Tempo per la lettura: 6 minuti
IL DOSSIER

Non di soli ombrelloni, il futuro dell’Elba è nella “Zes Unica”

Confindustria cuce un fronte di alleanze fra Regione, Comuni e categorie

Giovanni Laviosa, presidente delegazione livornese di Confindustria Toscana Centro e Costa

PORTOFERRAIO (Livorno). Andare «oltre la stagionalità turistica»: è il comandamento che si è data Confindustria Toscana Centro e Costa nel disegnare «una visione di medio-lungo periodo per lo sviluppo economico dell’Isola d’Elba e delle isole minori della Toscana». Al di là della semplice “mietitura” di quanto offrono mare, baie e clima ma anche  immaginando di «scongiurare la de-industrializzazione» e semmai puntando a «valorizzare la loro storica vocazione industriale legata al mare e alla manifattura».

“Sviluppo industriale e rilancio economico dell’isola d’Elba e delle isole minori toscane”: così si intitola il documento che è stato messo sulla rampa di lancio con la presentazione in calendario a Portoferraio. Probabilmente sbaglierebbe mira chi lo interpretasse unicamente come il solito ritornello da convegno: una sfilza di “occorre bisogna necessita” che, come insegnavano i vecchi sindacalisti, sono il prezzemolo da usare quando non si sa come fare ad aprire una prospettiva. Una bella lista dei sogni in cui ciascuno metta un “più uno”.

Il dossier mette in fila alcune «proposte di interventi concreti». Tutto attorno a una idea-guida: la revisione della “carta di aiuti di Stato” in nome di una “zona economica speciale” (Zes) unica con risorse dedicate. Questa della “Zes” è una sottolineatura al centro dell’architettura del dossier: un aspetto che, non è un caso, è stato messo in evidenza (“Confindustria chiede l’estensione della Zes Unica”) anche da “T24”, il quotidiano economico online toscano di area confindustriale.

Lapo Paroncelli all’assemblea della Confindustria Toscana Centro e Costa a Firenze

La spiega così Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa: «Riconoscere i reali costi dell’insularità, soprattutto quelli occulti fatti di infrastrutture inefficienti e di regole inadeguate che rappresentano le zavorre alla capacità competitiva, significa mettere le nostre imprese nelle condizioni di investire, innovare e crescere, affiancando alla straordinaria vocazione turistica strumenti idonei e politiche industriali mirate, come la Zes (Zona Economica Speciale) Unica, istituita dal governo nel 2024 per il Mezzogiorno. Le piccole isole rappresentano un contesto unico in cui le sfide dell’insularità si intrecciano con opportunità di sviluppo sostenibile, innovazione e coesione sociale».

E se a livello nazionale l’estensione piena della “Zes Unica” non fosse ritenuta percorribile nell’immediato? Il presidente della delegazione degli industriali livornesi, Giovanni Laviosa, ha in serbo una carta da giocare «per completare il disegno e mettere le nostre imprese in grado di competere». Ecco coda dice: «La nostra proposta – afferma – è quella di attivare in tempi rapidi uno strumento dedicato di pari efficacia per la compensazione dello svantaggio insulare: un pacchetto di credito d’imposta agli investimenti, semplificazione autorizzativa e sostegno ai costi di trasporto e di connettività energetica calibrato sulle specificità delle isole minori del Centro-Nord».

Più nel dettaglio. Da un lato, ecco cosa si propone a livello regionale:

  • piano regionale di sviluppo industriale per le isole minori (nautica, portualità, manifattura avanzata, logistica sostenibile);
  • incentivi specifici per imprese industriali ma anche start-up e piccole medie imprese innovative localizzate sull’Elba;
  • quota mirata di fondi “Fesr” 2021–2027 per progetti industriali innovativi e sostenibili in area insulare;
  • Percorsi “Fse+” per giovani disoccupati e riqualificazione, costruiti con le imprese sulle competenze tecniche richieste;
  • verifica di modificabilità della “Carta degli aiuti 2022-2027” e impostazione della programmazione post-2027 per includere l’Arcipelago tra le aree assistite;
  • investimenti su trasporti e logistica (anche digitalizzazione e servizi merci) per ridurre i costi strutturali dell’insularità;
  • prosecuzione programma di lavoro della commissione istituzionale per la ripresa economico-sociale della Toscana costiera.

Questi invece i temi da sollevare guardando al livello nazionale:

  • introduzione di un “Fattore Insulare Industriale” con premialità nelle misure nazionali di incentivo;
  • estensione della “Zes” alle isole minori con condizioni che rendano effettivo l’accesso al credito d’imposta;
  • strumento dedicato analogo alla “Zes Unica” per la compensazione dello svantaggio insulare — un pacchetto di credito d’imposta agli investimenti, semplificazione autorizzativa e sostegno ai costi di trasporto e di connettività energetica — calibrato sulle specificità delle isole minori del Centro-Nord;
  • credito agevolato e fiscalità di vantaggio per piccole medie imprese che sviluppano filiere coerenti con il territorio (priorità a nautica e manifattura avanzata);
  • snellimento autorizzativo e sportello unico digitale dedicato, con accordi pubblico-privati per infrastrutture energetiche e di trasporto sostenibile.

