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Le regole e gli accessi sui convegni

ROMA – Dicono che ci siano state circolari e circolari per chiarire, ribadire, sollecitare. Di fatto, tra le nuove regole che hanno “inchiodato” le Autorità Portuali a metodi comportamentali risparmiosi – o comunque tesi al risparmio – ci sono quelle, subito contestate, dei convegni e dei workshop.

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Che evidentemente sono considerati dal governo poco più che perdite di tempo, inutilmente costose: tanto che il “dicktat” è di non farli in orario di lavoro, non farli in giorni di lavoro, non farli con il personale in orario di lavoro. Insomma: se proprio li volete fare, dice il governo, “a gratis e fora da i’ ball” come specifica Bossi per i migranti.

Il caso è emerso proprio nei giorni scorsi in più porti italiani. Ne siamo venuti a conoscenza proprio a Piombino, in occasione del workshop sul mercato dei servizi (vedi su queste stesse pagine): ma a lamentarsi sono in molti, dall’Alpi alle Piramidi, al Manzanarre al Reno. Ovvero: quella della promozione dei servizi, della chiarificazione delle norme, della valorizzazione delle proprie vocazioni non era (e rimane) secondo la legge 84/94 uno dei principali compiti delle Autorità Portuali? Alle quali è preclusa giustamente la gestione dei porti, dovendosi dedicare in via esclusiva alla programmazione della crescita e dello sviluppo? Ma come si programma e si razionalizza, senza poter fare confronti, discuterne con i protagonisti e gli esperti, mettere in cantiere studi e dibattiti?

Che il governo di Tremonti e Brunetta voglia tagliare gli sprechi è certamente lodevole. E che nell’ambito delle Autorità Portuali di sprechi ce ne siano stati e ce ne siano è cosa nota. Però la strada maestra non sembrerebbe essere tarpare ogni attività delle Autorità anche nei campi sui quali la legge consente loro di operare: semmai sarebbe quella di tagliare il numero abnorme delle stesse Autorità, concentrarle, portare avanti veri sistemi, limare certe indennità presidenziali che francamente sembrano eccessive anche in rapporto ad altre cariche. Ma su questi temi il governo sembra sordo e muto. Con Cicerone, verrebbe da chiedersi: Usque tandem, Catilina?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
2 Aprile 2011

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