Portuali incrociano le braccia in più di 20 città contro il riarmo e le “navi della guerra”
Esce dai confini nazionali la mobilitazione organizzata da Usb e altre sigle sindacali

Il corteo organizzato a Livorno da Usb in occasione della mobilitazione proclamata in oltre 20 porti contro le “navi della guerra”
LIVORNO. Riprendere il filo rosso della mobilitazione nei porti contro i massacri a Gaza e ampliarne il raggio della lotta per estenderla contro le strategie di riarmo e contro il dirottamento di soldi pubblici dai servizi sociali e dai diritti dei lavoratori per alimentare invece la spinta bellicista e l’”economia di guerra”. Anche Livorno – così come Genova – è stata al centro della «prima giornata internazionale di lotta dei porti europei e mediterranei», com’è stata chiamata dal sindacato di base Usb. E con loro anche numerose altre città portuali italiane: fra le quali, a quanto è dato sapere, Trieste, Palermo, Civitavecchia, Crotone, Salerno, Bari, Ravenna, Ancona e Cagliari. Slogan-chiave: “I portuali non lavorano per la guerra”.
L’Usb l’ha promossa insieme ad altre quattro realtà sindacali che hanno portato la protesta fuori dai confini nazionali per toccare «vari porti: al Pireo, ad Elefsina, a Bilbao, a Pasaia, a Mersin e anche a Marsiglia, Brema e Amburgo», com’è stato reso noto dagli organizzatoriRisulta che una serie di altri soggetti abbia dato il proprio apprezzamento per questa lotta: a cominciare dal movimento statunitense “Stop Us-Led War” ma anche la Wftu (una federazione sindacale internazionale) e la Tppfc (sindacato europeo del settore trasporti) così come l’International Dockworkers Council (Idc).
I presidi hanno preso di mira anche gli arrivi di alcune navi della compagnia israeliana Zim in vari scali del nostro Paese: il boicottaggio ha tenuto le navi in rada anziché a banchina.
I promotori della mobilitazione parlano della «partecipazione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, cittadini, studenti e operai alle diverse manifestazioni». Ad esempio, un migliaio a Livorno i partecipanti all’iniziativa di lotta che è andata in scena per le vie del centro. Era stata preceduta da un presidio che fin dall’inizio del mattino ha tenuto banco davanti all’ingresso dal varco portuale del terminal Tdt in Darsena Toscana.

Il presidio organzzato a Livorno davanti al varco portuale per l’ingresso al terminal Tdt
«Abbiamo scelto di mettere al centro il ruolo che il lavoro e i lavoratori possono svolgere per non essere complici di questo meccanismo infernale e per fermare la deriva militarista del nostro continente»: questo è quanto dichiarato dal quartier generale livornese del sindacato extraconfederale Usb, che vuol battersi per una solidarietà internazionalista come «strumento concreto e reale» con il quale «opporsi all’imperialismo, ai genocidi e alle aggressioni» diventando fattore essenziale per «difendere i salari, le condizioni di lavoro, la salute e sicurezza e il diritto alla pensione dei portuali».
Gli organizzatori dànno appuntamento per «un’altra giornata di lotta ancora più partecipata da più porti e da più lavoratori e lavoratrici anche di altri settori». La mobilitazione di adesso – viene sottolineato – «porta sul tavolo del sindacalismo internazionale una questione fondamentale: il rifiuto dell’economia di guerra, del piano di riarmo e della militarizzazione dei porti». Ma con un obiettivo: allargare la protesta anche in direzione di altre richieste come «il rifiuto delle privatizzazioni, salari più alti, pensioni migliori e condizioni di sicurezza più adeguate per le lavoratrici e i lavoratori».











