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Darsena Europa vorrei ma non posso?

ROMA – Difficile illudersi che in poche settimane un ministro possa dare le linee programmatiche di sviluppo della riforma dei porti lasciata a metà dal precedente governo tutto nuovo. Diciamocelo: impossibile. Però qualche considerazione ci sembra lecita. Proviamoci.

Viene da chiedersi, per cominciare, perché a ogni stormir di fronda si rimetta in gioco il progetto Darsena Europa. Il governatore Rossi ha espresso la sua preoccupazione, che ovviamente facciamo nostra. Da parte sua il sindaco Nogarin, che del ministro si è detto più volte amico, ha però ribadito che la versione “light” va bene, anche se il Comune vuole – e dovrà – metter bocca sul waterfront. Un chiarimento? Speriamo che l’ormai imminente agosto non ci lasci con il dubbio. Corsini ha ribadito due giorni fa in fortezza vecchia che sta per partire la gara per i sondaggi geo-chimici propedeutici al progetto. Dunque si va avanti: almeno, si spera. Nel frattempo da Lorenzini è arrivata un’altra maxi Msc con oltre 1800 Teu. Non siamo più ai margini.

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Altro tema: l’interporto Vespucci di Guasticce. Come abbiamo scritto di recente, appena sarà completato l’iter della privatizzazione della Porto 2000 – firma del contratto, eventuali ricorsi entro 30 giorni e solita stramaledetta lentezza delle normative – saranno disponibili i circa 10 milioni che l’AdSP dovrebbe utilizzare per l’aumento di capitale nel Vespucci. Solo che è nato lo sbarramento – portato in comitato di gestione – dal Comune tramite Batini – secondo il quale l’interporto è una specie di Ircocervo, non si sa bene se ente di diritto pubblico o privato, e comunque società immobiliare, quindi fuori portata per legge dall’AdSP. Corsini sostiene che il Comune non ha letto il nuovo statuto, approvato proprio per superare queste possibili osservazioni. Nell’attesa, stiamo a girarci i pollici e a fare gli scongiuri?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
21 Luglio 2018

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