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LIVORNO

Il punto di controllo frontaliero è un gioiello: ma, inaugurato da 8 mesi, non è mai partito

Spedimar in pressing su Gariglio. L’Authority: operativo forse entro marzo

Il fabbricato costruito dall’Authority livornese in Darsena Toscana per ospitare il “punto di controllo frontaliero”

LIVORNO. In virtù della frenesia delle sigle ormai è per tutti il “Pcf”: un gioiello che centralizza i controlli fitosanitari e veterinari su merci e animali come “punto di controllo frontaliero”. Prezioso per il porto di Livorno perché consente di ottimizzare i tempi senza far più fare alla merce lo zigzag fra le sedi dei vari uffici dislocati in differenti zone della città. E, caso raro, siccome comprende anche il settore vegetale, mettere a frutto anche quel quid in più in termini di competitività. Non solo: ha tutte le strumentazioni d’avanguardia, una rigida compartimentazione per evitare che i prodotti si contaminino accidentalmente, una geografia dei flussi delle merci ben studiata per ottimizzare percorsi e verifiche. Di più: è fra il terminal Tdt e la torre del Marzocco, nel cuore del cuore del porto. E ancora: è stato inaugurato da pochissimo (neanche otto mesi fa) e sa ancora di nuovo…

Però c’è un “però”: appunto, però che peccato vederlo fermo. Sì, il nastro inaugurale è stato tagliato ma poi il “motore” non è stato messo in moto. E di fatto il gioiello, nuovo di zecca e splendido per tecnologie e attrezzature, è fermo al palo.

La patata bollente è saltata fuori per iniziativa degli spedizionieri: la delegazione guidata dalla presidente Gloria Dari ha salito le scale di Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority livornese, per la visita istituzionale di presa di contatto del presidente dell’istituzione portuale Davide Gariglio con i nuovi vicepresidenti Antonio De Luca e Susanna Ghelarducci, accompagnati  dalla segretaria generale dell’organizzazione, Giovanna Zari.

Gli interni del punto di ispezione frontaliera: le “bocche di carico” del materiale

Gli esponenti di Spedimar hanno messo l’accenti sul fatto che le merci alimentari di origine animale o vegetale e i prodotti destinati all’alimentazione animale, provenienti da Paesi terzi, non sono una merceologia trascurabile: al contrario, rappresentano «una quota parte significativa del traffico complessivo in transito dal porto di Livorno». A ciò si aggiunga che, secondo quanto riferito, l’attivazione del “punto di controllo frontaliero” in forma unificata permetterebbe allo scalo livornese di incrementare del 20-30 per cento questo tipo di movimentazione, oggi invece «in gran parte dirottata in altri porti, dove i “punti di controlli frontalieri” sono già operativi. Senza contare che, come detto, Livorno avrebbe in più pure il vantaggio competitivo di potersi occupare nel proprio “Pcf” anche di controlli sui prodotti vegetali grazie alle autorizzazioni già ottenute: e questo potrebbe fare la differenza sotto il profilo della acquisizione di nuovi traffici.

Dalla sede dell’ente portuale riferiscono che «la struttura non è ancora operativa per motivi organizzativi legati alla collocazione negli uffici dei medici e del personale tecnico deputato alle attività di controllo». Fonti Spedimar attribuiscono i guai a qualche ingranaggio burocratico che si è impallato. Ma alla fin fine l’incontro non è stato uno sfogatoio o una semplice sventagliata di lamentazioni: l’Authority ha preso impegno a cucire soluzioni a misura di quanto necessita ai vari enti interessati (Usmaf, Uvac e Fito). Magari mettendo le mani avanti e definendola una «ipotesi ottimistica», comunque da Palazzo Rosciano contano di poter «procedere entro marzo all’immissione in possesso dei locali».

I vertici di Spedimar in visita a Palazzo Rosciano, sede dell’Auhority a Livorno: da sinistra Susanna Ghelarducci, Davide Gariglio, Gloria Dari, Antonio De Luca, Giovanna Zari

Le parti si sono incontrate e ascoltate: sarà ora l’”ultimo miglio” della procedura a dire la bontà delle conseguenze operative sullo sblocco dell’impasse. Resta il fatto che Davide Gariglio, presidente dell’Authority, ha detto di aver «ascoltato con attenzione le istanze di Spedimar», definendoli «temi importanti e giusti». E dunque? «Su alcune di queste criticità stiamo già lavorando, su altre – queste le parole di Gariglio – avvieremo presto un confronto con i soggetti interessati».

La presidente di Spedimar si è detta «soddisfatta»: Dari ha detto di aver apprezzato l’apertura e l’impegno da parte dei vertici dell’Authority: «L’incontro è stato come sempre costruttivo e improntato alla massima collaborazione».

Al di là del focus sul “punto di controllo frontaliero”, sono finiti nel menù del dialogo anche altre questioni: a cominciare dalla accessibilità del Port Community System (Pcs), «oggi non pienamente fruibile dagli enti di controllo», e dal potenziamento infrastrutturale del porto esistente. A tal proposito, sono state evidenziate tra le priorità l’allargamento del canale di accesso e l’intervento di resecazione della calata Tripoli per favorire le manovre di evoluzione delle navi più grandi.

m.z.

Pubblicato il
5 Febbraio 2026
di M.Z.

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