Salvetti: Livorno ha invertito la rotta rispetto al difficile decennio pre-Covid
Il sindaco labronico guarda al 41° posto nell’indagine Cgia sul Pil provinciale

Il sindaco livornese Luca Salvetti
LIVORNO. Nel ventaglio delle oltre cento province esaminate dall’ufficio studi degli artigiani Cgia di Mestre per analizzare la crescita territoriale, la Toscana non primeggia proprio: il piazzamento migliore è quello di Firenze al 25° posto (con un incremento dello 0,75%), l’altra è Livorno con il 41° posto (più 0,69%) mentre «le altre toscane si collocano a seguire Pisa 52°, Prato 67° mentre Siena, Lucca, Grosseto e Arezzo sono tutte oltre la 70° posizione», secondo quanto emerso nell’«attesa analisi annuale» che, a giudizio del Comune di Livorno, «da tempo è diventato uno dei punti di riferimento più qualificati per comprendere l’andamento dell’economia italiana in tutti i settori». A quanto sembra di capire, con una analisi che guarda al Bel Paese provincia per provincia.
Il sindaco livornese Luca Salvetti parte da qui per dire che «sono Firenze e Livorno a trainare la crescita del Pil in Toscana nel quadro più complessivo dell’andamento nazionale» e che, rispetto al 2019, il dato di Livorno mostra anche una crescita «tra le più alte d’Italia: più 7,39%.». Lo definisce un «dato più che incoraggiante». È una indagine che mette insieme «i numeri dell’export, la stabilità dei consumi delle famiglie, i consumi della pubblica amministrazione e gli investimenti» mettendo in fila, l’una dopo l’altra, le realtà italiane «in base alla previsione di crescita: dal più 1,00% di Varese, la migliore, al meno 0,05% di Ragusa, che è la peggiore».
Nell’opinione di Salvetti, la città labronica spinge molto «puntando su blue economy, chimica e crescita del turismo». Il sindaco tiene a ribadire che «le attività legate al mare, porto in primis, le aziende come Eni e Solvay e i numeri delle presenze turistiche sono elementi nodali»: e tutto questo è collocato all’interno di «un quadro che fa intendere come la nostra realtà abbia invertito la rotta rispetto al difficile periodo del decennio pre-Covid».











