Porti d’Italia, quel tris di problemi che rischiano di creare guai
Assiterminal: positiva la strategia unitaria, ma occhio all’effetto boomerang

Assiterminal da sinistra direttore Alessandro Ferrari e presidente Tomaso Cognolato
GENOVA. Ben venga l’idea che sta dietro la riforma della portualità adesso sotto i riflettori: è un aspetto positivo «l’obiettivo di dotare l’Italia di una strategia unitaria e competitiva per lo sviluppo del sistema portuale nazionale». Attenzione, però, a non combinare pasticci pur di portare a casa una riforma purchessìa. A dirlo è il consiglio direttivo di Assiterminal, organizzazione di categoria che raggruppa 120 aziende del settore, tornando a mettere l’accento sul fatto che all’interno di un giudizio globale di segno positivo c’è però l’esoigenza di mettere a fuoco alcuni correttivi rispetto all’andamento dell’iter parlamentare.
Soprattutto tre le principali criticità sulle quali Assiterminal ritiene necessario richiamare l’attenzione, «stante l’attuale dibattito parlamentare e l’analisi degli emendamenti in corso»:
- Ruolo delle Autorità di Sistema Portuale e attrattività degli investimenti privati;
- Chiarezza dei ruoli tra soggetto concedente e concessionario;
- Certezza del diritto e rapporti pregressi.
Ad esempio, riguardo al primo aspetto, l’organizzazione di categoria rileva che nell’attuale formulazione del testo le concessioni portuali «continuerebbero formalmente a essere rilasciate dalle Autorità di Sistema Portuale». Tuttavia, nel caso in cui la società centralizzata Porti d’Italia avesse il compito di realizzare anche “opere calde” (cosa che rischierebbe di sostituire in parte l’attuale funzione del mercato), l’individuazione del soggetto chiamato a gestire il terminal – si afferma – sarebbe nella sostanza «nella competenza di Porti d’Italia, considerato che la gestione rappresenterebbe lo strumento attraverso il quale remunerare gli investimenti effettuati per la realizzazione delle opere».
Cosa rimarrebbe nelle mani delle Autorità di Sistema? «La funzione meramente formale di natura demaniale», dice Assiterminal. Con un problemino: si tratta di una impostazione che richiama, «pur in un contesto differente e senza la presenza di Porti d’Italia», quel che già si è sperimentato per alcune opere in fase di realizzazione, presentando «le relative problematiche di carattere giuridico tutt’ora irrisolte». Senza contare che il meccanismo di remunerazione delle opere attraverso le “tariffe” del terminal non farebbe altro che scaricarne «sostanzialmente l’onere sul cliente marittimo». Risultato: c’è il rischio di fare autogol («tale assetto potrebbe incidere negativamente sull’attrattività degli investimenti privati nel sistema portuale»).
L’organizzazione di categoria mette l’accento anche su un secondo aspetto che ha a che fare con la chiarezza dei ruoli tra chi concede le aree e chi le riceve in concessione. Occhi puntati sul fatto che il testo permette alla società pubblica centralizzata Porti d’Italia di «dare in concessione i lavori che sono oggetto della concessione di cui essa stessa è affidataria». Con un effetto singolare che concentra nelle stesse mani «la qualifica di concessionario (di un servizio di interesse economico generale) e di concedente relativamente allo stesso identico oggetto». A giudizio di Assiterminal è un elemento che «presta il fianco a potenziali criticità sotto il profilo del diritto europeo anche in virtù di una sovrapposizione con l’autorità di sistema portuale (la cui disciplina sarebbe “rinviata” ad una eventuale convenzione di coordinamento) che rischia di generare incertezza sul piano della governance e delle rispettive responsabilità».
Esiste poi qualcosa che secondo Assiterminal è poco convincente riguardo ad alcune disposizioni che «hanno un’applicazione retroattiva relativamente a concessioni e rapporti già in essere»: andrebbero semplicemente cancellate, lo chiedono anche vari emendamenti. Se non lo si facesse, si rischierebbe un altro boomerang: forte incertezza del diritto e, dunque, «conseguente disincentivo agli investimenti». Assiterminal indica esplicitamente anche soluzioni di compromesso, «al momento accantonate», che potrebbero garantire un qualche rimedio alla situazione.











