Il doppio paradosso della plastica differenziata ma snobbata
«Serve la “plastic tax”, petizione perché non arrivi l’ennesimo rinvio»

La presentazione del Manifesto degli artisti per il mare
ROMA. Se l’inquinamento da plastica «non è solo un problema ambientale ed economico, ma tocca in primis la salute di tutti noi», la contromisura più utile è «soprattutto produrne di meno». A giudizio di Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy «tra gli strumenti che ne limiterebbero la produzione c’è la “Plastic Tax”». Eppure – si sottolinea – «dal 2020 ad oggi sono ben otto i rinvii che ne hanno ostacolato l’entrata in vigore, attualmente fissata al 1° gennaio 2027». Per dare l’altolà alla scappatoia dell’ennesimo rinvio, Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy lanciano una petizione nazionale per chiedere al governo e al Parlamento di garantire che diventi esecutiva, primo firmatario Michelangelo Pistoletto, maestro dell’arte povera, tra i fondatori del “Manifesto degli artisti per il mare”.
La “Plastic Tax” – viene evidenziato – è una tassa sulla plastica monouso prodotta con polimeri vergini (non riciclati), utilizzati per realizzare imballaggi e oggetti usa e getta, come bicchieri e stoviglie. Si applica a produttori, importatori e committenti, senza colpire i consumatori: mira a rendere meno conveniente la plastica vergine e più vantaggiosa quella riciclata, che oggi costa di più.
Primo paradosso: dal 2021 si paga una “Plastic Tax” europea, versando 800 euro per ogni tonnellata di imballaggi in plastica non riciclati all’Unione europea. Costo: «Circa un miliardo di euro l’anno a carico del bilancio dello Stato, quindi di noi cittadini». Ma, in mancanza di una “Plastic Tax” nazionale, le imprese non si sentono costrette a ridurre l’uso di plastica vergine e a investire nel riciclo». Anche su questa criticità si concentra l’appello di Marevivo e Zero Waste Italy: affiancare agli strumenti europei una misura nazionale. Lo hanno «già fatto Regno Unito, Spagna e a breve farà la Germania: significa allinearsi alle migliori pratiche europee e dare valore a una filiera, quella del riciclo, che è già tra le più avanzate del continente».
Secondo paradosso: la plastica differenziata fatica a trovare acquirenti e si accumula in massa nei depositi, aumentando il rischio di incendi, danni ambientali e sanitari.
Un esempio emblematico è il rogo divampato nel giugno scorso in uno stabilimento di recupero e riciclaggio di rifiuti plastici a Vicopisano (Pisa): ha originato una nube tossica visibile a chilometri di distanza. Proprio a Vicopisano è stata presentata la petizione di Marevivo e Zero Waste Italy in anteprima sabato 17 ottobre: interlocutori sono i cittadini, le associazioni, le imprese, tutti «chiamati a sostenere un’istanza che cerca di coniugare tutela ambientale, salute pubblica ed economia circolare».
«La “Plastic Tax” è uno strumento utile per ridurre la diffusione di questo materiale inquinante, rendendo più conveniente il riciclo per le aziende e producendo come effetto positivo quello di tutelare il mare, la biodiversità e, soprattutto, la nostra salute». Lo sottolinea Raffaella Giugni, segretario generale di Marevivo: «La plastica si diffonde in modo pervasivo nel nostro mare, dove i pescatori tirano su più plastica che pesci, ma quella che vediamo in superficie è solo la punta dell’iceberg».
Queste le parole di Michelangelo Pistoletto affidate alle due organizzazioni ecologiste: «Tutti noi siamo responsabili di ciò che la natura sta subendo: occorre eliminare il superfluo per ripristinare un equilibrio tra natura e artificio. Nel ’67 ho realizzato la “Venere degli stracci”, proprio come simbolo dell’iperconsumismo». Aggiungendo poi: «Dobbiamo diffondere maggiore consapevolezza, prendendo come esempio il mare dove nascono isole e continenti di plastica, che è nociva per gli animali che la mangiano e per noi uomini che la respiriamo sotto forma di microparticelle. Siamo diventati insaziabili di inutilità, mentre l’arte può aiutarci a tornare a ciò che è utile ed essenziale».
Le due realtà ambientaliste rendono noto che, stando alle stime riportate nella petizione (che «mira a innescare un circolo virtuoso orientando le scelte industriali e favorendo l’impiego di plastica riciclata»), ogni anno circa 229mila tonnellate di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo. Stiamo parlando di un fenomeno che compromette gli ecosistemi marini e contribuisce alla diffusione di particelle plastiche nell’ambiente («e, di conseguenza, nella catena alimentare»).
Basti dire che recenti studi scientifici hanno documentato «la presenza di microplastiche nei campioni di sangue umano, nei tessuti cerebrali, nella placenta, nel latte materno, nelle arterie e nel liquido seminale e, sempre di più, emergono possibili connessioni con ictus, infertilità e alterazioni neurologiche». Ne emerge che ridurre la produzione e la dispersione di plastica significa «agire alla radice del problema, limitando il suo impatto su ecosistemi e persone», come viene sottolineato.
Così il commento di Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy: «In estate Zero Waste Italy ha scritto al ministero dell’ambiente una lettera preoccupata per la catena di incendi che ha percorso molte piattaforme di riciclo, così come per la diffusa sospensione delle raccolte differenziate del multimateriale. Far sì che la “Plastic Tax”, per anni rinviata, entri in vigore non solo contribuirebbe a garantire il mercato del riciclo, ma aiuterebbe anche a decongestionare gli impianti e a ridurre molti imballaggi ad oggi difficilmente riciclabili».











