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La “riforma” finalmente parte (riformata ancora una volta)

Confermato l’iter dentro la delega Madia per accelerare i tempi – Saltano gli accorpamenti tra La Spezia e Genova e tra Livorno e Civitavecchia – Le norme sulle vasche di colmata

ROMA – E alla fine, arrivò il venerdì “buono” per la riforma portuale. Quello di ieri, se le premesse che circolavano alla vigilia saranno state mantenute. Come avevamo riferito nel nostro ultimo numero, da due venerdì (19 e 26 giugno) il consiglio dei ministri aveva all’ordine del giorno la riforma dei porti.
[hidepost]Ieri infine il premier Renzi ha dato l’ok al ministro Delrio – sulla base di un incontro tra i due che si è svolto martedì scorso – e sembra (eravamo in stampa) che il treno finalmente sia partito.
Intanto c’è un dato di fatto: l’iter della riforma dei porti sembra stia imboccando la strada della riforma della pubblica amministrazione (ministro Madia) come riferito nella ultima commissione affari costituzionali. L’abbiamo anticipato (neretto) nell’ultimo numero del giornale riferendo dell’emendamento di Ernesto Carbone, che oltre a parlare della “governance” dei porti – e vi si ribadisce, a quanto pare, che le nomine delle presidenze spetteranno al governo centrale ed anche la pianificazione degli investimenti infrastrutturali saranno pilotati da Roma in un’ottica di chiuderla con i fondi a pioggia sui “potentati” politici – delinea anche l’ennesima proposta di accorpamento delle Authority.
Tutto da verificare, sul piano ufficiale. Ma su quello ufficioso, le notizie sarebbero che i 14 distretti non saranno 14 ma torneranno a crescere. Come conseguenza del fatto che La Spezia ha vinto la sua battaglia di non essere “accorpata” con Genova, e lo sarà invece con Marina di Carrara, con un ben diverso ruolo e prospettiva. Di seguito, è saltato anche l’accorpamento (davvero avrebbe creato un icocervo, o se si vuole un aborto) tra Livorno e Civitavecchia, mentre rimarrebbe valido quello tra Livorno e Piombino. Anche Civitavecchia, come La Spezia, manterrebbe la sua autonomia, giustificata dal “sistemino” che già ha creato, in particolare con Fiumicino. Rimane il rebus dell’accorpamento tra Gioia Tauro e Messina, ma a questo punto l‘intero sistema dei 14 distretti si sta sgretolando. E in Adriatico era già stato annunciato che Ancona e Ravenna faranno per conto loro rispetto alla primitiva ipotesi di fonderli con Venezia e Trieste. Su Trieste infine Debora Serracchiani sta mettendoci del suo – che è tanto – per non farne una succursale di Venezia. E avanti così, ancora una volta ciascuno alla caccia del proprio posto al sole.
Accorpamenti a parte, nell’incontro di ieri sarebbe stato anche delineato un nuovo regime delle “vasche di colmata” per i dragaggi portuali, con un notevole alleggerimento delle troppe, complesse (e assurde) normative italiane. Ci si riallaccerebbe alle norme che sono in vigore dei porti del Nord Europa. Che qualcosa davvero stia marciando nel senso giusto anche per noi?
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
4 Luglio 2015

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