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FIERA MILANO RHO

Il florovivaismo si mette in vetrina: Italia terza potenza al mondo nell’export

Il valore della produzione supera i 3 miliardi, Toscana prima della classe

L’edizione 2025 di MyPlant: il floroviviaismo si mette sul palcoscenico della fiera

MILANO. Si chiama “Myplant & Garden” ed è il salone internazionale fra i più rilevanti nel campo del “verde professionale” (florovivaismo, paesaggio, garden): nella Lombardia disseminata di appuntamenti olimpici per i Giochi Invernali, questa decima edizione della maxi-fiera può esser vista «come una vera e propria “Olimpiade del verde”». Appuntamento a Fiera Milano Rho, dal 18 al 20 febbraio.

Niente meglio della “green arena” da 60mila metri quadrati riesce a rappresentare il peso economico che il florovivaismo ha nel nostro Paese, in testa la Toscana. Alla manifestazione prendono parte circa ottocento espositori, il 20% dei qual provenienti dall’estero, ai quali si aggiungono più di duecento delegazioni di top buyer provenienti da 47 Paesi («con un’incidenza crescente dei mercati ad alta capacità di spesa del Medio Oriente e dell’Asia centrale»). Tutto questo non può altro che confermare, da un lato, la dimensione globale della manifestazione e, dall’altro, il ruolo dell’Italia come «terzo esportatore mondiale di piante e fiori».

La rilevanza di questo settore la raccontano i numeri da record: il valore della produzione nazionale – viene fatto rilevare – ha superato nel 2024 «i 3,25 miliardi di euro». La crescita è risultata del 3,5% rispetto all’anno precedente e di oltre il 30% a paragone con dieci anni prima («nonostante tensioni climatiche e di mercato»), mentre «l’export ha superato 1,2 miliardi di euro con un saldo commerciale positivo di 374 milioni».

Come detto, è la Toscana l’asso pigliatutto in questo campo: alle sue spalle, nella classifica delle prime dieci regioni per produzione nel 2025 figurano nell’ordine: Liguria, Sicilia, Lombardia, Lazio, Campania, Puglia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Tutte con incrementi produttivi pari o superiori al 3%: eccettuato Campania e Puglia, che comunque ce la fanno a restare in campo positivo. I destinatari dell’export italiano: Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito. Quanto invece all’import, in testa figurano soprattutto Paesi Bassi, Francia, Spagna, Germania e Grecia.

Myplant si conferma così non solo vetrina commerciale, con migliaia di operatori ma anche luogo di sintesi di «una filiera – è stato messo in risalto – che pesa l’8% delle produzioni vegetali nazionali, coinvolge 17.500 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati», e guarda al futuro premiando in fiera innovazione, sostenibilità e le città italiane più attente al capitale verde. È una visione in cui «il verde non è più un accessorio, ma un asset economico e strategico, in grado di generare valore, occupazione qualificata ed export in un contesto competitivo globale sempre più attento a sostenibilità, salute e qualità dello spazio urbano».

Il vivaismo vale oltre 1,7 miliardi di euro e rappresenta più della metà della produzione italiana, dicono gli organizzatori. La floricoltura («con circa 1,5 miliardi di euro di valore») rafforza il proprio posizionamento nei mercati chiave europei. Per avere un parametro di riferimento: il valore della produzione mondiale di fiori e piante in vaso, nel 2024, è stato stimato in 24,5 miliardi di euro (da aggiungere poi 29 miliardi di euro per il vivaismo e 101 milioni per la produzione di bulbi), secondo le cifre di Crea su dati Aiph.

Il peso economico del comparto emerge anche nei contenuti, che pongono al centro il verde come infrastruttura viva e investimento strategico: c’è l’aspetto della resilienza climatica e qualità della vita che pone sotto la lente anche benefici misurabili come «la riduzione delle temperature urbane (fino a un grado anche uno e mezzo), il miglioramento della qualità dell’aria, la riduzione malattie cardiovascolari e la mitigazione dei rischi idrogeologici». Come dire: mentre lo scenario dice che nel solo 2025 i danni da eventi climatici in Italia sono «stimati in quasi 12 miliardi di euro», il verde – questa una delle argomentazioni clou – viene presentato come «leva economica oltre che ambientale, capace di ridurre costi futuri, anche sanitari, e generare valore sociale».

Pubblicato il
13 Febbraio 2026

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