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Sul perché mai dire mai

LIVORNO – Fatta la terna per la prossima presidenza dell’Autorità portuale, adesso bisogna arrivare – parafrasando Camillo Benso conte di Cavour – a fare il presidente. E al momento, è qui che s’annoda il problema.
[hidepost]Perché è sempre più evidente che il gioco si stia facendo duro, ma duro davvero. Della serie: se qualche tempo fa sembrava scontato uno schieramento unanime della maggioranza politica PD e del cluster marittimo sul nome dell’ex presidente di Piombino Luciano Guerrieri – nome “secco” fatto dalla Camera di Commercio – la designazione del Comune “pentastellato” di Nicoletta Batini ha innescato una terrificata retromarcia della Provincia, che puntava anch’essa su Guerrieri. Voci da Roma e da Firenze – solo gossip o peggio disinformazia? – avrebbero avvertito che contro il brillante curriculum della Batini occorre un curriculum ancora più brillante e specifico e quello di Guerrieri non sarebbe sufficiente. Da qui la virata di 180 gradi della Provincia che all’iniziale scelta su Guerrieri (e con Gallanti come riconoscimento di “onore delle armi”) ha ripiegato sulla candidatura unica di Gallanti. Sul piano dei curricula, non c’è dubbio che quello di Gallanti vale altrettanto se non più di quello della Batini. Sul piano dell’età invece non c’è scozzo: ma – si dice in giro – se ci siamo permessi un presidente della Repubblica novantenne eccetera, il “giovanilismo” non è di per se obbligatorio. Convincente? Vedete voi.
Comunque sia, ora la terna c’è e il ministro ha tempo fino a maggio – considerando anche il normale allungamento di 45 giorni del mandato di Gallanti dopo la scadenza – per decidere con chi commissariare l’Authority livornese. Le incognite non mancano comunque: il pressing continua, ma il vero interrogativo è su quanto il ministro Lupi riuscirà a difendere le proprie scelte (si dice in stretta sintonia con il premier Renzi) e specialmente se riuscirà lui stesso a restare in sella, a sua volta sotto tiro di una Debora Serracchiani che aspirerebbe al suo posto e non gli perdona di non aver “cacciato” dalla poltrona di Trieste Marina Monassi, la sua (della Serracchiani) ossessione.
Tra le tante ipotesi che circolano – e che vanno prese con le pinze: come i troppi nomi fasulli che il tritacarne delle cronache ha sparato nei giorni scorsi per le terne – c’è anche quella di una staffetta concordata a livello di PD regionale: Gallanti commissario fino a quando non ci sarà la riforma dei porti (ovvero, ad Calendas…?) poi giochi riaperti e scozzo con Guerrieri, se quest’ultimo avrà nel frattempo baciato la pantofola di Renzi, cosa che ad oggi non sembra abbia fatto a sufficienza.
E Nicoletta Batini? Il suo ottimo curriculum da economista (non marittima e non portuale: ma è un dettaglio ininfluente?) sarebbe stato “sporcato”, politicamente parlando, all’essere candidata dei “Cinque Stelle”: cioè un’eresia politica per una città e un porto che ancora sanguinano per la storica cacciata dal potere. Lei sta cercando di smarcarsi, con dichiarazioni che prendono le distanze dai “grillini” quando sparano contro il piano regolatore del porto e la piattaforma Europa. Qualche elemento di incoerenza sembra esserci, ma non solo da questa parte. E poi in politica, mai dire mai.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
14 Febbraio 2015

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