Vale la pena di mettere l’accento anche su un altro fatto. L’appuntamento ha messo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore ed imprese, segnala la nota ufficiale. Il quotidiano livornese “Il Tirreno” va più in là e segnala che l’adesione all’impostazione confindustriale è arrivata «da sei Comuni su sette (Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Marina di Campo, Porto Azzurro, Portoferraio)» senza contare che il fronte delle categorie economiche è allargati alle principali associazioni regionali e locali (Associazione Albergatori Isola d’Elba, Assocom Elba, Cna Elba, Confesercenti Elba, Federalberghi Confcommercio Elba, Federalberghi Isole Minori e Na.Vi.Go scarl).

Non basta: occorre tener presente che Confindustria ha fatto scendere in campo il proprio numero uno sia dell’intero territorio Toscana Centro e Costa (Lapo Baroncelli) sia della delegazione livornese in tale ambito (Giovanni Laviosa) ma anche il consigliere delegato Corrado Neri e i vertici della sezione confindustriale cantieristica e nautica con il presidente  Simone Morganti e il vicepresidente Giacomo Buzzoni. Si aggiunga che la Regione Toscana ha schierato l’assessora Alessandra Nardini (istruzione formazione università) e il sottosegretario Bernard Dika, braccio destro del “governatore” Giani, in tandem col direttore dell’Irpet, Nicola Sciclone. L’elenco è ancora lunghissimo. A mo’ di esempio, citiamo: Tiziano Nocentini, sindaco di Portoferraio; Enrico Sanna, Fondazione Sanlorenzo e Gian Piera Usai, Ancim, e Alessandro Gentini, Federalberghi Isole Minori.

Un punto fondamentale dell’analisi del report confindustriale riguarda il fatto che, a dispetto della riforma del titolo quinto della Costituzione che all’articolo 119 indica la volontà di rimuovere gli svantaggi dell’insularità, in realtà l’economia dell’isola toscana soffra di «una marcata mono-vocazione turistica stagionale e di una progressiva contrazione dell’industria». Parlano le percentuali: le attività di alloggio e ristorazione rappresentano «il 22% del tessuto imprenditoriale locale» mentre, secondo quanto viene precisato, il settore manifatturiero «incide soltanto per il 4,0%». Con un dato impietoso che indica la tendenza degli ultimi undici anni: le imprese manifatturiere elbane si sono rattrappire del 24,3% e ora dànno lavoro «solo al 4,2% degli addetti isolani, rispetto a una media del 10,3% nelle isole maggiori italiane».

Eppure non sarebbe così: l’isola – tiene a mettere in evidenza lo studio di Confindustria Toscana Centro e Costa – possiede «potenzialità nel comparto della cantieristica nautica, della portualità e del turismo nautico, che sarebbero leve strategiche fondamentali per destagionalizzare i flussi e generare occupazione qualificata tutto l’anno». In tal modo si recupererebbe «quella storica cultura produttiva dell’isola in chiave innovativa e sostenibile».

Quali sono i punti critici che pesano di più? C’è un tris di “macigni” che lo studio di Confindustria Toscana Centro e Costa mette in risalto.

Per il primo vedi alla voce: svantaggio logistico e continuità territoriale marittima ed aerea. Da tradurre così: i costi dei trasporti e la mancanza di manodopera specializzata gravano pesantemente sulla competitività delle aziende (basti dire che i costi del trasporto marittimo hanno registrato «un aumento del 7,6% ad agosto 2026 rispetto all’anno precedente, aggravati dall’introduzione del sistema Eu Ets»)

Un secondo guaio sta nella “Zls”, la zona logistica semplificata. La mancata classificazione dei comuni elbani come zone svantaggiate – viene evidenziato – preclude alle imprese l’accesso al credito d’imposta sugli investimenti. In concreto: le imprese che investono sull’isola beneficiano sì delle semplificazioni burocratiche ma «sono escluse dal credito d’imposta».

Un terzo intoppo lo troviamo in quella che viene definita l’«emergenza demografica e giovanile»: da un lato, la popolazione residente tra i 25 e i 39 anni è «in costante calo»; dall’altro, i cosiddetti giovani “né né” (neet), cioè i ragazzi in età 15-24 anni  che né studiano né lavorano e neppure sono in fase di formazione sono «al 15,6% contro una media regionale dell’11,5%».

L’ultima sottolineatura la spendiamo con le parole di Laviosa sull’integrazione tra risorse regionali, filiere strategiche e supporto nazionale: «Serve un’azione coordinata su più livelli per valorizzare le vocazioni industriali dell’isola, a partire da settori chiave come la cantieristica nautica, la portualità e la logistica. Come abbiamo evidenziato nel nostro documento, a livello regionale occorre strutturare un piano di sviluppo industriale insulare alimentato dai fondi europei, destinando risorse mirate anche alla formazione tecnica e alla qualificazione dei nostri giovani.  A questo proposito, rivolgo un sincero apprezzamento all’iniziativa annunciata dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, per una legge speciale dedicata all’Isola d’Elba e all’Arcipelago Toscano».

Pubblicato il
30 Settembre 2026
di BOB CREMONESI

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio