Pierburg, i lavoratori provano a entrare nella stanza della compravendita
L’assemblea all’unanimità detta le condizioni: o date garanzie o lotteremo

L’insegna del gruppo Rheinmetall all’ingresso dello stabilimento Pierburg di Livorno
LIVORNO. Definizioni come «certi e immediatamente esigibili». Aggettivi come «credibili, dettagliati» e, più in là, come «verificabile» ma anche «chiaro, definito e trasparente»: soprattutto «vincolante», ripetuto a più riprese. Verbi come «pretende». Da riassumere con una sottolineatura chiave: gli impegni nei riguardi dei lavoratori non sono un extra affidato alla benevolenza dell’acquirente ma devono essere «formalmente allegati all’atto di vendita, prevedendo penali severe e vincolanti in caso di mancato rispetto».
L’assemblea dei lavoratori dello stabilimento Pierburg di Livorno, di fronte alla comunicazione che attualmente sono rimaste in lizza due offerte per rilevare la parte civile che la capogruppo Rheinmetall intende vendere, non la mandano a dire. Lo fanno approvando all’unanimità un documento che, al di là della strumentazione giuridica, sembra voler essere un chiaro avviso a chi vuol prendere in pugno le sorti della loro fabbrica: non pensate di venire qui e farci a pezzi costringendoci ad accettare tutto quel che volete. Lo dice senza tanti arzigogoli la chiusura del documento: «Nessuna cessione senza garanzie, nessun accordo senza tutele: il lavoro non si vende».
In mezzo alle righe e alle parole si legge principalmente una preoccupazione: veder arrivare uno di quei fondi speculativi la cui ragion d’essere è l’acquisizione di grossi complessi da smembrare senza nessuna prospettiva industriale ma semplicemente vendendoli pezzo dopo pezzo. Uno “spezzatino”, insomma. È per questo che i lavoratori insistono non solo sulla «piena tutela dell’occupazione, la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la stabilità del sito produttivo di Livorno», che pure viene messo al primo posto.
C’è una griglia di altri elementi che l’assemblea indica. Un altolà esplicito («respinge») a «qualsiasi ipotesi di cessione che non garantisca in modo certo, vincolante e verificabile» anche il rispetto di questi paletti:
- un perimetro della cessione «chiaro, definito e trasparente», che «non lasci spazio a future dismissioni o smembramenti»;
- piani industriali «credibili, dettagliati e di lungo periodo, accompagnati da investimenti certi e immediatamente esigibili», in grado di «garantire la continuità produttiva e il rilancio dello stabilimento»;
- la «definizione puntuale delle linee di prodotto e delle prospettive industriali»;
- garanzie contrattuali «per tutte le lavoratrici e i lavoratori, inclusi strumenti di riqualificazione professionale e tutele in caso di riorganizzazioni o ristrutturazioni».
PIERBURG STORY/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui a settembre si segnala che la fabbrica livornese era stata messa in vendita
PIERBURG STORY/3: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui a metà ottobre si rilancia l’indiscrezione riguardante l’interesse di un fondo americano per l’azienda
PIERBURG STORY/4: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui a novembre si dà conto dello sciopero dei lavoratori dello stabilimento livornese per chiedere garanzie
PIERBURG STORY/5: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui all’inizio di dicembre si spiega che ci sono tre pretendenti in lizza per l’acquisizione delle attività civili del gruppo
PIERBURG STORY/6: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si dà voc alla delusione dei lavoratori dopo che in extremis è saltato il tavolo di confronto al ministero

Livorno, via Salvatore Orlando, a poche centinaia di metri dall’accesso al porto via varco Valessini: ecco l’ingresso dello stabilimento Pierburg
Tanto per rafforzare il concetto, l’assemblea non si accontenta di una qualche promessa e di un po’ di sorrisi: dice che «pretende che tali garanzie siano oggetto di uno specifico accordo sindacale con il sindacato di fabbrica (Rsu) e con il sindacato metalmeccanici (Fiom)». Non è tutto: tutti gli impegni assunti devono essere «formalmente allegati all’atto di vendita, prevedendo penali severe e vincolanti in caso di mancato rispetto».
C’è infine una doppia sottolineatura per dire che la compravendita non è una bega privata fra venditore Rheinmetall e acquirente: un terzo soggetto dev’essere coinvolto. In concreto: è «indispensabile che venga garantito un confronto continuo, trasparente e vincolante con le lavoratrici e i lavoratori durante tutte le fasi della procedura di cessione» e che «le istituzioni esercitino pienamente il proprio ruolo di controllo e di garanzia».
Nel frattempo, non si sta con le mani in mano ad aspettare che si facciano i giochi al tavolo della trattativa di vendita: «L’assemblea dà mandato pieno alla Rsu e alla Fiom a proseguire e rafforzare lo stato di mobilitazione sindacale, non escludendo ulteriori iniziative di lotta qualora non vengano fornite risposte concrete e coerenti con le richieste avanzate».











