quello del 2019: la bolletta è «cresciuta del 38,9% per l’energia elettrica e del 52,6% per il gas». Con una sottolineatura: a incidere in modo rilevante sulle bollette elettriche «non è soltanto la componente energia, che rappresenta circa il 60% del totale, ma – insiste l’organizzazione dei commercianti – anche gli oneri generali di sistema, tornati a pesare per quasi il 20% dopo la conclusione delle misure emergenziali». Questo è quel che salta fuori dall’Osservatorio Confcommercio Energia (Ocen) di gennaio, che analizza l’impatto dei costi energetici sulle imprese del terziario di mercato.
Confcommercio annuncia che nella lettera al ministro ha sollecitato «l’adozione di strumenti strutturali a tutela delle imprese, in particolare delle piccole e medie». Come? Soprattutto, a giudizio dell’organizzazione di categoria c’è da «rendere permanenti gli interventi sugli oneri di sistema e di avviare una riforma del mercato elettrico». Prima di tutto c’è un provvedimento specifico: riguarda «il disaccoppiamento del prezzo dell’energia da quello del gas», così da assicurare alle piccole e medie imprese «prezzi più stabili e sostenibili».
Ma ci sono anche altri “ingranaggi” che Confcommercio mette in risalto: ad esempio, auspicando «una maggiore partecipazione delle piccole aziende ai meccanismi di “energy release”». Di cosa si tratta? Di un meccanismo in base al quale il Gestore elettrico (Gse) offre alle imprese divoratrici di energia, ben indicate in una precisa categoria, di avere una fornitura di energia rinnovabile a prezzo calmierato per 3 anni, ma con l’impegno di restituirla indietro nell’arco di vent’anni grazie alla realizzazione di nuovi impianti per ricavare energia dal sole o dal vento
C’è dell’altro, e anche in questo caso è una misura già esistente il cui ambito è da allargare, secondo Confcommercio: stiamo parlando del “conto termico”, cioè dell’incentivo statale che è in mano anch’esso a Gse e prevede rimborsi diretti in moneta sonante (e in una misura che copre i due terzi della spesa) per aiutare le imprese a decidere su edifici esistenti la realizzazione di modalità di efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili.
Insomma, nell’uno come nell’altro caso si va verso l’accompagnamento delle imprese in direzione della autoproduzione e dell’efficienza energetica.

Il report di Confcommercio somma i costi della bolletta elettrica e quella del gas dell’ultimo trimestre 2025: i settori più penalizzati sono gli alberghi di medie dimensioni con 9.117 euro di spesa media mensile, seguono i negozi di grandi dimensioni (5.979 euro), gli hotel di piccole dimensioni (5.263 euro), i negozi alimentari (2.334 euro), i ristoranti (2.083 euro), i bar (1.009 euro), i negozi non alimentari (855 euro). Più nel complesso, a giudizio dell’organizzazione dei commercianti è la prova del nove del fatto che il costo dell’energia «continua a rappresentare un freno alla competitività delle imprese del terziario di mercato e che risultano ancora più penalizzanti nel confronto con gli altri Paesi europei». Per capirci: nel 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia all’ingrosso è maggiore
- del 79,6% rispetto alla Francia,
- del 78,7% rispetto alla Spagna,
- del 27% rispetto alla Germania.
È da evidenziare che, tra il 2019 e il 2025 – cioè tra l’ultima fase pre-Covid e adesso – l’energia elettrica in Italia è aumentata del 122%: quasi il doppio rispetto alla Francia (+64%) e tre volte e mezzo rispetto alla Spagna (+36%).











