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SMOG DALLE NAVI

«Ma il Gnl è un vicolo cieco, la soluzione è l’alimentazione di energia dalle banchine»

Gli ecologisti di “Cittadini per l’aria”: il dossier tedesco mostra l’effetto boomerang

MILANO. «Per la maggioranza delle navi a Gnl l’alimentazione elettrica da terra è un problema»: a segnalarlo è “Cittadini per l’aria”, realtà della galassia ecologista, che per mettere in discussione l’uso della tecnologia Gnl per ridurre l’impatto dell’inquinamento navale, cita uno studio realizzato per conto dell’associazione tedesca Nabu. In tale dossier – viene segnalato – il gas naturale liquefatto (Gnl) viene visto non come una tecnologia di transizione, insomma una «alternativa più rispettosa del clima rispetto all’olio combustibile pesante e al diesel marino». Il problema, secondo quanto viene sottolineato, è che semmai «rischia anzi di diventare un vicolo cieco per la protezione del clima nel settore dei trasporti marittimi».

Il contesto armatoriale si sta indirizzando verso l’uso del gas naturale liquefatto. A partire dal 2010 ad oggi le navi a Gnl sono aumentate «dal 20 al 40% all’anno». La citata ricerca dice che a nel giugno scorso, a livello mondiale, erano «in servizio 1.401 navi in grado di navigare a Gnl». Di che tipo? Molte di queste sono navi metaniere, ma «191 sono navi portacontainer». Alla stessa data erano in ordine «altre 336 navi portacontainer in grado di navigare a Gnl».

Nabu e Cittadini per l’aria contro le navi Gnl

L’associazione ecologista tiene a mettere in evidenza che «l’alimentazione a terra è una misura fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici nei porti e diventerà obbligatoria per molti tipi di navi nell’Unione europea a partire dal 2030». Lo studio commissionato dall’associazione Nabu – con cui Cittadini per l’aria collabora da tempo – all’istituto di ricerca CE Delft indica che «queste due “soluzioni” possono confliggere tra di loro: molte navi alimentate a Gnl non sono tecnicamente in grado di spegnere i motori durante le soste senza rischiare problemi di emissioni o di sicurezza».

“Cittadini per l’aria” mette in evidenza quanto afferma Sönke Diesener, esperto di trasporti marittimi di Nabu: «I risultati mostrano chiaramente che il Gnl non è una tecnologia di transizione praticabile per il trasporto marittimo. Molte navi a Gnl potranno adempiere solo in maniera limitata all’obbligo di allaccio all’alimentazione da terra a causa del cosiddetto “boil-off gas” (anche detto “Bog”), che si produce inevitabilmente nei serbatoi del Gnl e che va scaricato continuamente». Dieneser avverte che «se, mentre è in porto, questo gas non viene utilizzato dai motori della nave, come accade durante la navigazione, può generare ulteriori emissioni di metano o problemi di sicurezza riconducibili all’aumento della pressione nei serbatoi». Dunque: «Non potendo dal 2030 i motori essere accesi durante la sosta in porto, le emissioni di “Bog” delle navi a Gnl rischiano di compromettere le misure chiave per ridurre le emissioni climalteranti».

Anna Gerometta, presidente di “Cittadini per l’aria”, ricorda che «il trasporto marittimo è responsabile di circa il 3% delle emissioni globali di gas serra e contribuisce in modo significativo all’inquinamento atmosferico». Dito puntato anche contro il Gnl, che pure – afferma – è «preso in considerazione come alternativa ai combustibili marini convenzionali, in particolare per le sue emissioni inquinanti inferiori»: ma, dal punto di vista climatico, non è una scelta senza criticità: «Il funzionamento delle navi a Gnl rilascia, sia a causa delle fughe durante la produzione, il trasporto e l’utilizzo, sia dal “boil-off” gas come evidenzia questo studio, grandi quantità di metano: un gas che ha un impatto climatico a breve termine circa 85 volte superiore a quello della CO2». Per Girometta, molti studi indicano tale soluzione «non avere alcun vantaggio climatico rispetto ai combustibili convenzionali».

“Cittadini per l’aria” si presenta come una “onlus” creata da «un gruppo di cittadini che ha scelto di impegnarsi per difendere il diritto di respirare aria pulita». È da anni impegnata con Nabu in «una rete di associazioni europee, che operano nei paesi che si affacciano nel Mediterraneo, per ottenere che si riducano le emissioni inquinanti e climalteranti derivanti dalla navigazione». Nel frattempo ha dato vita a una galassia di esperienze con la rete “Facciamo respirare il Mediterraneo” che «in tanti porti italiani raccoglie associazioni, comitati e cittadini che si impegnano per rendere la loro città portuale respirabile».

Lo studio pubblicato adesso, secondo quanto ribadisce l’organizzazione “verde”, chiarisce che «le caratteristiche tecniche delle navi e i requisiti normativi volti ad ottenere emissioni zero in porto non sono ancora adeguatamente confrontati e coordinati». Un esempio? “Cittadini per l’aria” lo indica nel fatto che «le navi a Gnl devono ancora scaricare in modo sicuro il gas in eccesso anche quando sono collegate all’alimentazione elettrica a terra, senza poterlo però utilizzare efficacemente per la produzione di energia».

Agli occhi del gruppo ecologista, la transizione energetica marittima necessita di «soluzioni compatibili con la neutralità climatica a lungo termine». Al contrario, gli investimenti nel Gnl potrebbero assorbire ogni sforzo e finire per «bloccare le infrastrutture dei combustibili fossili per decenni e rallentare l’innovazione verso nuove soluzioni più pulite e climaticamente efficienti». E Diesener: «Al contempo, gli standard tecnici, le infrastrutture portuali e i requisiti normativi vanno allineati affinché la riduzione delle emissioni nei porti sia effettiva».

Il dossier firmato da Nabu e condotto dall’istituto di ricerca CE Delft – viene riferito – esamina «le possibilità tecniche di utilizzo dell’energia elettrica da terra per le navi alimentate a Gnl: sono stati analizzati diversi tipi di navi e configurazioni di serbatoi» ma, alla fin fine, secondo “Cittadini per l’aria”, i risultati «mostrano che la tecnologia Gnl e i futuri requisiti per la sosta in porto a emissioni zero non sono ancora allineati». In particolare, viene messo in risalto che «i serbatoi a membrana e di tipo B con grandi volumi ed elevate quantità di gas di “boil-off”, installati principalmente sulle navi porta-container, pongono particolari sfide tecniche e operative».

Pubblicato il
9 Febbraio 2026

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