Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Tronchi e fango in mare dai fiumi

Tra i pericoli di questi passaggi giorni di burrasca sulle coste italiane, ci sono i numerosi rifiuti portati in mare dai fiumi e dalle esondazioni, che costituiscono un reale pericolo, e non solo per la navigazione delle barchette. Ecco la nota sul web di Paolo Attili da Portoferraio (isola d’Elba).

✍️ ✍️

E va bene, ci sono gli avvisi ai naviganti emessi dalle Capitanerie, sia sulle bacheche che per internet.

Ma mi chiedo, e con me tanti amici, se non sia un po’ troppo lavarsene le mani di fronte a un pericolo reale: tronchi d’albero anche di qualche quintale che appena affiorano, cespugli semisommersi, per non parlare addirittura di bidoni della spazzatura urbana, bombole ed altro.

Il nostro mare da giorni è giallo di fango e questi pericoli possono essere mortali.

Perché non si sbarrano con robuste reti le foci dei corsi d’acqua quando arrivano le burrasche?

[hidepost]

*

🗣️ 🗣️

Proviamo a rispondere dalla fine: sbarrare i corsi d’acqua con reti o panne galleggianti che almeno frenino i relitti più grossi e pericolosi.

Non è un’idea nuova, qualche volta ha anche funzionato: ma richiederebbe un impegno di chi gestisce i territori che a quanto pare non rientra tra le priorità. Anzi, se tutto finisce in mare, i corsi d’acqua rimangono più “puliti”.

Un modo distorto di vedere le cose. E anche uno scarico di responsabilità perché una volta in mare, questi pericolosi relitti non si può dimostrare dove vengano con certezza.

Rimedi? Oggi come oggi, si riesce a fare poco o niente.

Anni fa il Ministero dell’Ambiente aveva finanziato la costruzione di qualche decina di barche speciali, destinate ai parchi e alle aree marine protette: erano dotate di speciali rastrelli abbassabili a prua, per raccogliere le aumenta galleggiante e scaricarla a bordo in appositi contenitori.

Ma è stato un flop completo – peraltro a caro prezzo – perché sarebbero occorsi equipaggi patentati,  contributi in carburante, manutenzione e scarico dei rifiuti.

Queste povere baracche – se ne occupò a suo tempo anche il Gabibbo – stanno marcendo abbandonate in molti porti.

Dove, almeno all’interno dei bacini, operano società specializzate ma non adatte né competenti a spingersi in alto mare.

[/hidepost]

Pubblicato il
15 Novembre 2023
Ultima modifica
16 Novembre 2023 - ora: 13:23

Potrebbe interessarti

Calci agli zoppi (e alla Zim)

“Agli zoppi, calci negli stinchi!”. L’ironica e amara battuta è tutta livornese: e ci è tornata in mente nel leggere il compendio statistico dell’Avvisatore Marittimo sui traffici portuali 2025, con il relativo richiamo del...

Leggi ancora

Navi monster, porti nani

Come sempre, le recenti considerazioni del maritime consultant Angelo Roma, nostro importante collaboratore, sul gigantismo navale nel settore dei teu innescano per ricaduta altre considerazioni: quelle sulle strutture della logistica teu, a cominciare dai...

Leggi ancora

Pensieri oziosi sulla Riforma

Scritte a caldo, anzi sul bruciore derivato dalle prime anticipazioni, arrivano a raffica le fucilate sulla riforma dei porti: ovvero l’attesa, auspicata riforma della riforma riformata. Siamo al terzo passaggio e questa volta non...

Leggi ancora

Rigassificatori e logica

Prendiamola larga per un attimo: da Eraclito a Zenone, fino ad Aristotele, la logica è quella dottrina che chiarisce i meccanismi consequenziali. Se mi avete seguito nello sproloquio, converrete con me che il recente...

Leggi ancora

Quando il saggio saggia

Ci sono a volte, nel comportamento delle persone, scelte difficili da fare: ma una volta fatte, non è difficile spiegarle. È il caso, per la nostra realtà livornese, delle dimissioni del maritime consultant Angelo...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio