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Riforma come il coro dell’Aida

ROMA – Davvero, più che un’esortazione o un invito, sembra un grido di dolore. Quello di coloro che i critici accusano di difendere posizioni di privilegio o di monopolio.

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E che sia a livello nazionale che europeo hanno sempre giustificato il “niet” ad ogni concorrenza con la necessità di garantire professionalità ed effcienza dove si gioca con la vita umana. In realtà è semplicistico pensare che ci possa improvvisare piloti portuali, oppure gestori di rimorchiatori, oppure ancora agenti marittimi. Da qui la richiesta che sia sempre lo Stato centrale a dettare norme tutte uguali per queste categorie di specialisti, in modo da non rischiare che nell’eventuale cessione di poteri di controllo e di regolamentazione alle Regioni, cascina faccia di testa propria generando enormi pasticci o peggio.

Nel documento che riportiamo qui sopra, si vede abbastanza curiosamente che associazioni con interessi spesso del tutto opposti – armatori e rimorchiatoristi per esempio – hanno firmato fianco a fianco sull’esigenza di “presenza delle autorità centrali in materia di controllo e disciplina dei servizi tecnico-nautici”. Non solo: tutti d’accordo anche sull’urgenza di modificare l’art. 14 della legge 84/94 nell’ambito della tante volte annunciata e mai fatta riforma. Il problema a questo punto sembra essere proprio la capacità del governo di arrivare a farla, questa riforma della riforma portuale. E con Tremonti che monta alla guardia contro ogni brandello di autonomia fiscale dei porti, la Riforma ormai assomiglia al refrain del coro dell’Aida: dove tutti cantano “Partiam, si partiam!” ma nessuno si schioda dal palco.

A.F

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Pubblicato il
21 Luglio 2010
Ultima modifica
24 Settembre 2010 - ora: 10:02

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