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Affondare invece che demolire?

Nella foto: C’è anche chi si diverte così.

ROMA – Affondare volontariamente un’imbarcazione, o anche un semplice natante, per liberarsene o per riscuotere l’assicurazione è un doppio reato: ambientale in un caso, ambientale e di troica nel secondo. Eppure accade. Qualche tempo fa sono stati rinviati a giudizio dal Gip di Savona, per il reato di naufragio o sommersione, il titolare di un cantiere nautico ed un diportista, per aver volontariamente affondato un’imbarcazione da diporto. L’unità avente una lunghezza di circa nove metri, per lo stato d’uso e la vetustà, era destinata alla demolizione per il successivo smaltimento come rifiuto speciale.

L’attività di polizia giudiziaria svolta dal personale della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Savona era partita in seguito ad una segnalazione di un passante che aveva avvistato, nel tratto di mare di Albisola, uno scafo semisommerso. Ma non si tratta dell’unico episodio, tanto che sono tate diramate di recente altre segnalazioni. 

Alla base di tutto la constatazione che gli scafi in vetroresina sono da considerare appunto rifiuti speciali, che richiedono un (costoso) smaltimento.

Pubblicato il
29 Novembre 2023
Ultima modifica
2 Dicembre 2023 - ora: 19:42

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